sabato, Maggio 8, 2021
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Calo fertilità: occhio ad alcune sostanze chimiche

Si parla spesso di calo delle nascite, normalmente incolpando l’instabilità economica e lavorativa delle giovani coppie, la vita stressante, e la conseguente età sempre più avanzata della prima gravidanza, con tutto ciò che questo comporta in termini di fertilità maschile e femminile. Ma secondo Shanna Swan, professoressa di medicina ambientale e sanità pubblica alla Mount Sinai School of Medicine di New York (USA), staremmo ignorando una delle principali cause di infertilità del mondo moderno: le sostanze chimiche. «Non dico che altri fattori non siano coinvolti nel peggioramento della salute riproduttiva», ha dichiarato Swan in un’intervista al Guardian, «ma le sostanze chimiche ne sono la causa principale, ed è arrivato il momento di riconoscere questa causalità e agire di conseguenza».

Attenti a quei due. I nemici numero uno della fertilità sarebbero gli ftalati e il bisfenolo A.

Gli ftalati, che rendono la plastica più morbida e flessibile, vengono utilizzati durante i processi di produzione, trasformazione e confezionamento del cibo , ma li troviamo anche in prodotti cosmetici o di pulizia della casa, dove vengono aggiunti per trattenere il profumo. L’esposizione a queste sostanze è stata associata a una riduzione nei livelli di testosterone e nella concentrazione di spermatozoi negli uomini, e a un aumento del rischio di pubertà precoce, insufficienza ovarica, aborto e parto prematuro nelle donne.

Il bisfenolo A viene al contrario utilizzato per indurire la plastica, e si trova negli scontrini e nei rivestimenti di alcuni contenitori per alimenti. Questa sostanza simula nel corpo la presenza di estrogeni, ed è dunque particolarmente dannosa per le donne, che possono avere problemi di fertilità, ma anche per gli uomini, che correrebbero il rischio di soffrire di disfunzione erettile e di peggiorare la qualità del proprio sperma.

Il primo contatto con queste sostanze chimiche avviene già nel grembo materno: «Le cellule in rapida divisione del feto sono le più sensibili», spiega Swan. «L’esposizione continua poi durante l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta, in una sorta di processo cumulativo».

Cosa evitare. Per non correre rischi è importante evitare, per quanto possibile, di entrare in contatto con queste sostanze dannose: per questo, consiglia l’esperta, meglio prediligere cibi non elaborati e, ai fornelli, scartare padelle in teflon o trattate con qualunque altro rivestimento. Bandito inoltre l’uso di contenitori o pellicole di plastica in microonde, e per l’igiene personale e della casa meglio optare per prodotti senza profumo. «Se non invertiamo la tendenza, per il 2045 la metà delle coppie che vorranno avere un figlio dovranno ricorrere alla fecondazione assistita», avverte Swan. «Ecco perché è fondamentale riconoscere il problema, per iniziare a fare qualcosa per combatterlo».

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