giovedì, Agosto 5, 2021
Disponibile su Google Play
HomeGossipGiordania, ma cosa è successo davvero nella famiglia reale

Giordania, ma cosa è successo davvero nella famiglia reale

«Alla luce degli sviluppi degli ultimi due giorni, mi metto nelle mani di Sua Maestà il Re, sottolineando che rimarrò nell’era dei padri e dei nonni, fedele alla loro eredità, seguendo il loro cammino, fedele a loro e a Sua Maestà». Se non è un dietrofront è certamente un rientro nei ranghi quello del principe Hamzah bin Hussein. Il Re è il suo fratellastro, Abdallah II di Giordania che regna dal 1999, da quando, poco prima di morire il padre re Hussein tolse il titolo di principe ereditario al 19enne Hamzah, figlio della quarta moglie Noor, per darlo a lui allora 37enne.

Hamzah, oggi 41enne, è il nome più illustre al centro della presunta cospirazione della scorsa settimana che è sembrata mettere in pericolo il regno giordano. In realtà i contorni della vicenda non sono chiari e le informazioni molto limitate. «La versione arrivata dagli Stati Uniti ha parlato di un tentativo di colpo di stato, la versione giordana parla di trama, la prima sembra definire un’azione organizzata, la seconda più attività di disturbo, interferenza e destabilizzazione della sicurezza del paese» spiega Paolo Maggiolini, ricercatore associato di Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale.

Il regno giordano continua ad indicare la seconda via e ha già scelto la strada della mediazione in famiglia. Hamzah, il principe ribelle, si è dichiarato leale al sovrano e il re ha affidato la gestione della vicenda a suo zio, Hassan bin Talal. Sono panni sporchi che si lavano in famiglia, quanto siano sporchi e per quale motivo si siano sporcati e da capire. «Il fatto che non sia coinvolto l’esercito limita molto l’ipotesi del colpo di stato e accredita quella dell’interferenza per rientrare in ruoli di maggiore importanza cavalcando la situazione del paese che è in una difficile situazione economica» aggiunge il docente.

Lo stesso principe Hamzah non ha lesinato critiche, anche dirette, alla classe politica giordana. Altri sono arrivati ad attaccare il re. Succede però già dal 2015. La linea non superabile è il supporto al re e questo ha già ribadito il principe mettendosi «nelle mani di Sua Maestà». Altra linea non valicabile e non valicata è quella del rapporto con gli Stati Uniti, formalizzato ai tempi del presidente Eisenhower e riconfermato pochi giorni fa, e con l’Unione Europa. «Non è un caso che per primi gli Stati Uniti abbiano riportato quello che stava avvenendo e riconfermando contemporaneamente il legame con re Abdallah».

Dopo la morte di re Hussein Hamzah era principe ereditario. Il fratello lo ha sostituito alcuni anni fa con il figlio maggiore suo e della regina Rania, adesso 26enne. Hamzah non si è però mai ribellato a queste scelte e anche ora la madre, la regina Noor, e la moglie principessa Basmah Bani Ahmad difendono la sua posizione parlando di «una calunnia malvagia» e dicendo di pregare perché «verità e giustizia prevalgano».

Praying that truth and justice will prevail for all the innocent victims of this wicked slander. God bless and keep them safe.

— Noor Al Hussein (@QueenNoor) April 4, 2021

C’è certamente una questione familiare, ma c’è anche una forma di malcontento nel paese che va crescendo. «Se noi alla parola moderazione, spesso associata alla Giordania, sostituiamo la parola democratizzazione, il tema cambia», spiega Paolo Maggiolini, «perché dal 2018 in poi all’aumentare del dissenso, seppur non organizzato in una massa critica organizzata, il governo ha cominciato ad applicare in maniera stringente alcune leggi esistenti come quella sul terrorismo on line e sul controllo dei media e ha ridotto gli spazi delle associazioni in dissenso». È successo a giornalisti, artisti e vignettisti di trovarsi accusati di arrecare danni alla sicurezza e il sindacato degli insegnanti è stato sciolto. Le elezioni dello scorso ottobre sono state di bassissimo profilo. «Le limitazioni che già esistevano scattano più velocemente e diventano vere e proprie imposizioni. È sempre più difficile esprime il dissenso in questo paese».

Anche nel caso di Hamzah c’è un esempio. C’è il divieto di parlare della vicenda da parte dei media audiovisivi e i siti di social network. Sono vietate la pubblicazione e la circolazione di qualsiasi immagini o video clip relativi a questo argomento. Chi lo fa «è sotto pena di responsabilità penale».

LEGGI ANCHE

Rania di Giordania celebra la Festa della mamma con bellissime foto inedite dei figli (da bambini)

LEGGI ANCHE

Re Abdallah e Rania di Giordania, «quel colpo di fulmine»: dai computer al trono

Covid Abruzzo Basilicata Calabria Campania Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Lazio Liguria Lombardia Marche Molise Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Trentino Alto Adige Umbria Valle d’Aosta Veneto Italia Agrigento Alessandria Ancona Aosta Arezzo Ascoli Piceno Asti Avellino Bari Barletta-Andria-Trani Belluno Benevento Bergamo Biella Bologna Bolzano Brescia Brindisi Cagliari Caltanissetta Campobasso Carbonia-Iglesias Caserta Catania Catanzaro Chieti Como Cosenza Cremona Crotone Cuneo Enna Fermo Ferrara Firenze Foggia Forlì-Cesena Frosinone Genova Gorizia Grosseto Imperia Isernia La Spezia L’Aquila Latina Lecce Lecco Livorno Lodi Lucca Macerata Mantova Massa-Carrara Matera Messina Milano Modena Monza e della Brianza Napoli Novara Nuoro Olbia-Tempio Oristano Padova Palermo Parma Pavia Perugia Pesaro e Urbino Pescara Piacenza Pisa Pistoia Pordenone Potenza Prato Ragusa Ravenna Reggio Calabria Reggio Emilia Rieti Rimini Roma Rovigo Salerno Medio Campidano Sassari Savona Siena Siracusa Sondrio Taranto Teramo Terni Torino Ogliastra Trapani Trento Treviso Trieste Udine Varese Venezia Verbano-Cusio-Ossola Vercelli Verona Vibo Valentia Vicenza Viterbo

YouGoNews