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I tirapresto

Questo articolo è pubblicato sul numero 16 di Vanity Fair in edicola fino al 20 aprile 2021

La sensazione è fantastica. La città è ovattata e muta. L’auto guizza come una rana galvanica sull’asfalto viscido di bruma. È l’alba, il momento più bello nella vita delle grandi città. L’ora in cui gufi e allodole si danno il cambio. Si può parcheggiare anche in mezzo a un incrocio, e ascoltare il rumore dei passi sul marciapiedi. Puoi perdere tempo con l’edicolante mentre taglia lo spago che lega il pacco dei giornali, col barista che accende la macchina per il primo espresso.

Puoi diventare il più grande amico di chi due ore dopo non perderebbe due secondi per te o accorgerti della forma della piazza che, per dieci anni, non avevi mai guardato.
Bene. Ci volevamo noi per scoprire i «tirapresto»? Certo che no. Ci voleva ’sto fottuto e interminabile Covid che ha spedito all’inferno il piacere delle ore piccole. Così, a un certo punto ci siamo accorti che la bellezza del vivere è andare a letto con le galline e alzarsi coi galli. Sottovoce, ma con la pupilla in fibrillazione, i tirapresto parlano della loro sveglia sincronizzata sull’ora solare e sui ritmi biologici: «Devi credermi: vai a letto presto e puoi tutto, anche trasformare Barbara D’Urso in Lilli Gruber». Il popolo dei mattinieri è l’eroe del momento. Attenzione: non per dovere ma per piacere lasciano il letto all’alba, fanno ginnastica, alle otto hanno già letto tutti i giornali, ingollata la brioche e, freschi come una rosa, mettono piede al lavoro.
Naturalmente, allo scoccare delle 22, il tirapresto subisce una metamorfosi profonda, la faccia comincia a «spettinarsi», il fisico gli si abbassa come una Citroën parcheggiata: è arrivata l’ora fatale di alzare i tacchi, ubriacarsi di tisana, impasticcarsi di melatonina, infilarsi il pigiama e buonanotte!
E chi se lo poteva aspettare dopo decenni di «night fever» dove tanti si sono affannati a essere presenti a tutte le ore della sera, gingillando il telefonino per intercettare festini di mezzanotte; che in questa società dove la gente si strappava i capelli se tornava a casa solo alle due del mattino arrivasse di colpo la fine dei giochi, la mannaia dello spasso notturno e i suoi vizietti?
Probabilmente, il mattino eccellente, il giorno profondo, il pomeriggio al quarzo, la seratina precoce, è l’unica cosa di cui possiamo curarci. Così come la pulizia diventa più importante quando la purezza non è più possibile, le attività diurne si impongono nei periodi in cui forme più scintillanti di vita vengono a mancare. La notte del 2021 è diventata pallosissima. Massì: ormai la notte è un divertimento come la sedia elettrica è una sedia. È preferibile, e più interessante, un chiaro gesto di follia antica: andare a letto con le galline.
Zzzzzz… questa è la «dolce vita» 2021.

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