giovedì, Luglio 29, 2021
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Xuan e Mo, gli orsi della luna liberati dopo 17 anni di tortura

Senza luce per diciassette lunghissimi anni. Nel buio più buio del seminterrato di un negozio, in una gabbia maleodorante dalle sbarre arrugginite, eppure la mancanza di luce e di libertà non erano le uniche tristi caratteristiche della vita dell’orso Xuan. L’estrazione della bile, con una cannula conficcata nell’addome da cui gocciolava giorno dopo giorno, era l’altro supplizio a cui l’orso della luna liberato il 23 marzo in Vietnam è stato sottoposto per diciassette anni da quando, ancora cucciolo, era stato catturato e imprigionato.

Perché ancora, oggi, nel 2021, in Vietnam e in Cina c’è chi imprigiona questi splendidi animali per sottrargli la bile prodotta dalla cistifellea e venderla al mercato nero per la produzione di preparati della cosiddetta medicina tradizionale cinese.

Una vergogna che ancora il popolo vietnamita e quello cinese non riescono a debellare, visto che sono migliaia le «fattorie della bile» tuttora attive nei due paesi, dove migliaia di orsi della luna continuano ad essere tenuti prigionieri per la produzione di una sostanza che, da anni, è già prodotta chimicamente.

La storia di Xuan e di Mo, la femmina di orso che ha condiviso spazio e sfortuna di Xuan nello scantinato buio, è solo l’ultima di cui si viene a conoscenza grazie al lavoro di Four Paws, l’organizzazione mondiale di assistenza e salvaguardia animale fondata nel 1998 a Vienna da Heli Dingler e ormai ramificata in tutto il mondo. «Il team di Four Paws in passato ha salvato molti orsi in cattive condizioni, ma è rimasto senza parole per la crudeltà che ha riscontrato in quest’occasione – racconta Szilvia Kalogeropoulu, la veterinaria dell’organizzazione responsabile del salvataggio e del trasferimento dei due esemplari. – Gli orsi vivevano nell’oscurità completa da anni: almeno 17 nel caso di Xuan. La squadra ha addirittura dovuto usare le torce per vederli. Le loro gabbie arrugginite erano piccole e sporche, non c’era accesso all’aria fresca e il seminterrato era senza finestre e quindi privo di ventilazione».

Malgrado queste condizioni terribili per qualsiasi essere senziente, in grado di provare sensazioni come il dolore, la noia e la rabbia dovuta alla mancanza di libertà, i due orsi si sono comportati benissimo durante le operazioni di salvataggio che li hanno portati alla loro nuova casa, il santuario di Ninh Binh dove vivranno accuditi ma liberi di muoversi, giocare con i loro simili e fare esperienza di elementi naturali come l’acqua e l’erba, di cui erano stati defraudati fino ad oggi. Il team di Four Paws, dopo essere entrato nello scantinato, li ha sedati e, per prima cosa, li ha visitati per accertare le loro condizioni. «Nonostante siano stati sfruttati per anni per estrarre loro la bile in condizioni così orribili, quando siamo arrivati sia Mo che Xuan erano abbastanza calmi e senza paura – racconta ancora la veterinaria. – I controlli sanitari per entrambi gli orsi hanno rivelato una malattia della colecisti dovuta a molteplici processi di estrazione biliare antigienici e traumatici effettuati nell’allevamento. Inoltre, Xuan è in sovrappeso, ha una malattia al fegato e i suoi denti sono in condizioni terribili».

Dopo la visita veterinaria che ha accertato le loro condizioni e la possibilità di viaggiare, Xuan e Mo sono stati trasferiti nel santuario di Ninh Binh, dopo un lungo tragitto di nove ore. «Per ora la nostra priorità è che gli orsi possano adattarsi alla loro nuova casa e rilassarsi un po’ – aggiunge la veterinaria – sono stati sistemati in una zona di quarantena per prevenire qualsiasi potenziale trasferimento di malattie tra loro e gli altri nostri orsi residenti. Durante questo periodo riceveranno cure mediche intensive e gradualmente si adatteranno a una nuova dieta sana, pur continuando ad essere monitorati attentamente dal nostro team di assistenti». Dopo una prigionia così lunga e completamente priva di stimoli esterni, per gli orsi ovviamente la riabilitazione sarà lunga. «Mo e Xuan hanno vissuto in un ambiente senza possibilità di stimoli fisici e mentali di sorta, quindi sono ancora un po ‘stressati e disabituati alla luce naturale e a suoni diversi che prima non conoscevano. Sono molto reattivi a qualsiasi rumore e altri stimoli e, anche se sono tenuti in una zona tranquilla del santuario, ci vorrà del tempo prima che si abituino al nuovo ambiente. Entrambi hanno alcuni problemi di salute che sono purtroppo comuni agli orsi maltrattati per la loro bile e tenuti in cattività. La loro riabilitazione sarà un percorso lento: provvederemo gradualmente alle loro esigenze individuali».

Nella storia dei salvataggi di Four Paws, quello di Xuan e Mo è certamente uno dei recuperi più eccezionali. «È stata la prima volta che abbiamo salvato gli orsi da un ambiente senza luce naturale e solo esposti alla luce artificiale – conclude la Kalogeropoulu. – Gli orsi sono molto resistenti, ma la strada verso la guarigione sarà comunque una strada molto lunga». Nella loro sfortuna, però, i due orsi hanno avuto fortuna. Vivere in un santuario non sarà il ritorno alla libertà, ma la loro seconda vita non mancherà di sole, acqua, tanta erba su cui rotolarsi e buon cibo . Oltre alla compagnia di tanti altri ex compagni di sventura. A Ninh Binh, il santuario gestito di Four Paws, sono già una quarantina gli orsi che, vittime dell’estrazione della bile o scampati ai bracconieri, hanno trovato accoglienza e rifugio. E le unghie delle loro zampe, consumate come i loro denti sulle sbarre arrugginite delle gabbie in cui erano prigionieri, hanno ricominciato a crescere.

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