giovedì, Luglio 29, 2021
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Dieta di alghe per le mucche: così si riducono le emissioni di metano per lo studio USA

È stato un tema a lungo dibattuto e ora gli scienziati potrebbero avere una risposta: secondo un recente studio USA, se proponessimo una dieta di alghe per le mucche, potremmo ridurre fino all’82% le emissioni di metano. Ma quali controindicazioni ci sarebbero?

I ricercatori del Department of Animal Science dell’Università della California hanno studiato una possibile soluzione al problema delle emissioni di gas prodotte dagli allevamenti bovini. Secondo la Fao, gli animali sono responsabili del 14% delle emissioni di gas serra nel mondo, due terzi delle quali causate dal bestiame d’allevamento. E ormai sappiamo tutti bene che il metano, emesso dagli allevamenti, è tra le principali cause del cambiamento climatico.

Per questo lo studio condotto da un team di ricercatori dell’Università della California ha cercato una soluzione alla dieta delle mucche e ha così verificato che, aggiungendo per cinque mesi, tra la primavera e l’estate dello scorso anno, circa 80 grammi al giorno di alghe marine nella dieta dei bovini, le emissioni di gas a effetto serra sono effettivamente diminuite fino all’82% e in maniera costante nel tempo.

L’alga aggiunta nell’alimentazione dei bovini è stata una particolare alga rossa (il nome scientifico della specie è Asparagopsis taxiformis), che cresce nei mari delle zone tropicali. Quest’alga in particolare è stata scelta in quanto è in grado di inibire un enzima nel sistema digerente dei ruminanti che contribuisce alla produzione di metano.

Gli scienziati hanno pensato già ai consumatori e si sono posti la domanda: l’aggiunta di alghe nella dieta dei bovini cambierà il sapore della carne o del latte? Ebbene, nel corso dei test di valutazione del gusto non sono state rilevate differenze nel sapore della carne di manzo nutrito con alghe rispetto a un gruppo di controllo ed è stato escluso ogni impatto anche sul sapore del latte.

Ora i ricercatori stanno studiando un modo per coltivare questa particolare tipologia di alga impiegata nei test: non c’è abbastanza Asparagopsis taxiformis in natura per un utilizzo su larga scala negli allevamenti e un altro problema potrebbe essere come somministrare gli integratori alle alghe al bestiame che pascola all’aria aperta; il coordinatore della ricerca americana, Ermias Kebreab, ha già annunciato che il suo prossimo studio si occuperà proprio di questo.

[ Fonte: La Repubblica ]

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