sabato, Luglio 24, 2021
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Da Taranto verde ai parchi eolici nel mare della Sardegna: le dieci opere che Legambiente chiede di inserire nel Recovery fund

MILANO – Dieci “opere faro che possono proiettare l’Italia verso un 2030 più sostenibile e verde”. Dalla riconversione green dei poli industriali di Taranto e Brindisi, alla realizzazione di parchi eolici in mare aperto in Sardegna, nel Canale di Sicilia e nell’Adriatico.

Sono questi alcuni dei dieci progetti che Legambiente chiede di inserire nel Pnrr italiano, il piano da presentare entro un mese a Bruxelles che dettaglia come impiegare i fondi europei di Next Generation Eu destinati all’Italia: oltre 200 miliardi di euro. Un progetto che, ha garantito il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, nel convegno dell’assocazione “sta venendo bene, è interessante, completo”.

Nelle priorità di Legambiente rientrano anche i digestori anaerobici che permettono di trattare i rifiuti organici delle aree metropolitane del Centro Sud – Roma, Napoli, Reggio Calabria, Bari, Catania, Palermo, Messina e Cagliari – per potere dare alla spazzatura delle città una seconda vita come biometano e compost di qualità e rendere ogni provincia autosufficiente negli impianti di riciclo in modo da stoppare il “turismo dei rifiuti” e creare le condizioni per decarbonizzare i trasporti locali, oltre a creare una riserva di fertilizzante del suolo per i territori vicini.

Il Recovery fund secondo Legambiente è stato depositato nelle mani di numerosi ministri: oltre a Cingolani, Enrico Giovannini (infrastrutture e mobilità sostenibili), Andrea Orlando (lavoro e politiche sociali), Luigi Di Maio (Affari esteri), Maria Rosaria Carfagna (sud e politiche territoriali), Stefano Patuanelli (politiche agricole, alimentari e forestali) – che, insieme al sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Vincenzo Amendola, hanno partecipato all’evento “La nostra Italia. Più verde, innovativa e inclusiva”.

“Ormai mancano 30 giorni alla scadenza fissata da Bruxelles per l’invio del Pnrr – il commento rilasciato da Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – Dal nuovo Esecutivo guidato da Mario Draghi ci aspettiamo scelte coraggiose e radicali sui progetti da finanziare, puntando solo sulle tecnologie pulite per la produzione di energia rinnovabile, sull’idrogeno verde, sugli impianti di economia circolare, sulla mobilità a emissioni zero in città e sulle tratte extra urbane, sulla rigenerazione urbana, sull’agroecologia, sul turismo sostenibile e sulle aree protette. Solo così si potrà concretizzare la transizione ecologica di cui si parla da anni e proiettare davvero l’Italia al 2030 rendendola più verde, pulita e inclusiva, dando delle risposte concrete ai cittadini e ai giovani che continuano a scioperare per il clima. L’Europa le idee chiare sulla decarbonizzazione dell’economia continentale. In Italia finora non è andata così. È questo il momento giusto per dimostrare quella volontà politica che è mancata finora, evitando allo stesso tempo gli errori del passato. L’Italia non perda questa importante occasione”.

Oltre a chiedere riforme trasversali e semplificazioni per velocizzare l’iter autorizzativo dei progetti di economia verde, l’associazione porta il caso degli eco-incentivi auto per mostrare come le risorse potrebbero essere usate in modo più efficiente per l’ambiente: “Nel 2020 con il bonus auto è stato destinato un miliardo di euro di soldi pubblici per rottamare 125 mila vecchie auto e ridurre le emissioni di 61.000 tonnellate di CO2 all’anno – ha ricordato l’associazione – Con un miliardo avremmo potuto acquistare 2.500 autobus elettrici o 40.000 tax e car sharing elettrici, per tutti in 100 città, riducendo le emissioni di oltre 100.000 tonnellate di CO2 all’anno”.

Ecco, nel dettaglio, le proposte di dieci opere-faro da parte di Legambiente:

1. Il distretto industriale green di Taranto e Brindisi

Legambiente parla di “garantire un futuro pulito alla siderurgia, alla produzione energetica e all’occupazione” in un progetto “ambizioso” al 2030. “Vanno accelerate le bonifiche dei territori inquinati, la riqualificazione dei tessuti urbani, rafforzata la vocazione energetica attraverso lo sviluppo di eolico offshore, solare fotovoltaico e termodinamico nelle aree dismesse bonificate, agrivoltaico, impianti di accumulo di energia elettrica e interventi di diversificazione del tessuto produttivo per superare la monocoltura della petrolchimica, del carbone e dell’acciaio”. Per Taranto, chiede di “ridimensionare la capacità produttiva del ciclo integrale a carbone grazie alla costruzione di forni elettrici e alla realizzazione, da prevedere subito, di un impianto che utilizzi l’idrogeno verde per produrre acciaio, sulla falsariga del progetto svedese Hybrit”.

2. La mobilità a emissioni zero in Pianura Padana e nei capoluoghi di provincia

Oltre a chiedere di dirottare gli eco-incentivi sui mezzi pubblici, punta a vaste “zone a basse emissioni” con divieto di uso del gasolio per auto e riscaldamento (2025), limitazioni alla combustione a biomasse, 100 eco-quartieri a zero emissioni, mobilità dolce. Investimenti che vanno accompagnati da una riforma che definisca meglio responsabilità e poteri tra Stato, Regioni e Comuni.

3. La bonifica di Terra dei fuochi, Valle del Sacco, Val d’Agri, Gela e delle falde inquinate da PFAS

Tutti esempi di territori “inquinati da decenni”: problemi senza la cui risoluzione la transizione ecologica rischia di rimanere una facciata. Le bonifiche sono la risposta univoca.

4. I parchi eolici off-shore nel canale di Sicilia, in Sardegna e in Adriatico

Le infrastrutture mirano ad alzare l’obiettivo italiano per la produzione elettrica da eolico off shore, che è di 900 MW al 2030. “All’Italia il mare non manca e sono stati già presentati alcuni progetti – dice Legambiente – come nel caso dei 9 miliardi previsti sul Canale di Sicilia tra la Tunisia e la zona siciliana tra Mazara del Vallo e Trapani, a oltre 60 km dalla costa, dove è previsto un impianto per 2,9 GW in grado di produrre energia elettrica per 3,4 milioni di famiglie. L’occasione di questi interventi è citata come propizia anche per convertire l’attività dei porti ad ora dedicati alla filiera degli idrocarburi (Ravenna, Augusta, Taranto).

5. La riduzione del rischio idrogeologico in Campania, Calabria e Sicilia

Per l’associazione “I primi cantieri da finanziare sono relativi all’abbattimento degli edifici abusivi e alle delocalizzazioni degli edifici e delle strutture presenti in aree classificate ad elevato rischio idrogeologico, come in Calabria nelle province di Crotone e Vibo Valentia con le loro fiumare, in Campania e in Sicilia, a partire dalla provincia di Messina”.

6. Gli impianti dell’economia circolare nel centro sud

In questo capitolo rientrano gli impianti di gestione dei rifiuti per le metropoli del centro e Mezzogiorno. “Analogo discorso vale per il deficit impiantistico per la depurazione delle acque reflue, concentrato soprattutto nelle regioni meridionali, a partire dalla Sicilia, che costa al nostro paese multe europee per 60 milioni di euro all’anno”.

7. La connessione ecologica, digitale e cicloturistica dell’Appennino

Si propone “l’istituzione del Parco nazionale del Matese tra Molise e Campania, la creazione di corridoi ecologici per la tutela dell’Orso bruno marsicano in Abruzzo, Lazio e Molise, la realizzazione di infrastrutture verdi attraverso il ripristino degli ecosistemi forestali degradati e la tutela della biodiversità con produzioni biologiche agricole e zootecniche nelle aree protette”. Anche il rafforzamento dell’attività turistica, le ciclovie, la rete di cammini e anche l’infrastruttura digitale si muovono su questi corridoi.

8. La ricostruzione innovativa delle aree terremotate del centro Italia

Si invoca entro il 2030 la chiusura di tutte le ricostruzioni legate ai terremoti del 2016-2017, “garantendo sicurezza sismica e idrogeologica”. Se le risorse non sono mancate, finora il deficit è stato di coordinamento e programmazione. “La diffusione dell’infrastruttura digitale deve andare di pari passo con la ricostruzione privata e pubblica, diversamente da quanto fatto nella ricostruzione dell’Aquila, perché è un servizio essenziale al pari delle reti idriche, energetiche, stradali”.

9. Le infrastrutture ferroviarie per Calabria e Sicilia

“Altro che Ponte sullo Stretto, Calabria e Sicilia necessitano prioritariamente di una rete di trasporto regionale per superare l’isolamento e i disservizi che gli abitanti vivono nelle rispettive regioni oltre che aumentare e diversificare i flussi turistici”, scrive Legambiente. Alcuni esempi: oltre all’elettrificazione della tratta che collega Taranto a Reggio Calabria e al potenziamento del servizio con treni moderni, urge il collegamento ferroviario tra l’aeroporto di Lamezia Terme, il centro cittadino e Catanzaro Lido, considerato che è il principale scalo regionale con voli nazionali e internazionali. Anche la Sicilia ha bisogno “di una robusta cura del ferro”.

10. Lo sviluppo del biologico e dell’agroecologia sulle Alpi, negli Appennini e nelle aree rurali attraverso la creazione di biodistretti

Il boom di consumi e produttori biologici spinge per l’incentivazione della “diffusione ancora più capillare del settore biologico nell’intera penisola, per aumentare l’occupazione, la salubrità del cibo e rendere più competitivo il Made in Italy di qualità”. Per farlo, Legambiente chiede di “approvare la legge sull’agricoltura biologica, giunta nell’ultima fase dell’iter parlamentare, e investire su un progetto di sviluppo capillare del biologico avrebbe ulteriori ricadute positive nel segno del green deal: argine al fenomeno di abbandono dei campi e di spopolamento, contrasto al dissesto idrogeologico, grazie allo straordinario presidio territoriale e collante sociale che l’agricoltura può garantire”.

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