venerdì, Giugno 18, 2021
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L’Italia ai nastri di partenza. “Ma non fateci chiudere più”

Il gestore di palestra, Roberto Iannaccone

“Tappetini e cavalline all’aperto. Portiamo lo sport sul prato”

ROMA – Per ora sull’erba ci sono la cavallina, il fungo e i materassini. «Per le parallele e gli anelli è più complicato, ma magari chissà…riusciamo ad attrezzarci più avanti». Lo dice con un mezzo sorriso Roberto Iannaccone, 56 anni, romano, avvocato ma con un pallino fisso: lo sport . Una passione che un po’ di anni fa lo ha portato ad aprire “Eur ginnastica”, palestra al Torrino quartiere a sud di Roma. Ed è da questo prato verde che lui ricomincia a sperare dopo più di un anno di «mezza chiusura», dice.
È stata dura?
«Molto. A parte il primo lockdown dove nessun accesso era consentito, abbiamo avuto la possibilità di restare aperti per consentire gli allenamenti di chi fa agonistica. Ma gli atleti rappresentano solo il 30 per cento degli iscritti. Il restante 70 è rimasto a casa».
Come avete fatto a tirare avanti economicamente?
«Con me lavorano 25 persone. All’inizio ho cercato di anticipare parte degli stipendi, poi per fortuna sono arrivati un po’ di bonus del governo. E cercando di fare ruotare il personale, diminuendo le ore di lavoro, un po’ di soldi li hanno guadagnati tutti»
Come vi state organizzando per ripartire?
«Ora stiamo organizzando dei corsi all’esterno, con i più piccini. Abbiamo molto verde a disposizione. Un modo anche per dare una boccata d’ossigeno alle famiglie dopo tutti questi mesi di convivenza forzata».
(Alessandra Paolini)

 

Il ristoratore, Felice Zingarelli

“Ho speso tutto, anche i risparmi. Ricomincio con i tavoli distanti”

GENOVA – «Non vedo l’ora di servire il primo piatto. L’importante è riaprire, anche se a piccoli passi, perché non so più come pagare gli stipendi». Felice Zingarelli con il metro sta sistemando i tavoli e gli ombrelloni all’aperto a De Ferrari, la piazza simbolo della città, e lungo la discesa di Salita del Fondaco dove si trova Rosmarino, il suo ristorante, in vista di una possibile riapertura a maggio a pranzo e a cena sfruttando i luoghi all’aperto.
Genova e tante città sono avare di spazi, la distanza obbligatoria ipotizzata di due metri tra i tavoli, è una restrizione inapplicabile?
«Dobbiamo metterci in testa che il Covid c’è e ci sono delle regole da seguire se non vogliamo chiudere per sempre. Io ho perso la metà dei tavoli, ma grazie al dehor ne ho recuperati quindici fra la piazza e i vicoli. I problemi sono per l’interno. Chi ha un locale piccolo, in effetti è molto penalizzato».
Però, si riparte.
«L’importante è che non facciano come a San Valentino, quando hanno bloccato tutto all’ultimo momento. È stato un disastro. Sono al limite, l’asporto va bene per le pizzerie, non per noi: per andare avanti ho speso anche i risparmi per i lavori in cucina».
La formula all’aperto vi aiuterà?
«Spero di poterci contare anche d’estate, di sera: ai turisti mangiare en plen air piace molto».
(Stefano Origone)

 

Il balneare, Antonio Gristina

“Gel e ombrelloni ogni 4 metri. Sembrerà un’estate normale”

PALERMO – È il simbolo delle estati palermitane. A Mondello, la società Italo Belga che da sempre gestisce il litorale, si prepara alla nuova stagione, la seconda post Covid, attrezzando i lidi con gel disinfettante e percorsi obbligati per raggiungere il mare. Il presidente Antonio Gristina è al lavoro per distanziare gli ombrelloni e far tornare le “capanne”, cabine multi familiari, che l’anno scorso non sono state montate.
Che estate sarà a Mondello?
«Un’estate ancora di grande attenzione, ma spero il più possibile vicina a un’idea di normalità. L’anno scorso abbiamo montato lo stabilimento in fretta e furia e abbiamo avuto molte difficoltà che quest’anno stiamo cercando di prevenire».
La spiaggia è sicura?
«Nel 2020 non abbiamo avuto nemmeno un caso: direi di sì. Siamo stati molto attenti al rispetto dei protocolli e tra i primi a nominare un responsabile esterno per i piani di sicurezza anti-Covid. Sul resto siamo pronti: ombrelloni distanti quattro metri, postazioni per il gel, percorsi obbligati e sanificazione due volte al giorno di lettini e spogliatoi».
L’anno scorso come è andata la stagione?
«Male. Se il numero di abbonati è rimasto più o meno lo stesso, abbiamo perso il 35 per cento di stranieri che era stata la nostra risorsa negli ultimi anni».
Cosa si aspetta per il 2021?
«Un graduale ritorno alla normalità. Speriamo di poter bere un drink senza guardare l’orologio: l’anno scorso i bar sulla spiaggia che diamo in concessione dovevano chiudere presto. C’è bisogno di libertà, pur nel rispetto delle regole».
(Sara Scarafia)

 

L’organizzatore di eventi, Vincenzo Spera

“Pensiamo alla nuova stagione con concerti da 5 mila persone”

ROMA – Imprenditore, promoter, organizzatore di concerti ed eventi da milioni di spettatori, leader di Assomusica, Vincenzo Spera ha studiato modelli e protocolli. Ora, dice, «va programmata la nuova stagione».
Spera, quando si riparte?
«Il prima possibile. Presumibilmente il 1° giugno».
E come si riparte?
«Quello di cui abbiamo bisogno è sapere le modalità di partecipazione, non la quantità di persone che possono partecipare. Nei centri commerciali o nei ristoranti non c’è una capienza massima, ma regole».
I grandi eventi sono ancora possibili o da ripensare?
«Ora non ce la sentiamo neanche noi di fare a concerti da 50-60 mila persone. Ragioniamo su location da 5 mila spettatori, tenendo conto del distanziamento».
Come sapete che sono sicuri?
«Non c’è prova di focolai nemmeno negli eventi della scorsa estate. Ma ora è tempo di fare come in Europa».
Eventi test per veder come va?
«Esatto. Due spettacoli, uno all’aperto e uno al chiuso, come a Barcellona e ad Amsterdam, da fare al più presto in una delle regioni più attente e strutturate per gli spettacoli dal vivo: Lombardia, Lazio, Toscana o altre».
Come saranno i concerti del 2021?
«Con mascherine, distanze, biglietti online, posti assegnati, ingressi e uscite scaglionati. Si può fare».
E l’obbligo di tampone o vaccino?
«Difficile per così tante persone. E poi i test chi li paga? È lo Stato che dovrebbe sostenere gli organizzatori sia sui controlli, sia istituendo un fondo di garanzia, come in Germania, per coprire i costi degli eventi eventualmente da annullare causa Covid».
(Viola Giannoli)

 

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