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Pakistan-India, spiragli di pace. Il capo dell’esercito: “Seppelliamo il passato e andiamo avanti”

BANGKOK – Il comandante in capo dell’esercito pachistano, l’uomo di fatto più potente del Paese islamico, ha offerto alla eterna nemica India di “seppellire il passato e andare avanti”. La dichiarazione del generale Qamar Javed Bajwa  arriva un mese dopo l’ annuncio a sorpresa di un cessate il fuoco tra le forze armate dei due Paesi. Entrambi dotati di armi nucleari, hanno combattuto tre guerre e nel 2019 ne hanno sfiorata un’altra dopo un sanguinoso attacco terroristico partito dal Pakistan contro un convoglio di soldati indiani, al quale seguì una rappresaglia di Delhi.

È presto per capire se le  aperture – apparentemente reciproche – reggeranno alla nuova linea dura dell’amministrazione Biden contro l’influenza della Cina in queste regioni, a cominciare dai miliardi di dollari investiti da Pechino nei corridoi stradali e navali pachistani per raggiungere senza circumnavigazioni l’oceano e i Paesi del golfo. Ma la pesante crisi economia di Islamabad accentuata drammaticamente dalla pandemia è tale da convincere sia l’esercito sia il governo dell’ex campione di cricket Imran Khan, a tentare alleanze al di fuori del regime di quasi-monopolio che intrappola il Pakistan nella gabbia del debito verso le banche cinesi.

 

I misteri del caso Pearl, il Pakistan libera il carnefice del reporter

di

Raimondo Bultrini

26 Dicembre 2020

I segnali di distensione sembrano contraddittori con il livello della sfida tra il nuovo presidente Usa Joe Biden e Xi Jinping, e per sottolineare le inevitabili incognite, il generale Bajwa ha precisato che dal suo punto di vista “spetta all’India l’onere di creare un ambiente favorevole” oltre a Washington, che “ha un ruolo da svolgere” nel processo di pacificazione regionale. Dal fronte indiano erano emerse le stesse considerazioni ma all’inverso, cioè che spetta al Pakistan creare un ambiente “privo di terrore, ostilità e violenza”.

Che in ogni caso Islamabad voglia trasmettere un’immagine più accomodante e aperta è stato evidente assommando i più recenti discorsi di Bajwa e del premier Imran Khan, che erano sostanzialmente identici. Il capo del governo è giunto a fare i suoi complimenti a Delhi dopo l’ annuncio dell’effettivo cessate il fuoco da parte delle forze armate dei due paesi poche settimane fa. Ma governo e militari hanno sott’occhio prima di tutto i conti in rosso del budget statale, e vedono negli scambi col “nemico” una possibilità di alleviare le sofferenze dei debiti.

 

Nella valle del Kashmir senza più connessione: “Ridateci la libertà”

di SAQIB MUGLOO

27 Dicembre 2019

Il Pakistan si trova infatti nella “lista grigia” dei Paesi sospettati di favorire i finanziatori del terrorismo stilata dalla Financial Action Task Force (FATF) e che comprende Corea del nord e Iran. Le perdite economiche derivate da questa imbarazzante posizione ammontano da sole a 38 miliardi di dollari in meno di tre anni e Islamabad aveva ben 27 riforme da attuare per uscirne, ma l’ultimatum è scaduto senza cambiamenti.

Il Pakistan ha ricevuto nel giugno dello scorso anno 500 milioni di dollari dalla Banca mondiale e dalla Banca asiatica di sviluppo per sostenere l’annaspante economia. Ma il debito pubblico è salito del 154% in pochi anni e a gennaio il Pakistan aveva registrato un record di inflazione al 14,6%, una delle più alte al mondo, mentre i prezzi dei prodotti alimentari sono andati fuori controllo. Il Prodotto interno lordo è sceso a meno 0,4 per cento e il reddito procapite da 1625 a 1325 dollari.

Da qui forse deriva in parte l’ammorbidimento dell’esercito pachistano. Il punto di maggior frizione e tensione è il Kashmir islamico controllato dall’induista Delhi.  India e Pakistan controllano entrambi parti di questa regione himalayana dove lo scorso anno ha fatto il suo ingresso in grande stile l’esercito cinese, che supporta Islamabad occupando postazioni reclamate da Delhi.

 

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