mercoledì, Agosto 4, 2021
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Origini del SARS-CoV-2: come si procede, ora?

Il team dell’OMS incaricato di indagare sull’origine del coronavirus della CoViD-19 ha usato tutti i dati disponibili su genetica ed evoluzione del SARS-CoV-2 per ricostruire le fasi iniziali del passaggio del virus all’uomo, prima che l’infezione diventasse un’emergenza globale. Il rapporto, un lavoro di 120 pagine frutto della collaborazione tra ricercatori cinesi e il gruppo di esperti internazionali inviato dall’OMS, getta le basi per le indagini future e stabilisce un ordine di probabilità dei vari scenari, ma non fornisce ancora risposte sulla domanda fondamentale: da dov’è arrivato il SARS-CoV-2?

Graduatoria dell’incertezza. Gli autori del documento ritengono che lo scenario più realistico sia che il SARS-CoV-2 sia passato dai pipistrelli all’uomo attraverso una specie intermedia: l’ipotesi è definita “da probabile a molto probabile”. Altre possibilità sono il salto diretto dal pipistrello all’uomo (“da possibile a probabile”), la trasmissione all’uomo attraverso cibo contaminato surgelato (“possibile ma improbabile”) e la fuga da un laboratorio di ricerca (ipotesi che al momento non è possibile scartare, ma considerata “estremamente improbabile”).

Che cosa non c’è nel rapporto? Gli autori dell’analisi non sono riusciti a identificare alcuna specie intermedia, nonostante i ricercatori cinesi abbiano prelevato campioni da decine di migliaia di animali selvatici e da allevamento sospettati di aver ospitato il SARS-CoV-2. Nei prossimi mesi si ripartirà proprio dal mercato di Huanan, a Wuhan, al quale sono riconducibili molti dei primi casi di covid individuati in Cina: seguendo a ritroso il percorso degli animali venduti si risalirà agli allevamenti e alle rotte commerciali di queste specie.
 
Servirà una ricerca a tappeto, dato l’alto numero di specie animali che il SARS-CoV-2 può contagiare. E andranno inclusi i pipistrelli: per ora infatti il parente più prossimo del nuovo coronavirus è un patogeno dei pipistrelli chiamato RaTG13 e isolato in un esemplare della miniera di Mojiang, nel sud della Cina. Il Paese è però da molti anni impegnato nel sequenziamento dei virus nei pipistrelli ed è strano che finora non siano emersi patogeni animali geneticamente più affini a quello della covid. Molti virologi sono convinti che le origini del SARS-CoV-2 vadano cercate in un territorio più ampio, che includa regioni meno battute, come la Thailandia e la Cambogia – che hanno con la Cina relazioni commerciali.

Analisi sui pazienti. Un’altra pista da seguire riguarda la prima comparsa del virus nelle persone: si potrebbero analizzare gli anticorpi nei campioni conservati alla Banca del Sangue di Wuhan, che riceve 200.000 donazioni all’anno e conserva le provette per due anni. Ci si potrebbe concentrare sul plasma prelevato nei sei mesi precedenti i primi casi di covid noti. Tra le critiche mosse al gruppo dell’OMS c’è quella di non aver raccolto, o di non aver potuto accedere, a maggiori dettagli sui primi casi di CoViD-19 in Cina: occorrono più informazioni sulle sequenze genetiche di quei virus, per capire da dove il patogeno abbia avuto origine. Altre ricerche sono già cominciate: tra le più interessanti c’è una rianalisi dei dati di sorveglianza sulle malattie simil-influenzali in Cina prima del gennaio 2020.

Cibo surgelato. Alcuni progetti di ricerca si stanno concentrando sullo studio della sopravvivenza del virus sulle superfici congelate – l’ipotesi del virus importato con i surgelati è la più cavalcata dalla narrazione cinese della pandemia. Il documento dell’OMS fa tuttavia notare che non ci sono evidenze conclusive sulla trasmissione del SARS-CoV-2 attraverso la catena alimentare. Anche se è possibile una reintroduzione del virus attraverso prodotti importati contaminati, sarebbe straordinariamente difficile che un simile episodio possa aver addirittura avviato una pandemia nel 2019, quando il virus era così poco circolante.

Che tipo di risposte? Il SARS-CoV-2 non sembra aver avuto bisogno di cambiare molto per diventare altamente infettivo per l’uomo: è un fatto preoccupante che spinge a intensificare le indagini e allontanare lo scenario di nuove, devastanti pandemie. Nonostante gli sforzi non è detto che si trovi una risposta in tempi brevi, e neanche che quella risposta sia definitiva. Per lungo tempo potremmo essere costretti a muoverci nel regno delle probabilità, perché è così che funziona la scienza . Del resto, abbiamo impiegato 1500 anni a comprendere le origini del morbillo: per il coronavirus ci resta ancora un sacco di tempo.

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