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Atlantia, tutti i nodi da sciogliere per vendere Autostrade

MILANO – A quasi un anno dalla firma dell’accordo con il governo, che prevedeva anche la cessione di Aspi (nel luglio 2020) e a quasi tre dal crollo del Ponte Morandi, con la tragedia dei 43 morti, la vendita di Aspi non è ancora cosa fatta. Proprio quando la trattativa con Cdp e con i fondi che partecipano alla cordata – Blackstone e Macquarie – sembrava avviata alle battute finali, in un senso o nell’altro, è spuntata infatti la manifestazione di interesse avanzata da Florentino Pérez, cioè dal socio di Abertis, in coabitazione con Atlantia. Il patron del gruppo di costruzioni Acs (nonché della squadra di calcio del Real Madrid) ha avanzato una prima valutazione, fondata su informazioni pubbliche, compresa tra 9 e 10 miliardi di euro.

Guadagnare tempo, il primo obiettivo

I consiglieri di Atlantia si trovano davanti un bel dilemma: con chi trattare? Per il momento hanno preso tempo, rimandando ai propri advisor e a futuri cda (il prossimo sarà già la settimana prossima, probabilmente giovedì) la disamina dei due dossier. Da una parte hanno un contratto firmato, finanziato e vincolante, con cui la cordata Cdp-fondi si impegna a comprare l’88% di Aspi, ma anche il 100% se gli altri soci di minoranza esercitano il diritto di co-vendita, pagando al massimo 9,1 miliardi. In più, rispetto all’offerta precedente (rigettata dal consiglio di Atlantia) sono spuntati circa 400 milioni, non sicuri ma probabili, di possibili ristori Covid che il governo potrebbe dare a tutti i concessionari, Aspi compreso. E che verrebbero girati al proprietario Atlantia, per il periodo in cui ha controllato Aspi (circa la fine dell’anno, per arrivare al closing). Altra miglioria, rispetto al vecchio impianto, la richiesta di potenziali indennizzi a fronte di rischi legati che emergessero, è stata “ridotta” a circa 800 milioni (su un petitum di 2,4 miliardi).

Insomma, il consorzio (e i suoi numerosi advisor, da Citi e Unicredit per Cdp, a Rothschild per Macquarie e Lazard per Blackstone) ritengono di aver messo a punto una buona proposta e forse si aspettavano che, a meno di qualche dettaglio, fosse arrivato il momento di brindare.

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Ettore Livini

09 Aprile 2021

 

Invece, a poche ore dal cda che avrebbe dovuto iniziale l’esame della proposta Cdp, si è fatto avanti Pérez. La sua proposta è migliorativa sotto il profilo della disponibilità economica, ma si riferisce solo ad una parte, ancorché “significativa”, di Aspi. Inoltre è un “interesse potenziale”; insomma, è una manifestazione di volontà, ancora ben lontana dall’essere un’offerta vincolante, da poter raffrontare con l’altra arrivata sul tavolo del consiglio. Anche la rilevante liquidità derivante dalla vendita di Cobra al gruppo Vinci (4,9 miliardi) è a disposizione ma in differita – il closing è atteso verso fine anno – e per di più una parte, 1-1,2 miliardi, verranno reinvestiti con Vinci medesima. Il che non significa certo che Pérez non possa alzare la posta su Aspi, anche indipendentemente dall’incasso di Cobra.

Il nodo dell’assemblea

Comunque sia, è sempre più difficile per i consiglieri prendere una decisione vincolante senza passare per il vaglio dell’assemblea. Era questo l’orientamento prevalente anche prima, quando c’era sul tavolo solo l’offerta di Cdp. E la scelta era diventata quasi obbligata dopo la lettera di Edizione, azionista al 30% di Atlantia, che chiedeva al cda di trattare al meglio e poi di rimettere la decisione ai soci. Fino a una manciata di ore fa si riteneva che l’assemblea si sarebbe svolta entro la prima parte di maggio, ora l’orientamento potrebbe essere di far slittare il voto a fine maggio. Sembra che la proposta di Cdp abbia come scadenza il 28 maggio, se il responso atteso viene dall’assemblea, altrimenti – secondo la ricostruzione di fonti di mercato – lo sbarramento è al 16 aprile nel caso in cui la decisione venga presa in cda. Le scadenze ovviamente si possono spostare in avanti, ma l’offerta della cordata non può essere per sempre. Difficile che in tempi stretti possa arrivare una proposta vincolante da parte di Acs, che non ha ancora iniziato la due diligence. Ci vogliono mesi per arrivare a un risultato ponderato e in astratto dopo la verifica dei conti potrebbe persino non arrivare mai.

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Vittoria Puledda

08 Aprile 2021

L’altro punto da chiarire è se l’assemblea sarà ordinaria o straordinaria. I legali di Atlantia sono al lavoro da tempo, per sciogliere il nodo. Ma più in generale, in ambito giuridico l’orientamento sembra essere per un’assemblea ordinaria: la vendita di un asset, per quanto importante come Aspi (pesa per circa il 35% dei ricavi dell’intero gruppo) non è tale da cambiare la natura sociale della holding e quindi da comportare la modifica dello Statuto. In soldoni, non serve una maggioranza qualificata per cedere Autostrade. Dunque, assemblea ordinaria e maggioranza semplice del capitale presente, se verrà confermato questo impianto. Non è un passaggio banale, e non lo è comunque trovare i voti: la scorsa volta, quando l’assise era in versione straordinaria, il quorum deliberativo non fu raggiunto ma comunque i Benetton e la Fondazione Crt avevano avuto meno voti rispetto agli altri. Ogni assemblea fa storia a sé, però certo il momento della conta rappresenta sempre un passaggio impegnativo.

 

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