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Borse di oggi 15 marzo 2021: andamento listini europei e mondiali

MILANO – Ore 14:45. Borse europee in cauto rialzo all’apertura di settimana mentre il rendimento dei titoli di Stato americani si tiene vicino ai massimi dell’ultimo anno, sopra l’1,6%, in una settimana caratterizzata dai molti appuntamenti con le Banche centrali: su tutti, quello con la Federal Reserve chiamata a preservare il sostegno ai mercati insieme al riconoscimento della crescita dei tassi e delle prospettive di inflazione.

Uscita dal tunnel, perché l’Europa non regge il passo di Biden

di

Giovanni Pons

15 Marzo 2021

In Europa i listini si muovono dunque positivi: Milano sale dello 0,63%, Londra dello 0,16%, Francoforte dello 0,13% e Parigi aggiunge lo 0,23%. A Piazza Affari in forte calo Astaldi, dopo è stato reso noto il concambio con Webuild e le relative procedure di integrazione. Apertura piatta per Wall Street, che venerdì aveva portato S&P e Dow a nuovi record: l’indice Nasdaq che cede lo 0,09% a 13.320,3 punti, il Dow Jones avanza dello 0,4% a 32.911,12 punti e lo S&P500 guadagna lo 0,06% a 3.945,8 punti.

Lo spread a dieci anni è stabile attorno ai 93 punti, con sortite anche sotto questo livello, dopo che la seduta dei mercati telematici ha superato la boa di metà giornata. Il prodotto decennale del Tesoro registra un rendimento dello 0,62%.Intanto dai dati di Banca d’Italia arriva un nuovo record per il debito pubblico, cresciuto a gennaio a 2603 miliardi di euro.

La Borsa di Tokyo ha chiuso in leggero rialzo, questa mattina, con il Nikkei a +0,17%. Diverso invece l’orientamento delle Piazze cinesi, con Shanghai in ribasso dello 0,96 e Shenzhen del 2,13%. In Cina i dati macroeconomici dicono di una sensibile ripresa, che secondo gli osservatori dei mercati potrebbe generare un atteggiamento meno espansivo da parte delle autorità. Oggi è emerso che la produzione industriale del colosso asiatico è balzata del 35,1% annuo nel primo bimestre del 2021, dopo il +7,3% di dicembre e a fronte di un consensus degli analisti fissato a +30%, confrontandosi tuttavia con un gennaio-febbraio 2020 caratterizzato dal blocco delle attività nel mezzo della crisi legata al Covid-19. Diffuse anche le vendite al dettaglio, sempre in Cina: hanno registrato a gennaio-febbraio un balzo del 33,8% annuo, dopo il +4,6% di dicembre e il +32% atteso dai mercati, grazie ai consumi legati al Capodanno lunare.

Apertura in calo per l’euro sopra quota 1,19 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1929 dollari e a 130,37 yen. Il biglietto verde, che ha beneficiato dal nuovo rialzo dei rendimenti dei Treasury, ha guadagnato terreno anche nei confronti della valuta giapponese a 109,28. Protagonista assoluto del fine settimana è stato di nuovo il Bitcoin, che dopo avere superato la soglia di 61 mila dollari si muove in area 60 mila.

Tra i dati macro pubblicati in giornata si segnala che l’attività manifatturiera nell’area di New York è salita a marzo al suo livello più alto dal luglio 2020, e i prezzi pagati ai fornitori sono ai massimi da 10 anni, secondo l’indicatore mensile Empire State della Fed. Sempre negli Usa, secondo le indiscrezioni di stampa il presidente Joe Biden starebbe valutando il maggiore aumento delle tasse federali dal 1993 per finanziare le sue prossime mosse a sostegno dell’economia. Dopo il piano di stimolo da 1.900 miliardi di dollari l’amministrazione valuta altre misure, da finanziare non con il solo debito governativo ma con una componente fiscale con attesi aumenti per le tasse su società e individui con redditi alti. Al centro del prossimo intervento iniziative come lotta al cambiamento climatico, infrastrutture, maggiori aiuti alle categorie in difficoltà e lotta alla sperequazione fiscale.

I prezzi del petrolio restano sostenuti a metà mattinata, con il Wti che viaggia intorno ai 66 dollari al barile e il Brent che ripiega leggermente dopo aver puntato ai 70 dollari. I dati record sulla produzione industriale e le vendite al dettaglio in Cina hanno mostrato che la ripresa economica del gigante asiatico ha accelerato all’inizio del 2021, aumentando le prospettive della domanda di energia nel più grande importatore di petrolio del mondo. A tenere alti i prezzi, anche la decisione dell’Arabia Saudita di tagliare la fornitura di greggio ad aprile fino al 15% ad almeno quattro acquirenti dell’Asia settentrionale, soddisfacendo al contempo le normali esigenze mensili delle raffinerie indiane. Il mercato petrolifero è cresciuto di oltre il 30% quest’anno, spinto dai tagli all’offerta di Arabia Saudita e Opec, segnali di un aumento della domanda di energia, e dall’implementazione delle campagne di vaccinazione anti-Covid.

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