sabato, Giugno 19, 2021
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La Super League rivoluziona il calcio. Che ne sarà di FIFA?

Siamo alla vigilia di una rivoluzione epocale, un cambiamento senza precedenti destinato a stravolgere potenzialmente per sempre il mondo del pallone. A mezzanotte del 19 aprile 2021 è ufficialmente nata la Super League, una nuova competizione fortemente voluta dai dodici club europei più tifati al mondo: AC Milan, Arsenal FC, Atletico Madrid, Chelsea FC, FC Barcellona, FC Inter, Juventus FC, Liverpool FC, Manchester City, Manchester United, Real Madrid CF e Tottenham Hotspur, a cui dovrebbero presto unirsi anche Bayern Monaco e Lipsia.

Il nuovo volto del calcio

Il format sarebbe quello di un campionato europeo per club a cui i dodici fondatori – destinati a diventare in realtà quindici – parteciperebbero di diritto e senza necessità di qualificarsi, sul modello di quanto accade nell’NBA. Altri cinque club invitati di anno in anno (con una formula ancora da chiarire che dipenderà dal piazzamento nei campionati nazionali) completerebbero il quadro di un torneo suddiviso in due gruppi da dieci squadre. La formula prevederebbe partite infrasettimanali con meccanismo di andata e ritorno fra le dieci di ogni girone, per stabilire una classifica in cui le prime tre sarebbero qualificate di diritto alla fase finale, mentre quarta e quinta si sfiderebbero per completare la rosa delle otto finaliste. Da lì in poi, quarti di finale a eliminazione diretta in stile Champions League, e finale giocata a maggio in campo neutro.

Il tutto mentre le rispettive squadre continuerebbero a partecipare ai campionati nazionali nel fine settimana, dalla Serie A alla Premier League. E qui il condizionale diventa più che mai d’obbligo, perché UEFA e FIFA, ovvero gli organi che fino a oggi hanno governato la politica del calcio a livello europeo e mondiale, si sono fermamente opposte alla creazione della Super League. Condannando con una durezza senza precedenti l’iniziativa, e minacciando ripercussioni gravissime per i partecipanti: si parla di esclusione dai campionati nazionali e ovviamente dalle coppe, ma anche di mancata convocazione da parte delle nazionali per i singoli atleti.

Il braccio di ferro è senza precedenti, e di mezzo rischiano di finire tribunali e avvocati. Perché è chiaro che l’intero progetto sia una questione sì di spettacolo ma anche, se non soprattutto, di soldi. Se da un lato è infatti vero che si prospetterebbe un campionato europeo fatto solo e soltanto di super partite fra il gotha del calcio mondiale, dall’altro ci sono appunto le evidenti questioni di portafoglio. Basti dire che i club fondatori della SuperLeague si spartiranno in parti uguali e in una singola rata iniziale ben 3.5 miliardi di Euro: cifre mostruose in assoluto, che diventano impensabili con la crisi provocata dalla pandemia.

La data di inizio della SuperLeague ufficialmente non esiste, ma come annunciato dai comunicati stampa congiunti dei dodici club coinvolti l’intenzione è quella di partire “il prima possibile”. Si vocifera addirittura già ad agosto 2021, anche se le informazioni sono al momento in divenire. Notizie che diventano vecchie letteralmente nel giro di minuti, con ancora tanto, se non tantissimo, da confermare e decidere a livello formale (per capirci, mentre scrivo si vocifera persino di una possibile interruzione delle competizioni europee attualmente in corso, perché ad esempio delle quattro squadre rimaste in corsa per la Champions League tre sono team che parteciperanno alla Super League).

L’impatto sul futuro nei videogiochi

Resta però la questione di fondo, ovvero che la tanto vociferata Super League è improvvisamente diventata realtà da qualche ora. E sarà dura tornare indietro. Siamo a un punto di non ritorno epocale, testimoni di uno strappo destinato a cambiare per sempre il calcio . Con inevitabili ripercussioni anche a livello videoludico, perché un terremoto simile non può non provocare stravolgimenti anche sui popolarissimi videogiochi che trattano di pallone.

Basti pensare alla licenza stessa di FIFA: cosa accadrebbe al titolo EA qualora le magnifiche dodici dovessero realmente essere escluse dalle competizioni riconosciute da FIFA e UEFA? Qui non si tratterebbe più di avere a che fare con il Piemonte Calcio, bensì di immaginarsi un futuro per la produzione a marchio Electronic Arts senza l’intera élite del calcio europeo. E non solo, senza addirittura gli stessi giocatori in nazionale, perché tanto per fare un esempio Cristiano Ronaldo non potrebbe più giocare per il Portogallo né Messi per l’Argentina. Per non parlare della licenza stessa della SuperLeague, creata proprio con l’intenzione di far decollare introiti e diritti TV, che dovrà nel caso tradursi in un videogioco – o in una componente di quelli già esistenti – ancora tutto da decifrare.

La situazione resta ovviamente da capire e da scrivere nelle prossime settimane (se non forse nei prossimi mesi), ma al momento il muro contro muro fra club e politica del pallone è violentissimo e senza precedenti. E, comunque vada, gli scenari non potranno certo rimanere quelli conosciuti fino a oggi. Ne sapremo di più entro breve, e ovviamente sarà nostra premura aggiornarvi quanto prima con eventuali dichiarazioni ufficiali rilasciate da EA e Konami.

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