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Forte, anzi no fortissimo

Questo articolo è pubblicato sul numero 17 di Vanity Fair in edicola fino al 27 aprile 2021

Le autostrade americane si chiamano highways. Quelle di Laura si chiamano tutte A10. E anche se l’uscita indica Hollywood, Pausini legge Sanremo. «È come un sogno ricorrente. Quando succede qualcosa di importante, così come quando passo per la Liguria, la memoria va sempre a quel Festival e a quell’anno che hanno cambiato la mia vita». Puoi togliere una ragazza dall’Ariston ma non l’Ariston da una ragazza.

Anche se è candidata al riconoscimento più importante del mondo. Anche se tra qualche giorno, tra le mani, potrà stringere il premio dei premi. Comunque vada, dovunque vada, lei torna sempre lì.

Io le parlo di Hollywood e lei pensa a Sanremo…
«Per forza, quello è il momento dove tutto è cambiato. E avrò per sempre un sentimento ambivalente a riguardo. Felicità, perché sarò sempre riconoscente per quello che è accaduto. E ansia, perché da quel momento la vita ha chiesto sempre il massimo da me. E andare a Hollywood non fa altro che amplificare ancora di più l’ansia:
voglio dare il massimo nell’esibizione all’Academy. Sento di doverlo a me, alla mia storia, al mio Paese, alle persone che mi sono sempre state vicine».

Ma non sarebbe ora, con tutta la sua esperienza, di abbandonare l’ansia?
«Guardi, all’ultimo Sanremo ero così emozionata che ho praticamente perso la saliva mentre cantavo. Si sbaglia sempre, non esiste rimedio».

È stato un Sanremo molto nuovo e molto giovane. Le è piaciuto?
«Tantissimo. Le proposte musicali erano davvero belle e interessanti. Ci sono tanti artisti che mi piacciono in questo momento. Mi appassiona, per esempio, Madame, il suo modo di scrivere, di interpretare. Così diverso da tutti gli altri. La trovo affascinante. Io amo le cose che sono diverse da me. E diverse da quello che si sente. Anzi, le dirò di più: per attirare la mia attenzione, per conquistarmi davvero, devi essere diverso da come sono io, devi insegnarmi qualcosa che non so».

A proposito di diversità. Nella musica così come in altri ambiti, le diversità corporee e artistiche sono diventate la norma. Che cosa pensa di questa rivoluzione nei generi e nella bellezza?
«Sono cresciuta con altri canoni, canoni più stereotipati. Però devo ammettere che viaggiando, e anche con gli anni che passano, sto iniziando a capire che se provi ad aderire a qualcosa dimenticando chi sei, fai sempre un grande errore. Bisogna educare ed educarsi al coraggio di essere diversi e di non copiare nessuno. Non è facile,
certo. Ma occorre provarci».

Lei ha una figlia di otto anni, Paola. Come si fa a trasmettere questo valore alle nuove generazioni? Oppure è lei, Laura, a imparare da loro?
«Mi fa questa domanda su Paola e mi viene di nuovo da piangere. Mi scusi, è una cosa personale, che può sembrare piccola e irrisoria con tutto quello che sta succedendo e con quello che mi sta accadendo. Per motivi burocratici e di visti, purtroppo Paola non è potuta partire con me per Los Angeles. È la prima volta nella nostra vita insieme che staremo separate per più di due settimane. Saranno anche gli effetti della pandemia, ma ogni separazione da chi amo profondamente oggi mi fa male. Ormai mi conosco: mi aggrappo ai momenti felici per dare  senso a tutto, anche a queste fragilità. Penso, per esempio, alla sera prima di partire. Come ogni giorno, dopo cena, alle 21.30 io e mia figlia Paola abbiamo un rito. Andiamo a letto, ci mettiamo a parlare, ci raccontiamo la cosa più bella e quella più brutta accadute durante la giornata. Poi, quella sera, ci siamo viste un film interattivo, di quelli avventurosi, e abbiamo giocato insieme. La famiglia è felicità. Felicità pura. La famiglia è sempre stata il mio punto fermo nelle vittorie e nelle sconfitte».

Ci sono altre due figure famigliari che sono sempre accanto a lei: sua sorella Silvia e il suo compagno Paolo.
«Mia sorella Silvia lavora insieme a me da sempre. È più piccola di me di due anni e mezzo, è totalmente diversa da me, non ama apparire e sa consolarmi, compito davvero difficile. Gioisce con me. E mi dà la forza quando ho paura di affrontare qualcosa. Paolo è la persona più speciale per me perché mi lascia libera di essere chi sono. Non è invidioso di me, anzi, mi sprona e non vuole mai che io diventi un’altra persona. Sento il suo amore quotidianamente, è un amore pulito e puro che da più di sedici anni mi dà una forza incredibile».

La carriera di un’artista è fatta di alti e bassi, di successi e insuccessi. Dove trova la forza di andare sempre avanti oltre a quella che le dà la famiglia?
«Tanto per iniziare è più facile gestire un insuccesso che un successo. Quando un insuccesso arriva impari che hai sbagliato qualcosa, ma in fondo sai che hai rispettato te stessa. Per me questo conta: essere sincera con me, essere autentica. Spesso invece capitano dei successi che ti mandano fuori strada. E lì che succedono i disastri.
E poi non ho mai sognato di essere famosa. Ed essere famoso è bello, sì, ma complicato, impegnativo. Ti dà energia ma ti toglie molto altro».

Cosa ti salva, cosa ti aiuta veramente quando cadi, quando sbagli, quando le cose non vanno come credi?
«Una cosa soltanto: la musica . Senza la musica io non saprei vivere perché fa parte di me. È la musica che mi ha salvata tante volte. È la musica che non mi farà sentire troppo la mancanza di mia figlia qui a Los Angeles, in un momento così importante per me come artista e come madre. E alla musica devi imparare a essere riconoscente perché la musica non è un premio Oscar ma il premio che mi ha regalato la vita».

Quanta maturità! È frutto degli anni che passano?
«Non penso che con l’età si diventi artisti migliori. Anzi, spesso l’esperienza, la padronanza della tecnica , la routine dei live rischiano di prevaricare sulla tua parte artistica e sulla tua sensibilità. Il problema è sempre lo stesso: avere troppe informazioni. E finire in uno stallo creativo. Diciamo che con gli anni ho imparato a rimanere me stessa ma allo stesso tempo ad aprirmi a tante novità. Sembra una cosa facile, ma non lo è affatto. Però una cosa l’ho capita di sicuro: non posso sacrificare tutto alla carriera, al lavoro. Senza la musica non sono Laura. Ma senza la famiglia non sarei felice. È il dilemma di ogni madre che va risolto senza sensi di colpa e senza deliri di onnipotenza. Diciamo che senza musica non posso vivere. Ma con l’amore faccio una musica pazzesca. Funziona così?».

Certo che funziona. Ma ancora: che musica pazzesca si può fare, ancora, dopo essere stati candidati a un Oscar?
«E che ne so? Io non solo non pensavo all’Oscar. Io nemmeno pensavo ai Golden Globe. La canzone Io sì è arrivata come un dono inaspettato. La musica è un dono inaspettato. Conta lei, devi fare affidamento su di lei. I premi sono importanti ma secondari. La cosa importante è rispettare la musica . Anche in un anno difficile come
quello che abbiamo passato a causa del Covid. È stato, è un momento durissimo, soprattutto per chi lavora nel mio settore».

Le ha fatto paura la pandemia?
«Non solo mi ha fatto paura ma continua a spaventarmi. Mi inquieta l’incertezza di non sapere come andranno le cose. Abbiamo ascoltato così tanti pareri, abbiamo visto così tanti scenari possibili da aver perso il senso dell’orientamento. Anche come madre mi sono sentita impotente, come se non potessi davvero proteggere chi
amo. E questo fa paura, molta paura. Vede, anche il fatto di non poterla incontrare fisicamente per questa intervista cambia tutto e ci consegna a un limbo di affetti e di relazioni. E poi, mi scusi, ma prima di partire ho provato a prendere il fuso di Los Angeles, quindi mi trova un po’ rincoglionita. Spero di aver detto cose sensate fin qui».

Le ha dette, le ha dette. Invece, che cosa di sensato si può suggerire a un giovane musicista oggi?
«Di non pensare mai ai premi e alle copertine. Che poi detto da una che sta andando agli Oscar e che sta posando per questo giornale non sembra molto veritiero. Invece lo П. Pensate solo e soltanto alla musica . Concentratevi sulla vostra passione. Questo П il vero obiettivo. Quando hai organizzato tutto, quando pensi di avere tutto perfetto intorno a te, allora perdi la vera essenza di questo mestiere. Non scambiate mai il portafogli con la musica perchО П la musica la misura di tutto. Sempre».

Arriviamo alla parte più importante, la cerimonia degli Oscar. Cosa penserà Laura quando vedrà Pausini apparire sugli schermi per le nomination?
«La guarderò con la mia faccia sbalordita e penserò ma dove diavolo sei finita, come cavolo hai fatto ad arrivare fino a qui?».

Incrociamo tutte le dita per lei e facciamo gli scongiuri di rito. Ma le devo mettere davanti i due pronostici. Primo: non vince l’Oscar, cosa farà?
«Se perdo mi sentirò ugualmente vincitrice perché, diciamocelo, ma chi l’avrebbe detto che sarei arrivata fino a qui! Nella vita ho imparato a essere riconoscente perché sono stata davvero privilegiata».

Scenario numero due, lei vince l’Oscar…
«Allora mi alzo, urlo, spero di non dire parolacce mentre mi scoppierà sicuramente il cuore. Però la cosa che più di tutte vorrò fare è tornare in Italia per stringere tra le braccia mia figlia. Forte. Anzi no, fortissimo».

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