mercoledì, Agosto 4, 2021
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Passaporti Covid? Singapore primo paese ad accettare lo Iata Travel Pass

In attesa del Digital Green Certificate europeo e delle altre soluzioni per standardizzare i certificati vaccinali o l’esito di tamponi e test sierologici, Singapore parte in avanscoperta: sarà il primo paese, dal prossimo mese, a concludere la fase sperimentale e a consentire l’ingresso ai visitatori che avranno caricato vaccino e test su Travel Pass, l’applicazione sviluppata dalla Iata, l’organizzazione internazionale canadese che raccoglie quasi tutte le compagnie aeree del mondo. E che da tempo (ne avevamo parlato qui) si era mossa per trovare una soluzione alla giungla di pezzi di carta, certificazioni, schermate sugli smartphone con cui ci si muoveva fino a poco tempo fa (per mostrare l’esito dei tamponi) e con cui avremmo rischiato di doverci muovere nei prossimi mesi con ormai centinaia di milioni di persone vaccinate.

 

Dunque la città-stato accetterà questo tipo di certificati digitalizzati all’interno dell’applicazione, a prescindere dalla compagnia aerea con cui i visitatori sbarcheranno al monumentale aeroporto Changi. Sarà accettata in partenza, per i controlli precedenti l’imbarco, e anche per entrare nel paese al momento dei checkpoint per l’immigrazione. Al momento le regole prevedono un test molecolare effettuato almeno 72 ore prima del volo con i risultati presentati, ciascuno come crede (su carta o su telefono) al momento dell’imbarco. Adesso quella procedura ne risulterà appunto uniformata e velocizzata. Così potrebbe accadere in molti altri paesi e con diverse altre compagnie: sono ormai oltre venti quelle che da mesi stanno sperimentando l’applicazione. Oltre a Singapore si va da Japan Airlines a Air Baltic, da Qantas ad Air New Zealand (a proposito, è appena stata ufficializzata la “travel bubble” fra Australia e Nuova Zelanda per la quale il Travel Pass potrebbe risultare molto utile) fino a colossi dei cieli come Etihad, Emirates, Qatar, Malaysia e il conglomerato Iag che raccoglie British, Iberia, Vueling e Aer Lingus.

“Il successo dei nostri sforzi renderà la partnership fra Iata e il governo di Singapore un modello che altri potranno seguire” ha spiegato Willie Walsh, direttore dell’organizzazione, in una nota. E in effetti il punto è proprio quello: dopo mesi di sperimentazioni, serviva il primo passo ufficiale di un governo che si fidasse (e affidasse) alla piattaforma sviluppata da Iata per consentire l’ingresso. Questioni relative alla privacy a parte, non stupisce che a dare il via libera sia stato proprio quello di Singapore, che punta a essere anche fra le prime piazze internazionali a rilanciare il ricco business degli eventi e che ha fatto ampio uso di soluzioni tecnologiche e digitali per tracciare l’epidemia.

 

“Abbiamo puntato sulla nostra lunga e consolidata partnership con Iata per sviluppare soluzioni per facilitare i viaggi – ha spiegato Kevin Shum, direttore generale dell’autorità per l’aviazione civile di Singapore – quest’ultima collaborazione dimostra il nostro impegno condiviso per promuovere l’adozione di certificati sanitari digitali e ripristinare i viaggi aerei internazionali. Mentre lavoriamo per ricostruire in sicurezza l’hub aereo di Changi, continueremo a esplorare altre soluzioni in grado di fornire mezzi altrettanto sicuri e verificabili per condividere certificati sanitari per viaggi internazionali”.

 

Gli esperimenti, in realtà, sono molti. Da CommonPass, progettato dal Common Trust Network a sua volta promosso dalla nonprofit ginevrina The Commons Project insieme al World Economic Forum, al Digital Health Pass di Ibm fino all’AOK Pass della Camera internazionale del commercio, soluzioni simili sono state e sono tutt’ora in fase di sperimentazione da parte di diverse compagnie. E anche il futuro Digital Green Certificate proporsto dalla Commissione europea e dato in arrivo per giugno dovrà in qualche modo “parlare” con queste piattaforme che saranno riconosciute da sempre più vettori e paesi, con la possibilità di essere integrato. Travel Pass di Iata – che alla pari degli altri sistemi genera un QR Code univoco sulla base degli estremi degli esami effettuati in laboratori accreditati o dei certificati vaccinali – sembra in vantaggio ma non è escluso che alla fine se ne consolidino due o tre, magari a seconda delle macroaree servite. In termini di velocità dei controlli e degli imbarchi e sicurezza per l’autenticità la strada non può essere che questa.

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