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WeRoad, la startup dei viaggi per i giovani punta sull’Inghilterra. “In Italia manca chiarezza, altro che furbetti delle vacanze”

MILANO – Canarie, Madeira, Islanda, Malta. Tutte destinazioni che sul sito di WeRoad sono classificate “safe”, sicure, perché chi parte fa un tampone prima di salire sull’aereo e al ritorno a casa. “Nessun furbetto delle vacanze”, perché “nessuno ha fatto niente di illegale. Anzi, sei senz’altro più controllato di chi ha riempito i parchi a Pasquetta”. A parlare sono Fabio Bin ed Erika De Santi, founder della comunità di giovani viaggiatori lanciata quattro anni fa in seno a One Day, il “business builder” che ha dato vita tra le altre ScuolaZoo e altre società (marketing e comunicazione) che parlano soprattutto alle nuove generazioni.

Dopo il congelamento a causa del Covid, interrotto solo in estate con le mete nel bacino del Mediterraneo, da febbraio WeRoad ha ripreso a far girare qualcuno dei suoi turisti. Un tour operator sui generis, che si occupa del pacchetto completo ma si distingue perché parla direttamente ai propri clienti, senza la mediazione delle agenzie, comunica in maniera smart, crea una vera e propria comunità di viaggiatori. Nell’ultimo anno pre-pandemico aveva un giro d’affari di circa 10 milioni di euro, nei mesi scorsi è riuscito a tirare la cinghia tagliando i costi, usando la cig e reinventandosi come fornitore di servizi (soprattutto marketing, customer care e comunicazione) per aziende il cui business ha continuato a tirare.

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Intanto ha lavorato al rilancio. Nel suo passato aveva raccolto un primo finanziamento dal gruppo One Day da 1 milione, poi un secondo da family office di 2 milioni; ora sta organizzando il terzo giro. Servirà anche per ampliare la presenza internazionale: dopo la Spagna, è partito l’assalto al mercato del Regno Unito. “Una occasione che si è presentata inattesa – spiegano i fondatori – perché si è creato un vuoto di mercato con il fallimento di Flash Pack, una start-up simile a noi”. Nel futuro, anche la Francia e il resto del mercato anglofono.

Il modello di WeRoad è far viaggiare a lungo raggio piccoli gruppi di persone della stessa età (erano partiti per i 25-35enni, poi si sono allargati anche agli over, viste le richieste). Da qualche centinaio di turisti nel 2017, a pochi mesi dal lancio, sono arrivati a far girare per il mondo diecimila persone. WeRoad ruota molto intorno al concetto di community, sia perché coinvolge e ascolta molto il desiderio dei viaggiatori sulle sue piattaforme social, sia per il ruolo che affida ai coordinatori dei viaggi . Questi ultimi sono 450 collaboratori reclutati e formati in un bootcamp, che poi vengono sempre ‘agganciati’ alla rete con attività dedicate. “La gran parte dei nostri costi fisti è proprio legata alla gestione dei coordinatori, sono una community nella quale investiamo molto”, spiegano i founder.

Nella scorsa estate hanno potenziato le destinazioni italiane, oltre 50, e ora sperano di fare di necessità virtù. L’offerta italiana ben si ritaglia sul nuovo pubblico britannico: affiancando ai flussi tipici di WeRoad, che erano i viaggi intercontinentali dall’Italia, le destinazioni nostrane per i turisti della Regina. “La chiarezza sulla ripartenza che il governo Johnson è riuscito a dare, con tappe certe verso l’estate, ci fa ben sperare”, dicono.

“E’ proprio quel che è mancato finora in Italia, come ha dimostrato l’episodio della ordinanza sulle quarantene del ministro Speranza”. Già, un provvedimento nato per le preoccupazioni legate alle possibili partenze incontrollate, mentre gli alberghi in Italia restavano chiusi. “Ma è stato un atto sterile, dettato proprio da quelle polemiche. In realtà, già da tempo le persone potevano partire: nelle pieghe del Dpcm era consentito il viaggio per turismo, anche raggiungere aeroporti in zona rossa. Alcuni Paesi esteri hanno sempre accolto viaggiatori, rispettando alcune regole e protocolli. Così noi ci siamo attenuti a quelle disposizioni e già da febbraio abbiamo riavviato alcuni flussi”.

Posto che “i vaccini sono ovviamente la priorità per ripartire”, posizionarsi sul fronte aperturista è stata una scelta dibattuta: “Anche tra i nostri follower c’erano posizioni polarizzate tra chi insisteva sulla necessità di stare a casa e chi voleva un graduale ritorno alla normalità. Noi abbiamo preso una posizione forte, con coraggio ma responsabilità: la nuova normalità è data da tamponi, mascherine e protocolli di sicurezza”, dicono i founder.

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