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Io sto con le api

La campagna «Bee Safe» del WwfLa campagna «Bee Safe» del WwfLa campagna «Bee Safe» del WwfLa campagna «Bee Safe» del WwfLa campagna «Bee Safe» del WwfLa campagna «Bee Safe» del Wwf

Questo articolo è pubblicato sul numero 15 di Vanity Fair in edicola fino al 13 aprile 2021

Quella famosa frase di Albert Einstein, secondo cui «se l’ape scomparisse dalla faccia della Terra, all’umanità non resterebbero che quattro anni di vita», sembra che in realtà lui non l’abbia mai pronunciata, almeno non così. Ciò detto, una base di verità c’è: forse non sarebbero proprio quattro anni, però se le api, e con loro le farfalle, i sirfidi e i coleotteri, si estinguessero sarebbe un disastro, di quelli devastanti. Niente più api, niente più impollinazione, niente cibo . «L’80% delle piante che nel mondo producono cibo richiede l’impollinazione animale, dalle api e dagli altri impollinatori dipendono la frutta e la verdura che consumiamo quotidianamente», spiega Eva Alessi, responsabile Consumi Sostenibili e Risorse Naturali di Wwf Italia, che ora presenta la grande campagna «Bee Safe», per chiedere all’Unione europea, al governo italiano e alle Regioni il divieto dei pesticidi più pericolosi e un sostegno maggiore all’agricoltura biologica. Insieme al cambiamento climatico, alla distruzione degli habitat, alle specie esotiche invasive, all’uso massiccio di pesticidi nell’agricoltura intensiva e all’inquinamento, l’uso massiccio di pesticidi contribuisce alla sparizione di questi insetti, più necessari di quanto si creda: «Negli ultimi 30 anni abbiamo perso oltre il 70% della biomassa di insetti volatori e più del 40% rischia l’estinzione totale. Se non si interviene subito si andrà incontro alla riduzione delle colture alimentari più ricche di nutrienti. Senza gli insetti impollinatori la nostra dieta sarebbe limitata, basata su riso, grano, mais e pochissima frutta e verdura», continua Eva Alessi. «Senza api sarà difficile l’accesso a una dieta sana».

E dunque, che cosa vuol dire? Immaginiamo un mondo senza insetti impollinatori, come potrebbe essere?
«Cambierebbe, anche in cose che non immaginiamo. Non ci sarebbero più i tanto amati avocado: sono frutti di una pianta subtropicale che necessita di essere impollinata. Niente caffè, niente yogurt. Anche alcuni alimenti non vegetali sono a rischio, inclusi i prodotti lattiero-caseari: le mucche si cibano di erba medica, un foraggio impollinato dalle api. E comunque niente frutti di bosco, niente cioccolata, niente arance, ovviamente niente miele, niente tè, perché anche la pianta del tè ha bisogno di essere impollinata. Dimentichiamo la frutta: oltre alle mele, non esisterebbero le pere, le albicocche, i pompelmi, le susine, i fichi, le ciliegie, i meloni, i kiwi. Niente fragole con la panna, niente anguria d’estate in spiaggia. Alcune ricette sarebbero impossibili: per il pesto, per esempio, mancherebbero sia il basilico sia l’aglio. E addio al vino. Come dire, per sopravvivere sopravviveremmo, ma molto peggio, non ci sarebbe gusto».

Ok, facciamo i cinici razionali: oggi, con le tecnologie, non potremmo comunque supplire alla mancanza di questi insetti
«Il servizio dell’impollinazione animale ha un valore economico compreso tra i 235 e i 577 miliardi di dollari. Solo in Europa, oltre 4 mila tipi di verdure sono impollinate così. Non solo le colture: il 90% delle specie selvatiche a fiore necessita di essere impollinata da questi esserini. Vuol dire che senza gli impollinatori invertebrati si estinguerebbero moltissime specie di piante. L’impollinazione artificiale esiste, ma in misura così massiccia avrebbe costi allucinanti. Si è provato a spargere con i droni il polline o con delle specie di bolle di sapone. In Cina, nello Sichuan, le api sono già sparite da anni e che succede? Succede che, per far crescere i frutti, ci sono degli operai, persone, lavoratori, che fanno l’impollinazione manuale, fiore dopo fiore. Dal punto di vista della sostenibilità economica l’impollinazione artificiale sarebbe impossibile. Quanto verrebbe a costare una banana o una mela? In quanti potrebbero permettersi una dieta sana? Non sarebbe più semplice e più economico investire per fermare lo sterminio delle api?».

E dunque, che cosa si può fare perché questo non accada?
«Per esempio, appunto, non usare i pesticidi: l’Italia purtroppo è ancora molto indietro e nonostante il divieto stabilito dall’Unione europea di utilizzo in campo di 3 pesticidi killer delle api si continua a concedere deroghe. Per salvare gli impollinatori è urgente continuare a investire nella ricerca scientifica che lavora al servizio della sostenibilità. Dobbiamo, ove possibile, ricostruire la naturalità dei territori più degradati per favorire il loro ritorno».

E quali sono le richieste più urgenti portate avanti dal Wwf?
«Chiediamo il rinnovo del Piano di Azione per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari scaduto ormai da ben 3 anni. Stiamo sollecitando i ministri coinvolti e il nuovo Piano dovrebbe recepire gli obiettivi indicati nelle strategie dell’Unione, in particolare la riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi. Vogliamo raggiungere in Italia il 40% della superficie agricola utilizzata certificata in agricoltura biologica entro il 2030. In collaborazione con FederBio abbiamo presentato delle proposte di emendamenti alla Legge di Bilancio 2021, a sostegno dell’agricoltura biologica, tra cui l’introduzione di un bonus per le donne in gravidanza e con bambini nei primi 1.000 giorni di vita per agevolare
il consumo di prodotti biologici e prevenire malattie croniche degenerative che sappiamo essere causate dai pesticidi».

Ma, al di là delle grandi manovre governative, che cosa può fare la singola persona per contribuire?
«Magari si potrebbero acquistare dei piccoli nidi per questi insetti impollinatori: i “bee hotel” o le “bee box” sono rifugi specifici per api e coleotteri, che possono essere posizionati in orti, giardini e parchi urbani per favorire la loro riproduzione. Poi chi vuole può sostenerci, aiutandoci ad acquistare semi di piante amiche delle api da coltivare nelle nostre oasi. E poi si potrebbe cominciare a prestare davvero attenzione alla provenienza di ciò che mangiamo, preferendo l’agricoltura biologica. In generale, si raggiungono gli obiettivi quando si uniscono le forze: adesso stiamo raccogliendo delle firme per sostenere un’Iniziativa dei Cittadini Europei appunto dedicata alla tutela degli impollinatori e alla riduzione dell’uso dei pesticidi, a tutela dell’ambiente e degli agricoltori. L’obiettivo è la raccolta di un milione di firme, superando il quorum in almeno sette Stati membri dell’Unione europea. Anche solo una firma può essere un contributo importante».

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