giovedì, Agosto 5, 2021
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Imprese familiari dell’agroalimentare, solidità finanziaria più bassa della media

Il Covid mette a dura prova la solidità finanziaria delle aziende familiari e una su quattro potrebbe essere a rischio chiusura. Con l’industria alimentare che registra un quadro più critico della media.

Secondo i dati del XII Osservatorio Aub (Aidaf-Unicredit-Università Bocconi con la partecipazione di Borsa Italiana, Fondazione Angelini e Cciaa di Milano-Lodi-MonzaBrianza) il 34,3% delle imprese familiari (di tutti i settori merceologici) ha una struttura patrimoniale e finanziaria inadeguata ad affrontare la pandemia e il 24,3% presenta indicatori di solidità critici: potrebbe quindi entrare in procedure concorsuali o liquidatorie. E questo nonostante si siano affacciate al 2020 in una situazione patrimoniale, reddituale e finanziaria migliore rispetto al passato.

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Una situazione critica su tre

Abbiamo chiesto all’Osservatorio uno spaccato relativo al food&beverage, dove le aziende familiari con un fatturato sopra i 20 milioni rappresentano il 68,4% del totale delle imprese contro il 65% della media italiana. Già nel 2009 poco più di un’azienda su due non presentava indicatori ottimali nella propria situazione patrimoniale. Nel corso di un decennio i valori sono migliorati, ma comunque il 41,4% si presenta con una situazione patrimoniale non ottimale, restando sopra la media nazionale di tutti i settori (34,3%). Con le situazioni di criticità che salgono al 32 per cento contro il 24% medio.

«Nel food and beverage – commenta Fabio Quarato, coordinatore dell’Osservatorio Aub – per alcune peculiarità di settore il numero delle imprese potenzialmente a rischio è superiore rispetto alla media. Tale differenza è visibile anche osservando il numero di aziende con posizione finanziaria netta negativa, ovvero quelle con liquidità in eccesso rispetto ai debiti finanziari: anche in questo caso il numero è aumentato, sono passate dal 10,6% al 21,3%, quindi un incremento più o meno in linea con la media, ma comunque il numero di imprese che ha cassa in eccedenza da investire è minore rispetto alla media nazionale (29,5%)».

Troppo ricorso al credito e frammentazione

Questo vuol dire che le aziende del settore fanno più ricorso al credito bancario. Come interpretare questa situazione? «In questi anni il F&B ha performato bene e continua a farlo, per cui probabilmente gode di fiducia da parte del mondo finanziario e ha un accesso più facilitato al credito». Ma se da un lato l’appoggio del mondo bancario è indice di solidità per il settore, dall’altro avere un’esposizione più alta della media al debito pregiudica in alcuni casi delle prospettive di crescita che questo mondo ha a disposizione.

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