lunedì, Luglio 26, 2021
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Mercatone Uno: Così americani e commissari hanno affossato la catena di negozi. “Disattesi tutti gli accordi”

MILANO – Un dissesto da quasi cento milioni, quello del gruppo Mercatone Uno, che ha portato ieri il Nucleo di polizia economica finanziaria della Gdf di Milano al Ministero dello Sviluppo economico e nelle due sedi (in Veneto e a Milano) dello studio professionale di Ermanno Sgaravato, uno dei commissari dell’amministrazione straordinaria, indagato per concorso nel reato di causazione del dissesto per effetto di operazioni dolose. L’iniziativa dei magistrati milanesi Riccardo Targetti e Roberto Fontana serve a capire come mai chi avrebbe dovuto salvare la catena con 55 punti vendita in tutta Italia – cioè i commissari straordinari – ha invece contribuito ad affossarne definitivamente i conti. Proprio le indagini della Guardia di Finanza di Milano hanno verificato come i contratti firmati dai commissari non fossero conformi agli accordi ratificati dal Mise nel 2018 e le scelte economiche siano state radicalmente diverse da quelle stabilite. Nel 2018 il gruppo in amministrazione controllata viene acquistato dalla Shernon Holding. E dopo l’uscita di scena di un fondo Usa, Shernon coinvolge l’americana Goldon Brothers International Llc che si ritrova con la possibilità di vendere le merci in magazzino con uno sconto del 70%, opzione prevista per garantire più ampi margini di guadagno e ossigeno al gruppo. Ma gli americani attuano una politica di offerte “fuori tutto” e incassano il denaro su un conto separato, aggravando ancora di più il dissesto.

Tutto sembra filare liscio quando nel giugno del 2018 la Shernon Holding srl firma un preliminare con gli amministratori giudiziari. In questa partita è coinvolto il fondo americano Tpg (Tpg six street partners Lcc) pronto a un intervento finanziario da 50 milioni di euro, 29 da utilizzare per l’acquisto della proprietà degli immobili e 21 milioni per la Shernon affinché acquistasse la società (prezzo di 10 milioni) e per renderla liquida e quindi in grado di operare. Una situazione salutata con ottimismo anche da istituzioni e sindacati: la nuova società si sarebbe fatto carico dei tremila dipendenti, avrebbero salvato tutti i punti vendita e le società satellite della logistica.

Tpg però si sfila a luglio e il castello sembra crollare: a salvare il tutto, almeno in apparenza, è un’altra società Usa, la Gordon Brothers Llc, che però impone un cambio di regole. Tratta direttamente con gli amministratori giudiziari e propone un’operazione interamente incentrata sull’acquisto delle merci e l’utilizzo di Shernon Holding per venderli. Attraverso una terza società, la Commerce srl, e un passaggio dei proventi delle vendite su un conto Unicredit, viene così messo in piedi un meccanismo che consente alla società Usa di rivendere, senza costi di gestione, merci che vengono acquistate da Shernon a prezzo ribassato dall’amministrazione giudiziaria: quest’ultima aveva infatti ceduto a Shernon il magazzino al 35 per cento del costo d’acquisto, per dare originariamente sostegno alla continuità aziendale e salvare i posti di lavoro (circa 3mila dipendenti). Secondo gli investigatori quella imposta dalla Gordon è un’operazione del tutto diversa da quella autorizzata dal ministero per lo Sviluppo Economico per il salvataggio della Mercatone Uno e che porta nell’arco di pochi mesi al dissesto di Shernon Holding con un passivo di oltre 90 milioni di euro. Ed è qui che il comportamento dei commissari si discosta da quanto previsto, portando al fallimento la società che avrebbe dovuto rimettere in sesto la Mercatone Uno.

Per quanto risulta dagli atti dell’indagine, sarebbe stato proprio il commissario Sgaravato a introdurre nell’operazione la Gordon Brothers International. E appare come il fautore principale dei contratti a favore della società americana, che avrebbe ottenuto un profitto enorme dalla possibilità di vendere la merce in magazzino al trenta per cento del prezzo. Una scelta concepita in origine come forma di sostegno alla continuità aziendale e della tutela dei posti di lavoro.

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