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Libia, scarcerato il trafficante Bija: “Non ci sono prove” che fosse l’aguzzino dei migranti

TRIPOLI – Dopo sei mesi di carcere, il comandante Bija è libero. Il trafficante di uomini più temuto e con una divisa ufficiale, il famigerato Bija contro cui le Nazioni unite hanno varato sanzioni per crimini gravissimi contro i diritti dei migranti in fuga verso le coste europee, è stato rilasciato dalla Procura generale di Tripoli per mancanza di prove.

Una beffa che racconta purtroppo come il tentativo di introdurre standard minimi di responsabilità giudiziaria  sia un processo che si regge a stento sulla sabbia del deserto istituzionale creato da guerre, faide e rivoluzioni che hanno sfiancato la Libia. Abd al-Rahman Milad, meglio noto come “Bija”, capo della milizia della importante città costiera di Zawiya, pochi chilometri a ovest di Tripoli, era stato arrestato a ottobre dopo la diffusione di un video in cui si schierava con l’allora capo del governo Fayez al Serraj contro Fathi Bashaga, il primo ministro dell’epoca.

 

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Milad era finito nell’occhio del ciclone dopo una serie di inchieste giornalistiche che avevano smascherato il suo ruolo nei traffici di migranti. Da capo delle milizie di Zawiya, uno dei grandi hub della costa libica da cui salpano barchini e gommoni, a bordo della sua vedetta con funzioni di guardia costiera era accusato di dirigere il traffico dei migranti decidendo, sulla base di accordi coi trafficanti, a quali lasciare via libera e quali invece fermare, portando i catturati in campi di detenzione illegali in cui sono state testimoniate violenze terrificanti.

 

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Questo, almeno, secondo le accuse testimoniate da diverse inchieste giornalistiche. Non altrettanto si può dire della legge. Se sulla base di quelle inchieste il Consiglio di Sicurezza dell’Onu aveva sanzionato già nel 2018 Bija, facilmente riconoscibile nei video di alcune imprese della sua milizia per una mano lesionata dall’esplosione di una granata, negli anni complessi della guerra con il governo Serraj, il comandante aveva avuto libero gioco di continuare a gestire traffici illeciti accanto alle mansioni lecite. L’arresto era arrivato solo a ottobre 2020.

Oltre a essere un centro nevralgico per il traffico di esseri umani, Zawiya è anche una importante sede petrolifera: qui si trova l’unica raffineria esistente in Libia. Nonostante sia un Paese ricchissimo di idrocarburi, il resto della benzina arriva dall’altra parte del Mediterraneo, in gran parte dalle raffinerie sarde dei Moratti. Paradossalmente, la Libia dipende in larga misura dall’estero per l’approvvigionamento di benzina, e la raffineria ha quindi un’importanza decisiva. Da capo delle milizie di Zawiya, Bija aveva così accesso anche ai finanziamenti per la protezione della raffineria. Insomma, riceveva denaro ufficiale per garantire la sicurezza del dipartimento, della raffineria di proprietà della Compagnia petrolifera di Stato libica e per il controllo del porto e dello specchio acqueo come guardia costiera.

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Affari che secondo accuse sostanziate si aggiungevano al traffico di esseri umani e al contrabbando. Ma la giustizia libica ha deciso diversamente: Bija ora è libero.

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