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Omicidio George Floyd, il capo della polizia ammette: “L’agente ha violato le regole”

L’agente di polizia Derek Chauvin ha violato la politica dipartimentale puntando il ginocchio sul collo di George Floyd e tenendolo a terra dopo che Floyd aveva smesso di resistere ed era in pericolo. Lo ha dichiarato il capo della polizia di Minneapolis Medaria Arradondo, che ha testimoniato oggi nel processo per la morte dell’afroamericano avvenuta lo scorso 25 maggio.

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Nella sua deposizione, il capo della polizia ha detto che continuare a tenere il ginocchio sul collo di Floyd una volta che era stato ammanettato e sdraiato a pancia in giù non faceva “in alcun modo” parte della politica o dell’addestramento del dipartimento, “e certamente non fa parte della nostra etica o della nostra valori”. Arradondo, l’afroamericano al comando della polizia di Minneapolis, ha licenziato Chauvin e gli altri tre ufficiali il giorno dopo la morte di Floyd lo scorso maggio, e in giugno ha definito il caso “omicidio”.

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Nel corso del lungo interrogatorio, Arradondo ha chiarito che sotto processo non è la polizia ma Chauvin, che ha “violato tutta una serie di regole” che fissano l’azione degli agenti. Il capo della polizia ha spiegato che i suoi uomini vengono addestrati per allentare l’uso della forza, nel momento in cui l’arrestato è neutralizzato, ma che Chauvin “non lo ha assolutamente fatto”. “Quando parliamo della sacralità della vita – ha aggiunto – parliamo dei principi e dei valori che abbiamo, e quell’azione va in senso contrario a ciò che ci è stato insegnato”.

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 Il giudice che presiede il processo  ha annunciato in apertura di dibattimento, che le sedute proseguiranno senza la proiezione visibile al pubblico di video e audio. Peter Cahill ha detto che spiegherà più in un altro momento il motivo della sua decisione.

 

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