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Calenda e il body shaming maschile, lo psicologo: «È comunque bullismo»

È una foto che gira sui social da tempo quella che un consigliere comunale Cinquestelle, Carlo Maria Chiossi, ha usato per attaccare Carlo Calenda. Nella foto non c’è il leader di Azione, candidato a sindaco di Roma, ma un bimbo in carne che viene indicato come un giovane Calenda. L’immagine è una forma di body shaming, il deridere qualcuno per l’aspetto fisico.

Calenda ha subito risposto: «Io sulla mia pancia scherzo volentieri. Ma usare un bambino in questo modo è da gentaglia priva di scrupoli e morale».

Il consigliere comunale ha tolto l’immagine e si è scusato. «Non era mia intenzione offendere nessuno, né colpire l’aspetto fisico di chi è in sovrappeso visto che lo sono anche io».

Caro Portavoce dei @Mov5Stelle Roma. Non so chi sia questo bambino che usi per prendermi in giro. Sulla mia pancia scherzo volentieri. Ma bambini usati per il body shaming va oltre qualsiasi aberrazione abbia mai visto qui. Alle fine siete dei fascistelli. Vi rimanderemo a casa. https://t.co/mfhMc01fp3

— Carlo Calenda (@CarloCalenda) April 10, 2021

Da qualunque punto di vista lo si guardi è comunque body shaming, che esiste anche al maschile, non solo nei confronti del corpo delle donne. Giuseppe Iannone, psicologo e psicoterapeuta, spiega che l’attacco all’aspetto fisico è comune anche se con differenze. «Negli uomini c’è la vigoressia, la paura di non essere abbastanza muscolosi. Un ragazzo gracile può essere oggetto di body shaming in quanto esile, cosa rarissima al femminile. Questo è pericoloso perché la persona può ricorrere a metodi non ortodossi per stimolare la crescita muscolare, ma anche evitare di andare in palestra o di fare la doccia negli spogliatoi per non mostrarsi».

Dal lato opposto un ragazzino è deriso per il grasso addominale. «In questo caso l’adulto ha mezzi in più per rispondere, ci può scherzare sopra», spiega il dottor Iannone, «resta il fatto che è body shaming ed è una forma di bullismo».

L’essere particolarmente sensibili a una critica può acuire il comportamento dell’aggressore. «Se si sorride dei propri difetti fisici, il carnefice non prova più gusto nel prendere in giro qualcuno, se la vittima ne soffre invece può essere un rinforzante» aggiunge.

La vessazione rimane, qualunque sia la reazione. La denuncia è necessaria. A scuola, come a casa, se si tratta di ragazzi, bisogna che i fatti siano noti. «L’ideale sarebbe vedere tutte le persone coinvolte incontrarsi. Genitori, insegnanti, allenatori hanno il compito di informare, sensibilizzare e gestire i casi per far capire che la diversità è bella e che siamo complementari».

Il problema rimane anche per gli adulti, non solo le donne. «Per gli uomini c’è l’opposizione grasso-magro, ma anche la statura, l’aspetto dei capelli. E ancora la peluria sul corpo per cui si passa dall’essere “come un lupo” a essere “come le donne”. Ci sono le orecchie a sventola, il naso pronunciato, la forma della bocca. Il body shaming si presta a qualsiasi difetto, anche minimo, che poi viene esasperato. Il meccanismo pernicioso è questo. Può portare a disturbo da ansia sociale, l’evitare gli altri, ma anche al ricorso alla chirurgia estetica per correggere quello che si considera un difetto, senza che sia tale».

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