martedì, Maggio 18, 2021
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Alitalia, nome da cambiare e braccio di ferro sugli slot. Ecco cosa serve per il decollo

ROMA – Una partita a scacchi con in gioco la mobilità del Paese e il posto di lavoro di 10 mila e 500 persone più altre 30 mila dell’indotto. Il braccio di ferro con l’Unione Europea sul futuro di Alitalia – dopo un incontro informale che si è tenuto mercoledì – sarebbe in dirittura di arrivo e secondo fonti molto vicine al dossier manca davvero poco per mettere a punto un documento congiunto Roma-Bruxelles. Un accordo di massima che metta un punto alla trattativa infinita e che permetterà al vettore romano di ripartire in una nuova veste prima della decisione europea sugli aiuti da 1,3 miliardi elargiti dal 2017.

 

Nelle ultime ore la compagnia italiana avrebbe chiesto all’Unione altri 17 milioni di euro di ristori per il mese di gennaio 2021. Soldi freschi che se la Ue accetterà di concedere per i danni da Covid 19, potrebbero sbloccare gli stipendi di aprile (oggi a rischio). Alitalia ha comunque ricevuto i 24 milioni di ristori Covid relativi alla mancata attività nei mesi di novembre e dicembre. Con quest’ultima erogazione la cifra totale sale a circa 295 milioni ma in totale mancano ancora 54 milioni rispetto ai 350 milioni richiesti da Roma.

 

Oggi il nodo centrale da sciogliere è quello degli slot di Alitalia a Linate: le bande di decollo e atterraggio dello scalo meneghino sono al 70% nelle mani della compagnia di bandiera. La Ue vorrebbe ridurle al 35% del totale cedendole ad altri concorrenti ma, così come avviene in Germania o Francia, Ita, società del Mef costituita per acquisire gli asset in liquidazione di Alitalia, vuole mantenere un numero corposo di bande orarie da sfruttare anche in futuro, passata la pandemia. Si dovrebbe arrivare ad un compromesso vicino al 40% del totale. Da ieri però anche il premier Mario Draghi ha messo le mani sul dossier e annunciato di voler verificare che le mosse di Bruxelles non siano troppo stringenti per il nostro Paese. E visti i via libera comunitari ai nuovi prestiti statali ad Air France oltre a quelli già elargiti a Lufthansa e altre compagnie, si cerca di alleggerire il carico che grava sull’Italia.

 

La Ue da mesi insiste sulla carta della discontinuità: nome da cambiare, flotta ridotta a 47 aerei, personale di circa 2.800 persone assunto con nuovo contratto di lavoro sul mercato delle “braccia” e non solo tra gli ex dipendenti della compagnia di bandiera ma anche tra gli addetti, ad esempio, di Air Italy oggi in liquidazione. Il marchio con la “A” tricolore cambierà mentre i punti MilleMiglia, handling e manutenzione saranno messi all’asta e ceduti. Alitalia potrà partecipare con una quota di minoranza ad esclusione dei rewards gestiti interamente da terzi e affittati da Roma. La Nuova Alitalia avrà, in sostanza, solo la parte volo.

 

Ma cosa serve per il decollo di una nuova compagnia? Alitalia ha già vissuto i frenetici momenti che intercorrono durante il passaggio da una azienda (nel 2009) pubblica ad una privata. Oggi accade il contrario ma gli step restano gli stessi. Ogni compagnia secondo le norme Enac deve avere dei manager responsabili delle operazioni di volo, dei piloti, in pratica si devono garantire voli e capacità offrendo posti sull’aereo ai passeggeri in cambio del pagamento del biglietto. Il tutto in totale sicurezza, dalla manutenzione dei mezzi alle licenze in possesso del personale di bordo. La figura centrale in queste attività è quella dell’accountable manager, ovvero il o la dirigente nominata dalla linea aerea per gestire i rapporti diretti con l’Enac, l’ente pubblico per l’aviazione civile. Per volare servirà anche il Coa, il certificato di operatore aereo che viene rilasciato da Enac una volta soddisfatti tutti i requisiti finanziari, quelli relativi al personale e di sicurezza dei voli. Nel gennaio 2009, quando la Alitalia pubblica finì tra le braccia della cordata guidata da Roberto Colaninno e voluta dall’allora premier Silvio Berlusconi, nel giro di una notte vennero rilasciate tutte le certificazioni, visto che la compagnia, in sostanza, era la stessa. Un buco di poche ore e la Alitalia privata riuscì nuovamente a decollare.

(ansa)

Oggi il rischio è che la nuova compagnia pubblica perda il nome Alitalia e 75 anni di storia. infatti le altre compagnie con basi in Italia hanno fiutato da tempo la crisi e sono passate al contrattacco in previsione di una stagione estiva in risalita: dopo le decine di collegamenti nazionali annunciati da Ryanair, easyJet, Volotea e Wizz Air, da ieri è emerso un nuovo concorrente. Si tratta della compagnia aerea spagnola Binter che debutta in Italia e annuncia il suo arrivo all’aeroporto di Venezia Marco Polo e all’aeroporto di Torino, da cui opererà voli diretti verso le isole Canarie a partire da luglio 2021.

 

Per questi motivi le associazioni professionali Anpac, Anp e Anpav, riunite nella FNTA, che rappresentano i piloti e gli assistenti di volo di Alitalia, nella ultime ore hanno lanciato un grido di allarme al governo italiano. “La situazione finanziaria di Alitalia è drammatica, molto probabilmente il prossimo 27 Aprile i commissari non avranno i soldi per pagare gli stipendi ai dipendenti. Non c’è più tempo da perdere, l’azienda ha poche settimane di vita” dicono in coro Anpac, Anp e Anpav. Infine Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl hanno chiesto “stabilità e certezza sulle prossime retribuzioni del mese di aprile, ribadendo che ogni eventuale ulteriore ritardo non sia più sostenibile dalle lavoratrici e dai lavoratori del vettore in amministrazione straordinaria”.

 

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