lunedì, Giugno 14, 2021
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Strasburgo, il museo chiuso apre solo a chi dona sangue. “Raccolta in emergenza causa Covid: offriamo cultura per un gesto di solidarietà”

“Una breve boccata d’aria e d’arte”, abbinata a un gesto di solidarietà. A Strasburgo, la splendida “capitale dell’Alsazia”, il Museo d’arte moderna e contemporanea (Mamcs) ha riaperto le porte – sprangate da mesi – soltanto ieri ed esclusivamente a chi avesse aderito alla campagna di donazione sangue allestita ad hoc entro le sue mura.  Una volta ultimata la procedura, che si esegue su una dozzina di lettighe allineata, i donatori ricevono come “premio”, assieme al classico brunch che compensa il digiuno e – in parte – il prelievo di mezzo litro di sangue – la scoperta o la riscoperta di opere importanti di Niki de Saint Phalle, Gustave Doré, Claude Monet o Paul Signac.

“È magnifica, questa sensazione,i aver fatto un’opera di bene e contemporaneamente poter assaporare la bellezza”, racconta all’agenzia di stampa francese Afp un’insegnante di 54 anni”, dopo aver visitato tutte le 7 sale aperte per l’occasione, in compagnia della figlia, studentessa 19enne, entrambe grate a chi ha fornito loro la particolare “occasione”.  Non sono state le sole, dal momento che i 198 posti disponibili per donare sangue nella sala allestita all’interno del Mamcs, dalle 12.30 alle 18.30, sono andati esauriti piuttosto in fretta.

Il prelievo in una sala del Museo di arte moderna e contemporanea di Strasburgo (afp)

Una buona notizia per Étabilissment Français du Sang, l’unica organizzazione civile francese dedicata alla trasfusione di sangue, che cerca anche così di correre ai ripari, in un contesto di emergenza: la riserva nazionale di sacche è a quota 90mila  ben oltre la “soglia d’allarme”, come spiega il Eric Hetzel, responsabile aggiunto dei prelievi per il Basso-Reno, il dipartimento della regione transalpina del Grand Est di cui Strasburgo è capoluogo. La crisi è figlia, manco a dirlo della pandemia, che ha di fatto annullato le raccolte, in particolare quelle che si svolgevano nei luoghi di lavoro, a cominciare da aziende e università, dove ora impera il lavoro a distanza.

Un evento ad hoc come quello organizzato nella città che ospita il Parlamento Europeo oltre a una delle cattedrali gotiche più belle e imponenti d’Europa ha il pregio di essere simultaneamente “gesto civico” e di offrire l’accesso a un luogo della cutura che, come tutti gli altri musei, i teatri e i cinema francesi, è chiuso dall’autunno scorso. “Per noi rappresenta un’occasione concreta per ristimolare la donazione – spiega Barbara Seiller, responsabile della comunicazione di EFS nel Grand Est – e allo stesso tempo un’opportunità per coinvolgere nuovi donatori”. L’esempio emblematico di una donna 63enne che racconta ad Afp di non aver donato sangue da 20 anni e di come il luogo della raccolta sia stato il motore della sua adesione all’iniziativa. “La trovo un’idea geniale – racconta Barbara, insegnante di musica – in particolare adesso, che l’accesso ai luoghi della cultura non è consentito”. La donna non ha potuto donare il sangue a causa dell’incompatibilità di un trattamento medico che riceve, ma comunque le è stata concessa la visita, che ha beneficiato dell’accompagnamento e delle spiegazioni di una mediatrice del museo.

Un’immagine della città alsaziana, con la cattedrale sullo sfondo e le immancabili campagne di prevenzione anti-Covid (afp)

“È stata l’occasione per compiere un gesto di solidarietà – è la considerazione della direttrice del Mamcs, Estelle Pietrzyk, che racconta di aver prestato molto volentieri le mura del sito alla raccolta -. Il museo è dentro la città non è chiuso ermeticamente rispetto alla comunità che lo circonda, men che meno in questo momento”. Martin Guillaumé dona sangue 1-2 volte l’anno da 10 anni. “Lo avrei comunque fatto entro fine mese, ma l’occasione era troppo bella – racconta alla France Presse lui, che di professione è architetto paesaggista. Pietrzyk si dichiara “molto felice di essere tornata a vedere dei volti nelle sale del museo”, sulla cui data di riapertura non è ancora possibile azzardare ipotesi e si dichiara pronta a ripetere a bissare la raccolta in futuro. D’altra parte, l’iniziativa – che non è una prima assoluta, perché è già stata organizzata una volta, il 19 marzo, al Museo delle Belle Arti di Digione, avrà sicuramente un seguito. Il Centro Pompidou di Metz  potrebbe essere una delle sue prossime sedi.

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