sabato, Luglio 24, 2021
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Usa-Ue, la battaglia per la ripresa. La pandemia è stato un test per i sistemi economici e l’Europa si aggrappa al suo welfare

Meglio l’America o meglio l’Europa? L’entusiasmo per i megapiani di rilancio di Biden o per boom di occupazione, come il milione di posti di lavoro in più appena registrato a marzo, rischia di far dimenticare il picco di contagi e di licenziamenti dell’era Trump. Viceversa, i flop delle campagne di vaccinazione d’Europa oscurano la tenuta sociale e la risposta alle prime due ondate, fra primavera e autunno. Insomma, la verità è che la pandemia si sta rivelando uno stress test brutale sulle grandi economie d’Occidente, sui loro sistemi sociali e sulle loro capacità di reazione.

L’America, dice uno studio apparso sull’ultimo numero del Bollettino della Bce, ha pagato complessivamente di più in termini di posti di lavoro. L’Europa come ritmo dell’economia. E’ il risultato di due diverse strutture economico-sociali, ma anche delle diverse politiche adottate: il confronto permette anche di valutare il rapporto inversamente proporzionale fra clausure e sviluppo.

L’incidenza dei contagi è stata, infatti, più alta negli Stati Uniti che nell’Unione europea. Il maggior numero di contagiati è effetto diretto delle più blande misure di lockdown e quarantena adottate oltre Atlantico. In cambio, proprio le chiusure più limitate hanno lasciato più fiato all’economia: nell’ultimo trimestre del 2020, l’Europa ha accusato una riduzione del 4,9 per cento del Pil, contro un calo limitato al 2,4 per cento nell’economia americana. Anche se le differenze, in Europa, sono notevoli. Le perdite sono concentrate, infatti, nel settore dei servizi, in particolare quelli ricreativi e, dunque, i paesi più esposti in questo campo, come Spagna e Italia hanno subito l’impatto economico della pandemia in misura notevolmente superiore a Germania e Olanda.

Consumi e occupazione sono le due cartine di tornasole che segnalano le differenze fra le due economie, sottolinea la Bce. Nel corso del 2020, infatti, i consumi delle famiglie sono caduti, grosso modo, nella stessa proporzione, in America come in Europa. Eppure, il sostegno diretto ai redditi è stato, negli Usa, quasi il doppio rispetto a quanto avvenuto in Europa. E’ la prova, dicono gli economisti di Francoforte, che gli interventi europei, più piccoli, ma anche più mirati, hanno frenato una caduta più ampia dei consumi. Cruciali, sotto questo profilo, i sostegni alla liquidità delle aziende – che in Europa hanno superato il 17 per cento del Pil, contro il 6 per cento degli analoghi interventi americani – e quelli ai salari, come la Cassa integrazione italiana e gli analoghi strumenti degli altri paesi europei. La disoccupazione, in effetti, è rimasta, in Europa, più o meno ai livelli del 2019, mentre in America ha raggiunto, nella scorsa primavera, punte del 12 per cento. Se si tiene conto di chi è uscito dal mercato del lavoro (e quindi non rientra nelle statistiche della disoccupazione) il numero di persone con un posto di lavoro, in Europa, è diminuito solo dell’1,9 per cento, l’anno scorso, mentre, dall’altra parte dell’Atlantico, il calo di occupati è stato del 5,5 per cento.

Dunque, ci tiene a dire Paschal Donohoe – l’irlandese che oggi guida l’Eurogruppo, ovvero il consiglio dei paesi che fanno parte della zona euro – la pandemia ha dimostrato che il welfare europeo ha funzionato e funziona. Anche le suggestioni create dal megapiano da 2 mila miliardi di dollari di stimolo all’economia, appena lanciato da Biden, dice Donohoe, vanno valutate con questo filtro: una consistente fetta di quei soldi è destinata alle famiglie che, in Europa, sono raggiunte, invece, dai normali strumenti del welfare all’europea.

L’impressione che la spinta fornita all’economia dalla Casa Bianca sia notevolmente più robusta pur dell’intervento record messo in campo dalla Ue con i 750 miliardi di euro del NextGenerationUe, tuttavia, è diffusa sia negli economisti che in molti governanti europei. Il punto, sottolinea un’analisi del Centre for European Reform, è che, probabilmente, l’economia europea ha bisogno di stimoli più di quella americana e dovrebbe, dunque, essere l’Europa a spingere di più. Lo rivela un altro dato, che la Bce non considera nel suo confronto, ma su cui insiste il Cer: gli investimenti. Fra il 2016 e il 2020, gli investimenti, in America, sono aumentati, più o meno, dello 0,7 per cento l’anno. In Europa, invece, nello stesso periodo, sono diminuiti dello 0,8 per cento. E, nel 2020, dell’1,6 per cento.

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