giovedì, Luglio 29, 2021
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Amnesty International, così la pandemia ha colpito i diritti umani

La pandemia ha colpito duramente i diritti umani, mostrando ancora con maggiore forza le disuguaglianze tra i Paesi e i piani di governo. È quello che rivela il rapporto annuale presentato da Amnesty International per il 2020 e che quest’anno arriva il giorno dopo l’ennesimo prolungamento di detenzione per l’attivista Patrick Zaki in Egitto. «Abbiamo sollecitato il governo italiano affinché vengano raddoppiati gli sforzi e la Farnesina convochi l’ambasciatore egiziano. Quello che sta accadendo a Patrick Zaki ci riguarda», ha commentato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia in apertura della conferenza.

«Decenni di politiche divisive, di misure di austerità errate e di scelte di non investire nelle traballanti strutture pubbliche hanno fatto sì che in tanti finissero per essere facili prede del virus», ha dichiarato Agnès Callamard, nuova segretaria generale di Amnesty International.

Così è stato la pandemia ha colpito le categorie più vulnerabili, quelle i cui diritti sono spesso non tutelati. Sono le minoranze etniche, rifugiati (spesso bloccati per mesi e mesi in campi privi di servizi essenziali e quindi anche di prevenzione al Covid-19), anziani e donne.  «Abbiamo di fronte un mondo in preda al caos», ha aggiunto Callamard. «Arrivati a questo punto della pandemia, anche i più reticenti tra i leader al potere si troverebbero in difficoltà a negare che i nostri sistemi sociali, politici ed economici sono a pezzi».

Per capire di cosa stiamo parlando, alcuni dati: l’Uganda, lo stato più ospitale del continente africano con circa 1.400.000 rifugiati, all’inizio della pandemia ha chiuso immediatamente le frontiere senza eccezione alcuna, col risultato che oltre 10mila persone sono rimaste abbandonate al confine con la Repubblica Democratica del Congo.

È aumentata notevolmente la violenza di genere e quella domestica. Basti pensare che a causa delle limitazioni di movimento sono moltissime le donne e le persone Lgbtq+ che hanno avuto difficoltà nel chiedere aiuto e spesso sono rimasti soli. 

«Nel 2020, durante l’eccezionale evento della pandemia, i sistemi sanitari sono stati sottoposti alla prova definitiva e le persone sono state lasciate in una caduta libera economica» ha sottolineato Callamard. «Gli eroi del 2020 sono gli operatori sanitari in prima linea per salvare vite umane e coloro i quali, sebbene collocati alla fine della scala del reddito, hanno lavorato per nutrire le famiglie e mantenere in funzione i servizi essenziali. È crudele ma è così: coloro che hanno dato di più sono stati protetti di meno».

Come mostra il Rapporto, in Bangladesh, a causa del lockdown e del coprifuoco, molti lavoratori del settore informale sono rimasti senza reddito né protezione sociale. In Nicaragua, nel giro di due settimane del mese di giugno, almeno 16 operatori sanitari sono stati licenziati dopo che avevano denunciato la mancanza dei dispositivi di protezione personale e la risposta inadeguata dello stato alla pandemia.

Infine, la pandemia è diventata in alcuni Paesi anche uno strumento di controllo della libertà d’espressione. Nella zona del Golfo persico, Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Oman sono stati avviati procedimenti penali per «diffusione di notizie false» ai danni di persone che avevano pubblicato sui social media commenti critici nei confronti della risposta sanitaria dei rispettivi governi. Nelle Filippine il presidente Rodrigo Duterte ha detto di aver ordinato alla polizia di uccidere chi protestava o chi causava «problemi» durante le misure di quarantena. In Nigeria le proteste sono state fermate spargendo sangue. Nel Brasile del presidente Bolsonaro, tra gennaio e giugno le forze di polizia hanno ucciso almeno 3181 persone, una media di 17 al giorno.

C’è una risposta che i diritti umani possono dare alla pandemia: assicurare il diritto ai vaccini, ovunque e in maniera gratuita. «La pandemia ha acceso un faro spietato su un mondo incapace di cooperare efficacemente su questioni che necessitano disperatamente di un intervento globale» ha concluso Callamard. «L’unico modo per uscire da questo caos è la cooperazione internazionale. Gli stati devono assicurare che i vaccini siano rapidamente disponibili per tutti, ovunque e gratuitamente. Le aziende farmaceutiche devono condividere conoscenze e tecnologie affinché nessuno resti indietro. Gli stati del G20 e le istituzioni finanziarie internazionali devono rimodulare il debito dei 77 stati più poveri affinché possano reagire e riprendersi dalla pandemia». 

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