martedì, Aprile 13, 2021
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Speravo de Morì Prima Gianmarco Tognazzi è Spalletti

Speravo de Morì Prima arriva su Sky Atlantic e Now il 19 marzo ma le polemiche ovviamente non mancano e con le prime puntate disponibili per i clienti extra in anteprima, hanno iniziato a correre sui social le inevitabili polemiche, attese dagli stessi protagonisti.

Naturalmente la figura di Luciano Spalletti è al centro dell’attenzione, non tanto per l’interpretazione di Gianmarco Tognazzi, capace di andare oltre l’imitazione cogliendone l’anima e le sfumature, quanto per la riapertura di una vecchia ferita, di una divisione tra “tottiani” e “spallettiani”.

Luciano Spalletti, infatti, nell’ultimo anno e mezzo di carriera di Francesco Totti ne è stato un po’ l’antagonista, ritratto come l’artefice del suo addio, il nemico sotto cui nascondere il tema del tempo che passa, come Gianmarco Tognazzi ha affrontato questo ruolo:

Il mio è stato un approccio neutro al tema. Non sono entrato nel merito della mia opinione rispetto a quello che leggi sui giornali. Soprattutto questa serie si basa su un libro che racconta il punto di vista di Totti. Quindi il mio è stato un ruolo neutro, senza giudizio rispetto quello che accadeva. Ho provato con grande rispetto a studiare, ad approfondire il loro rapporto provando a cogliere quei silenzi, quei non detti che raccontano ancora di più un disagio vissuto probabilmente da entrambe le parti.

Speravo de Morì Prima“Speravo de morì prima” Spalletti (Tognazzi) e Totti (Castellitto)

Ha avuto modo di incontrare Spalletti?

Non l’ho incontrato perchè non spettava a me decidere di farlo. La serie è il punto di vista di Totti e io in quanto attore, dovevo attenermi il più possibile a quanto scritto sul copione. Se incontrandolo mi avesse dato una lettura, una visione diversa probabilmente sarei entrato in crisi, senza avere possibilità di intervenire.

Qual è stato quindi il suo approccio verso il personaggio?

Ho cercato di pormi verso la figura di Spalletti con grande rispetto e stima anche nei confronti di una filosofia di gioco che privilegia il gruppo oltre il singolo. L’obiettivo è quindi stto quello di andare a cogliere tra le righe quello che poteva emergere dai silenzi, dal disagio di questa incomprensione reciproca.

Forse da romano ma milanista, è stato più facile entrare in modo neutro nel racconto. C’è un calciatore della sua squadra del cuore che vedrebbe bene come soggetto per un film o una serie?

Rivera, Maldini, Baresi, così come Totti o Baggio o Del Piero sono quelle figure che diventano bandiere, icone di una squadra ma capaci anche di incarnare una filosofia più ampia, un modo di essere diventando in questo modo patrimonio di tutti.

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