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Da Livorno a Roma e Catanzaro, spezzata la rotta della cocaina gestita dalla ‘ndrangheta

Salta la rete di narcotraffico internazionale dei Gallace, ramificato clan di ‘ndrangheta dello Jonio Catanzarese. Su richiesta della procura antimafia di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, venti persone sono state arrestate dallo Scico della Guardia di Finanza e dallo Sco di Roma fra la Calabria, Roma e Livorno per traffico e spaccio di droga, più detenzione abusiva di armi.  

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La droga arrivava direttamente dall’America Latina, Colombia e Brasile in particolare, ma diverse partite sono state acquistate anche in Europa – fra Spagna, Olanda, Inghilterra e Slovenia – come in Australia e Nuova Zelanda. Rotte nuove, vecchio business. Come da tradizione, per i Gallace l’affare principale era la cocaina, ma il clan ha imparato a far girare anche marijuana, eroina e hashish.  

Originari di Guardavalle, nel catanzarese, i Gallace hanno messo da tempo radici nel Lazio, “infettando” tutta la zona del litorale, da Anzio a Nettuno. Un’operazione di conquista datata, che affonda le radici nella parte finale degli anni Novanta, e che nel tempo ha saputo crescere ed evolversi. Iniziata sulle rotte della coca, ha finito per contaminare anche economia e politica, se è vero che proprio per l’ingerenza dei Gallace nel 2005 il Comune di Nettuno è stato sciolto per mafia. Ma il litorale laziale, per il clan del catanzarese non è stato un punto d’arrivo, ma di partenza per l’infiltrazione in Lombardia, già individuata e bloccata in passato con inchieste e arresti, ed in Toscana.  

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, i Gallace hanno allungato le mani anche sul porto di Livorno, diventato una delle basi logistiche per l’arrivo della droga in Italia. Ma in Toscana, dove il clan è radicato da tempo – emerge dall’indagine del Ros coordinata dalla procura di Firenze – gli uomini dei Gallace avevano anche iniziato ad infiltrarsi nel tessuto economico locale, nel delicato settore dello smaltimento rifiuti.

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