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Michelle Obama e la ricetta per il futuro dei bambini

Questo articolo è pubblicato sul numero 13 di Vanity Fair in edicola fino al 30 marzo 2021

Dal vivo Michelle Obama abbraccia le persone, ma questa volta, la mia terza con lei per l’intervista esclusiva con Vanity Fair, ci vediamo via Zoom. Arriva prima il suo sorriso radioso, poi ecco la mano sul cuore, in segno d’affetto.
Davanti a me c’è Michelle LaVaughn Robinson Obama, cresciuta in una casa umile nella periferia di Chicago, discendente di schiavi, come era solita ricordare quando viveva alla Casa Bianca: «Mi sveglio ogni mattina in una casa costruita da schiavi», il suo ingresso nel palazzo del potere fu una rivelazione.

Ancor più del marito Barack, Michelle è figlia dell’emancipazione e della liberazione americana, una donna che ha sposato un uomo che si definisce femminista. Con lui ha conquistato il potere, entrando nel suo luogo sacro e cambiando lo stereotipo della coppia presidenziale, da sempre rappresentata da un uomo e una donna bianchi. La frase di Martin Luther King «I Have a Dream» è il loro mantra.
Michelle ha voluto aprire le porte della Casa Bianca a tutti, anche a quelli che venivano definiti i «diversi», gli esclusi, dai neri agli ispanici, dagli omosessuali ai transessuali. Tra i tanti ospiti della famiglia Obama a Washington c’è stata anche una giovane artista, poeta e attivista ispiratrice del rinascimento americano, Amanda Gorman, che cinque anni dopo con la sua poesia The Hill We Climb, avrebbe catalizzato l’attenzione mondiale durante l’insediamento del presidente Joe Biden.
Michelle Obama ha sempre lottato per l’uguaglianza e l’emancipazione, per tutta la vita è stata una sostenitrice dell’istruzione femminile, perché lei, in prima persona, ne ha conosciuto il significato e apprezzato il valore. Michelle, una delle poche studentesse nere che si laurea in giurisprudenza ad Harvard, anche contro tutti quelli che le dicevano che non doveva ambire troppo in alto. Fiera di portare avanti la bandiera della diversità e dell’inclusione, ma soprattutto della solidarietà femminile. Festeggia la legge sui matrimoni gay con la bandiera arcobaleno proiettata sulla Casa Bianca, e poi porta le figlie adolescenti nella piazza davanti alla Casa Bianca per celebrare, con la gente, la libertà e l’uguaglianza nell’amare e sposare chi si vuole.
In un importante studio legale di Chicago dove lavora come avvocata e socia, incontra il futuro marito Barack Obama. Quella partnership li porta prima alla Casa Bianca e poi a dominare le classifiche dell’editoria. E infine inizia la collaborazione con Hollywood. Dopo la presidenza, infatti, la coppia scrive libri Becoming di Michelle vende molto di più di quello di Barack. E lui afferma che lei, la sua roccia, è la più influente tra i due. Insieme fondano una casa di produzione televisiva, la Higher Ground Productions, con la missione di sfruttare la forza della narrazione per affrontare temi di inclusione sociale e di progresso, quali la razza, la classe sociale, i diritti civili e molto altro. La coppia ha firmato un accordo pluriennale con Netflix per la produzione di progetti cinematografici e televisivi. Michelle ha sempre creduto nel potere della narrazione per ispirare le persone e «aiutarci ad aprire la nostra mente e il nostro cuore agli altri». Ora la Higher Ground Productions ha realizzato un programma per bambini sull’alimentazione sana, Waffles + Mochi, una serie televisiva su Netflix in cui dialoga con i pupazzi Waffles e Mochi.
Oggi, a cinque anni dalla fine del mandato del marito, Michelle si occupa di molte altre cose. Mentre sta entrando nella National Women’s Hall of Fame come una delle donne più influenti e iconiche del Ventunesimo secolo, dichiara di non amare la politica, eppure tutto quello di cui si occupa, direttamente o indirettamente, è molto politico, soprattutto negli Stati Uniti: la sanità, la disparità razziale e salariale, l’accesso a un’alimentazione sana.

Lei ha sostenuto che il benessere di una società può essere misurato osservando il trattamento che quest’ultima riserva alle sue donne e alle sue ragazze. È questo il parametro più importante nel valutarla?
«Gli investimenti che i singoli Paesi stanziano per l’istruzione delle ragazze sono, a mio parere, il metro di valutazione del livello di sviluppo e della qualità della vita. Le donne sono la linfa vitale di ogni comunità e di ogni famiglia. Se non investiamo nella loro istruzione, garantendo loro che abbiano le conoscenze giuste per portare al mondo figli sani e assicurare che, anche loro, ricevano un’istruzione, perderemo l’opportunità di far crescere circa metà della popolazione di un Paese. Non possiamo permettercelo, abbiamo già troppi problemi in questo mondo».

Ci sono altri parametri?
«Sì, molti. Come la qualità del cibo che serviamo nelle nostre comunità, la capacità delle famiglie di avere accesso e di provare alimenti sani e nuovi, in modo da far crescere i nostri figli con la forza e gli strumenti necessari per realizzare i loro sogni e poi tornare e sostenere gli altri».

A proposito di cibo : come si inserisce la serie Waffles + Mochi nella missione della sua casa di produzione televisiva?
«È un progetto molto importante per me, perché dà la possibilità di conoscere ed esplorare il meraviglioso linguaggio universale del cibo . Waffles e Mochi sono i miei due compagni di viaggio: insieme giriamo il mondo alla scoperta delle diverse tradizioni culinarie, ma, soprattutto, di una sana cultura alimentare. Al cuore della forza di una comunità c’è la salute dei suoi bambini che parte da quello che mangiano, da come si prepara il cibo e da quanto sono abituati ad assaggiare cose nuove. L’avventura con Waffles e Mochi rende tutto questo divertente ed emozionante per i piccoli, e speriamo riesca anche a unire i bambini di tutto il mondo. È importante che questo programma faccia sentire le loro voci mentre parlano nella loro lingua e raccontano il loro rapporto con i vari cibi e gli ingredienti presenti in ogni episodio. Credo che la pace sia una delle componenti speciali di Waffles + Mochi».

Anche quando era First Lady, Michelle Obama ha sempre messo al centro il benessere dei bambini. Come mamma e poi come madre della nazione ha sempre voluto promuovere il consumo di cibo sano sulle tavole dei bambini e dei più giovani in America – dove la povertà infantile ha raggiunto numeri elevatissimi, con circa 18 milioni di bambini sull’orlo della fame. Il tema della salute dei più piccoli è sempre stato centrale per lei, da qui sono nate iniziative come l’orto per la frutta e la verdura della Casa Bianca, la cena di Stato con oltre 50 ragazzi tra gli 8 e i 12 anni, ciascuno proveniente da ognuno degli Stati americani. Oggi negli Stati Uniti, duramente colpiti dalla pandemia, tra i più vulnerabili ci sono gli obesi che soffrono di diabete, soprattutto tra le comunità afroamericane. Michelle insiste sulla disparità economica, sull’accesso al cibo sano e sul diritto alla sanità che, negli Stati Uniti, è considerato un privilegio. La sua casa di produzione, in collaborazione con Netflix, ha l’obiettivo di regalare un milione di pasti sani alle famiglie più vulnerabili, per sensibilizzare le persone sul tema della salute dei bambini.

Uno dei temi che ha messo in luce questa pandemia è la scarsa sicurezza alimentare. Nella serie Waffles + Mochi propone ricette accessibili ai bambini di ogni parte del mondo e a famiglie con possibilità e mezzi diversi. Ci dica di più.
«Tutte le ricette che proponiamo sono alla portata di tutti e si possono preparare sia che si abbia a disposizione una fantastica cucina da chef, sia un semplice tostapane o un fuoco. In Perù, per esempio, abbiamo preparato una zuppa di patate buonissima su un fuoco all’aperto. C’è un grande impegno ma anche tanto divertimento».

La cucina può diventare una passione. Durante il lockdown cos’ha fatto con le sue figlie? Avete cucinato insieme?
«Abbiamo trascorso insieme molto tempo, tra la casa di Washington e, quando si poteva, la casa al mare di Martha’s Vineyard. Devo dire che le mie figlie si sono appassionate alla pasticceria: sono diventate due eccellenti pasticciere, preparano dolci, torte, muffin… Era divertente guardarle sperimentare cose nuove, sbagliare e poi migliorare preparando le stesse ricette, più e più volte. Apprezzo molto la loro capacità di esplorare ed è stato bello constatare anche che sono in grado di nutrirsi da sole. Le mie figlie oggi hanno 22 e 19 anni; la più grande, Malia, si è appena laureata e presto andrà a vivere da sola. Ora vedo i frutti dei miei investimenti: due giovani donne che sono curiose e che amano sperimentare e adorano scoprire cose nuove quando sono in viaggio. Questo è anche il bello del mio programma: proporre ai bambini nuovi sapori e nuove esperienze da conoscere fin da piccoli, in modo che quando cresceranno e avranno l’età delle mie figlie assaggeranno più volentieri cose nuove e questo aprirà loro il mondo. È questo che vogliamo per i nostri ragazzi».

Da bambina e da ragazza ha visto sua madre cucinare per la sua famiglia. Qual è il suo piatto preferito, la pietanza che la fa sentire a casa ovunque lei sia?
«Macaroni and cheese, una bella teglia ricca di formaggio! Da bambina la adoravo. Non la mangiavamo spesso, ma quando era in tavola era sicuramente il mio piatto preferito e lo è ancora oggi. È un piatto semplice della tradizione per le grandi occasioni: il giorno del Ringraziamento o a Natale non manca mai una teglia di macaroni and cheese; tutti pronti a tuffarci per prenderne una porzione. Sì, è il piatto che mi fa sentire a casa».

Lei è stata in Italia diverse volte, anche in occasione dell’Expo, il cui tema centrale era proprio l’alimentazione. Che cosa le piace dell’Italia?
«Amo tutto, è uno dei miei Paesi preferiti. Al primo posto c’è sicuramente il cibo , e poi la gente, la storia, l’arte, la moda … Tutto. In famiglia abbiamo sempre apprezzato molto le nostre visite in Italia».

La sua amica giornalista afroamericana Joy-Ann Reid dichiara che «la forza straordinaria di Michelle risiede nella capacità di saper parlare dei bisogni e delle difficoltà delle persone più vulnerabili e marginalizzate. E la sua forza traspare anche quando, con eleganza, non si concede alle provocazioni e agli attacchi strumentali». Come quando ha risposto agli insulti che Donald Trump rivolgeva a lei e a suo marito («quando loro volano in basso, noi voliamo in alto»). O quando, commentando il razzismo di Trump durante la sua ultima campagna elettorale, ha detto: «La presidenza non cambia le persone, ma rivela chi sono realmente».
Michelle è una donna forte e a renderla ancora più forte è la trasparenza con la quale si racconta, non nasconde le proprie fragilità e parla con autenticità delle sue sfide, come del fatto di aver perso un bambino e della difficoltà a restare incinta, della depressione durante la pandemia e della profonda tristezza per le violenze razziali che hanno attraversato il Paese dopo l’assassinio di George Floyd. Michelle riesce a coinvolgerti e ispirarti con le sue parole.
Una donna che con la Fondazione creata con suo marito continua a donare borse di studio soprattutto agli studenti più poveri, perché l’istruzione e la cultura esprimono un effetto moltiplicatore a beneficio di tutti, dell’intera comunità. Recentemente si è fatta fotografare mentre si vaccinava, per convincere gli scettici ad aderire alla campagna vaccinale, e continua a distinguersi perché, come pochi, sa parlare dei bisogni e delle difficoltà delle persone più vulnerabili e marginalizzate, perché sa arrivare dritta al cuore delle persone.
E alla domanda che le fanno tutti, su quando si candiderà alla Presidenza degli Stati Uniti, risponde: «Non ho mai pensato alle prossime elezioni ma continuo a lavorare per le prossime generazioni». E questa è la sua forza più grande: sentire che quello è il suo appuntamento col destino.

 

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