mercoledì, Agosto 4, 2021
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Israele, al via le consultazioni per nuovo governo, ma è fumata nera

GERUSALEMME – Tra la residenza del presidente dello Stato e il Tribunale distrettuale, oggi Gerusalemme ha vissuto una giornata che ha gli elementi di un vero e proprio giorno del giudizio per il premier in carica Benjamin Netanyahu: alle 9:00 di mattina si è aperta la fase dibattimentale del processo che lo vede imputato per corruzione, frode e abuso d’ufficio, mentre, a pochi chilometri dall’aula di tribunale, il Presidente Reuven Rivlin ha iniziato le consultazioni con i partiti per la formazione di un nuovo governo, in seguito alle elezioni del 23 marzo.

Il coordinamento con i media

Nella sua arringa di apertura, con Netanyahu seduto al banco degli imputati, la procuratrice Liat Ben Ari ha sostenuto che “il primo ministro di Israele ha abusato del suo potere concedendo benefici illegali in coordinamento con i media per promuovere i suoi interessi personali”, sottolineando come “tutti sono uguali di fronte alla legge, il grande e il piccolo, il ricco e il povero, il potente e il semplice”.

Al termine del discorso di Ben Ari è iniziata la prima testimonianza, che riguarda il “Caso 4000”, in cui è co-imputato Shaul Alovitch, azionista principale del gigante delle telecomunicazioni Bezeq, con cui, secondo l’accusa, Netanyahu avrebbe negoziato copertura mediatica positiva sul sito di informazione Walla! – sempre di proprietà di Alovitch – in cambio di politiche governative favorevoli all’azienda. Il processo che entra oggi nel vivo dopo più di un anno di rinvii e fasi procedurali, si svolgerà a un ritmo di tre sedute a settimana.

Il primo testimone: Ilan Yeshua di “Walla!”

Il primo teste convocato è Ilan Yeshua, ceo di Walla! durante il periodo preso in esame. Durante la sua testimonianza – che potrebbe durare un mese – ha rivelato che il premier in carica era denominato dalla redazione “Kim”, con riferimento al dittatore Nord coreano Kim Jong-un. Gli interventi di politici sui contenuti mediatici non sono insoliti, ha detto Yeshua, “ma 13 anni di richieste di politici non equivalgono a quanto domandava la coppia Netanyhau in una settimana”.

I giudici hanno esonerato Netanyhau da presenziare alle udienze di Yeshua e il premier, al termine dell’arringa della procuratrice, aveva lasciato l’aula del tribunale. Nel tardo pomeriggio ha tenuto una conferenza stampa in cui ha attaccato la procura che “conduce una caccia alle streghe nei miei confronti”.

La fumata nera alle consultazioni

Negli stessi momenti, la delegazione del Likud ha indicato al presidente il nome di Netanyhau come premier da incaricare per la formazione di un governo. Il Likud è uscito vincente dalla urne con 30 seggi e uno stacco significativo dal secondo partito, Yesh Atid dell’attuale capo dell’opposizione Yair Lapid, che ne ha ottenuti 17. Tuttavia, al momento Netanyahu può contare solo su 52 sostegni sicuri (16 dei partiti ultraortodossi e 6 della nuova formazione della destra nazionalista oltranzista di Betzalel Smotrich), lontano quindi dai 61 seggi (su 120) necessari a formare una maggioranza. 

Yesh Atid ha raccolto invece 45 raccomandazioni, confermando la frammentazione in cui si trovano le opposizioni a Netanyhau e lo stallo politico. Le consultazioni sono andate avanti fino a tarda serata e il Presidente ha sentito per 45 minuti tutti i 13 partiti che hanno superato la soglia di sbarramento. Ma è stata una fumata nera. 

La proposta di Nuova Speranza

Momenti di tensione si sono respirati alla residenza del Presidente quando è arrivato il turno di Nuova Speranza, il partito di Gideon Saar, ex ministro fuoriuscito dal Likud a dicembre. Il partito non ha infatti raccomandato nessuno come premier e si è fatto promotore di una iniziativa insolita, chiedendo al Presidente di mediare un incontro tra Naftali Bennett e Yair Lapid che possa portare a un accordo verso un governo paritetico con rotazione tra i due.

L’ispirazione viene da un atto simile intrapreso in via straordinaria dal Presidente Rivlin l’anno scorso quando, falliti i rispettivi tentativi di Netanyhau e Gantz di formare un governo, aveva promosso un incontro tra i due rivali che aveva portato poi al governo di rotazione durato otto mesi.

Ma il Presidente ha rimandato al mittente la richiesta, specificando che in questa fase si tratterebbe di un intervento politico che non gli compete e ha invitato Nuova Speranza stesso a mediare tra le parti. “La matematica non è un’opinione”, ha detto Rivlin, lasciando intendere che con la maggioranza relativa di 52 raccomandazioni, spetta a Netanyahu tentare di formare un nuovo governo per primo.

L’ipotesi di un nuovo governo Netanyahu

Il presidente ha fino a mercoledì per sciogliere la riserva su a chi affiderà l’incarico. Se la decisione ricadrà su Netanyhau, ago della bilancia saranno gli unici due partiti che non hanno messo il veto al sostegno a una sua nuova coalizione, pur senza averlo raccomandato al Presidente: Yamina di Naftali Bennett, destra nazionalista che si è staccata dalle frange più estremiste di Smotrich nei mesi scorsi per presentarsi come possibile forza “digeribile” anche dal centro sinistra, e Ra’am di Mansour Abbas, il partito islamista fuoriuscito dalla Lista Araba Unita.

Netanyahu avrebbe 28 giorni – e un’eventuale estensione di altre due settimane – per cercare di raggiungere i 61. In uno degli scenari più discussi, otterrebbe il sostegno di Bennett, arrivando quindi a 59 seggi, e l’appoggio esterno di Abbas sarebbe sufficiente per evitare quinte elezioni almeno temporaneamente, con un governo di minoranza. 

Senza un premier indicato da 61 mani, il presidente Rivlin ha specificato in apertura delle consultazioni che conferirà il mandato “al candidato con maggiori possibilità di formare una coalizione”, che non necessariamente coinciderebbe con il partito che ha ricevuto il maggior numero di seggi. È una prerogativa che gli è conferita dalla legge, ma nel Likud urlano allo scandalo se questo dovesse avvenire, considerato il netto vantaggio ottenuto da Netanyhau alle urne.

Una rotazione Bennett-Lapid

Nelle ore che rimangono, potrebbe ancora rimanere uno spiraglio per un governo di rotazione Bennett-Lapid (al momento, entrambi hanno indicato se stessi come premier). Lapid, in una dichiarazione in tarda serata, lancia un appello ai potenziali alleati che non riescono ad accordarsi – e in particolare a Bennett – per non farsi tentare dalle offerte che arriveranno ora dal premier: “Netanyahu farà di tutto per spezzarvi: cercherà disertori, di rompere coalizioni. Non permetteteglielo”.

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