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Il maxi deficit italiano e il timore di pressioni sui mercati. “Ma la spinta alla crescita conta di più”

MILANO – Il numero che più è risuonato nelle sale delle banche d’affari all’approvazione del Def italiano è stato quell’11,8% di deficit/Pil previsto per quest’anno, dal precedente target fissato al 7 per cento. Un incremento dettato dalla necessità di dare ancora una forte risposta alla crisi pandemica, quindi supporto economico a famiglie e imprese, e di iniziare a scaricare a terra i progetti che dovranno consentire all’Italia di prendere il treno del Recovery plan e mettersi sui binari di una crescita sostenibile e duratura. Non a caso, a stretto giro è arrivato anche il programma di riaperture sul quale Palazzo Chigi scommette per spegnere i rischi legati al crescente disagio sociale. 

Una svolta nelle decisioni che non è sfuggita alla comunità finanziaria nternazionale, tanto che Bloomberg – autorevole agenzia d’informazione finanziaria americana – ha aperto la sua edizione online del sabato dicendo che Draghi si gioca tutto con il maggior piano di stimolo fiscale dell’Eurozona, azionando quella leva che invocava quando era alla presidenza della Bce, ma non poteva toccare (e, d’altra parte, già aveva mosso come mai prima quella monetaria).

La banca internazionale Hsbc ha subito rimarcato come l’innalzamento dell’indebitamento atteso sia largamente dovuto ai due pacchetti dei Sostegni: il primo, già licenziato con i 32 miliardi di dote ereditati dal governo Conte, ha pesato per l’1,8% del Pil, il secondo da 40 arriva al 2,5%. Con un debito proiettato al 159,8% del Pil, l’Italia resta osservato speciale dei mercati. E non a caso Hsbc scrive nella sua nota che la revisione del deficit all’insù è arrivata come una sorpresa. Nonostate fosse previsto il nuovo pacchetto di stimoli, il rimbalzo del Pil per almeno il 4% quest’anno e un beneficio positivo dai conti meno disastrati delle attese nel 2020 lasciavano presagire una cifra diversa.

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Roberto Petrini

17 Aprile 2021

Stando così le cose, l’Italia si troverà da sola nel 2021 con un deficit/Pil in doppia cifra, contro il 9% atteso dalla Francia e la Spagna che non sembra intenzionata a discostarsi troppo dall’ultima previsione del 7,7%. Per la banca anglo-asiatica, questa situazione “potrebbe sollevare qualche preoccupazione tra le autorità europee, le agenzie di rating e gli investitori, considerando il debito molto alto. E un peggioramento della situazione pandemica potrebbe portare a un deficit ancora più alto”.

“L’aumento del deficit atteso per il 2021 è futto di una scelta del governo di adottare maggiori misure a supporto dell’economia”, ragiona però Luca Cazzulani, Co-Head of Strategy Research in Unicredit. “E’ vero che l’ammontare di emissioni che adesso il mercato si attende inizia ad essere rilevante, vi sono preoccupazioni che la maggiore offerta in arrivo sul mercato possa pesare sui prezzi” delle obbligazioni in via di emissione, quindi far risalire i rendimenti. “Ma la leva fiscale è importante per consentire di conseguire una maggiore crescita: è quest’ultima il fattore fondamentale per tenere sotto controllo le variabili di finanza pubblica. E l’alternativa era non usare la leva fiscale lasciando l’economia abbandonata a se stessa. Il punto chiave a cui prestare attenzione sarà se la spesa di questo extra-deficit verrà usata in modo efficace, non in bonus fini a se stessi ma misure per la crescita”. E’ l’ormai famoso concetto del “debito buono”.

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Roberto Petrini

17 Aprile 2021

Sui mercati, Hsbc vede in arrivo “maggiore pressione” sul funding, ovvero l’approvvigionamento del Tesoro attraverso l’emissione di debito. Fare più debito, spiega Cazzulani, ma comunque ai tassi molto bassi che si colgono ora, “non è un problema se ti garantisce un buon livello di crescita. Per questo non condivido le preoccupazioni: l’alternativa era non fare deficit ma lasciare l’economia abbandonata a se stessa. Il fattore determinante sarà la spesa efficace di questo extra-deficit, non in bonus fini a se stessi ma misure per la crescita”.

Nella lettura della banca inglese, potrebbe crescere la difficoltà per la Bce di assorbire le nuove emissioni che l’Italia dovrà organizzare per finanziare i programmi di spesa aggiuntivi, anche in considerazione del fatto che si avvicina la deadline del marzo 2022 oltre la quale il programma pandemico dell’Eurotower dovrebbe andare a chiudersi. “Effettivamente il programma della Bce viene portato avanti in linea con le quote capitali dei Paesi nella Banca centrale (17% per l’Italia, ndr). Quindi, se l’Italia dovrà ricorrere più di tutti alle emssioni, la Bce non potrà regolare in proporzione i suoi acquisti”, dice Cazzulani. Per il quale l’arrivo della Commissione Ue in modo massiccio sul mercato (da luglio lancerà le emissioni per finanziare gli 800 miliardi di programma del Recovery, 150 miliardi all’anno) non rappresenta un rischio di concorrenza, in particolare per i titoli tedeschi che sono dello stesso livello di rating: “Le cifre comunicate sono quelle attese dal mercato, Bruxelles diventerà un attore importante ma gli operatori l’hanno già metabolizzato”.

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