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Todi, bufera sul festival del libro: “A organizzarlo è la casa editrice di CasaPound”

Si chiama “Todi Città del Libro”. È previsto per il 17, 18, 19 e 20 giugno. Ha obiettivi ambiziosi: “Conquistare un posto di primo piano fra i principali appuntamenti nazionali”. Ha il patrocinio del Comune e del consiglio regionale dell’Umbria, guidati dal centrodestra, e dell’Etab, l’ente tuderte di assistenza e beneficenza. E formalmente è organizzato dall’associazione “Castelli di carta”. Associazione che, secondo il Pd locale, “sembra esistere appunto solo sulla carta”

Dietro quel nome si nasconderebbe l’ombra di CasaPound, l’organizzazione neofascista che in questi giorni sta pure guidando gli scontri nelle piazze anti-Covid. Il sospetto non sta solo in un palinsesto in cui compaiono nomi di riferimento della galassia dell’ultradestra: da Paolo Bargiggia, commentatore fisso del Primato nazionale, periodico appena censurato da Facebook e diretto dall’ex responsabile nazionale della cultura di Cpi, a Marco Gervasoni, “congedato” dalla Luiss per i suoi tweet violenti. Ma pure nella curiosa coincidenza di un numero di telefono nella sezione “contatti” del Festival: lo stesso della libreria salutata da braccia tese e cori squadristi della casa editrice Altaforte di Cernusco sul Naviglio, 500 chilometri più a nord di Todi, in testa alla quale c’è Francesco Polacchi, imprenditore orgogliosamente fascista già escluso dal Salone del Libro di Torino nel 2019.

Altaforte, chi è Francesco Polacchi, fascista e imprenditore con una storia di violenza

di PAOLO BERIZZI

07 Maggio 2019

Ad accorgersene è stata una rete di associazioni che ha firmato un appello, “Todi: La Città che legge diventa la città del libro sovranista”, in cui denunciano e documentano la strana contiguità tra la casa editrice e la kermesse.

“Ancora una volta – si legge nel comunicato congiunto firmato da Anpi, Cgil, Rete degli Studenti, Udu, Unione delle donne, Libera, Libertà e giustizia e altre realtà locali – la destra sovranista e fascista trova in Umbria terreno fertile per sfoggiare e propagandare la sua ideologia retrograda e anticostituzionale, con tanto di patrocinio delle istituzioni. Come donne e come eredi di coloro che hanno lottato per la liberazione dal nazifascismo, chiediamo che venga ritirato il patrocinio a un festival che fa capo a chi si dichiara pubblicamente fascista del terzo millennio e pertanto va contro ogni principio della nostra Costituzione”.

Indignata Elisabetta Piccolotti di Sinistra italiana che ricorda le parole di Halina Birenbaum, una delle ultime sopravvissute all’Olocausto, pronunciate all’inaugurazione del Salone di Torino: “Ho sofferto troppo per stare con chi propaga le idee per le quali ho perso la mia famiglia”. Piccolotti scrive: “Ospitare un Festival con questo biglietto da visita dovrebbe essere profondamente imbarazzante per chiunque in Italia, ma evidentemente non lo è per l’assemblea legislativa umbra e il Comune di Todi che ha persino promesso di prendere in considerazione un eventuale contributo economico, previa verifica del bilancio. Questo nonostante il festival aspiri a diventare la più importante vetrina degli intellettuali della destra sovranista, razzista, maschilista e revisionista”.

Che il Festival atterri proprio lì, a Todi, non stupisce le realtà locali: “La giunta di Todi non è nuova all’uso propagandistico dei libri: nel novembre 2017 una delibera chiedeva di spostare dalla biblioteca comunale ‘libri per bambini con contenuti riguardanti temi educativi sensibili’, individuando come soluzione ‘la collocazione dei testi che hanno come contenuto tematiche sensibili, controverse sul piano scientifico, e divisive tra le famiglie come la omogenitorialità, la gestazione per altri, piuttosto che le unioni same sex, e altri contenuti di carattere sessuale, nelle sezioni per adulti anche se consigliati dalle case editrici per fasce d’età infantili'”. La bibliotecaria fu anche trasferita ad altro ufficio.

Allo stesso sindaco che guidava quella giunta, Antonino Ruggiano, eletto da una coalizione che da Forza Italia arrivava proprio a CasaPound, pure il Pd Todi chiede “di compiere un atto di (doveroso) coraggio e ritiri il patrocinio a questa manifestazione, se crede davvero nei valori della Costituzione repubblicana ed antifascista e non vuole far fare l’ennesima figuraccia alla nostra città”.

 

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