mercoledì, Maggio 12, 2021
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Lo storico Omar Mohammed: “Mosul aspetta l’appello del Pontefice per ricostruire la convivenza”

Omar Mohammed è l’uomo che ha rischiato tutto per raccontare al mondo le atrocità dell’Isis. Quando i fanatici islamisti hanno conquistato la sua città, Mosul, nel 2014, ha cominciato a scrivere con uno pseudonimo, Mosul Eye, il blog che testimonia la brutalità della vita sotto l’Isis. Professore di storia, sunnita, è fuggito dall’Iraq nel 2017 e da allora lavora per ricostruire la memoria di Mosul.

Oggi il Papa arriva a Mosul, che effetto le fa?
“Non poter essere lì è come una sentenza di morte. Nel 2016 scrissi al Papa chiedendogli di non lasciare sola la gente di Mosul, e sta succedendo davvero. Chiunque altro avrebbe rinunciato perché era un viaggio con molti rischi. Francesco è di parola”.

Cosa le dicono i suoi amici rimasti a vivere lì?

“Sono increduli, in attesa. Il Papa ha sulle sue spalle il peso di richieste reali: le loro case sono state distrutte, non c’è lavoro, la ricostruzione non va avanti, i cristiani sono stati deportati o sono fuggiti. Mosul è abbandonata dal governo, comandano le milizie sostenute dall’Iran e le persone temono di essere arrestate o uccise. Nessuno parla del futuro, ma solo di come arrivare alla fine della giornata”.

La visita di Francesco può cambiare qualcosa?
“Anche se il sistema politico corrotto cercherà di strumentalizzarla, il Papa pregherà nell’80% della città che è distrutto e mostrerà al mondo la realtà”.

Cosa vorrebbe che dicesse alla sua gente?
“Che possiamo tornare a vivere insieme. Mosul in arabo significa “connessione”, la convivenza è ciò che l’Isis ha cercato di distruggere. Fino al 1947 c’erano almeno 10-15mila famiglie ebree. Per decenni gli yazidi sono venuti dal Sinjar a vendere le loro merci nei mercati musulmani di Mosul, i contadini cristiani facevano lo stesso dalla piana di Ninive”.

Per 3 anni ha raccontato le violenze dell’Isis. Si è nascosto, ha temuto di essere ucciso. Ha odiato?
“Non sono capace di odiare. Seguo le parole di Papa Francesco: “L’amore è per sua natura creativo, l’amore è sempre creativo””.

C’è il rischio che l’Isis rinasca?

“Si, se i problemi resteranno gli stessi. Le famiglie e i bambini di Isis vivono in condizioni orribili. Quei bambini domani saranno uomini, pieni di odio e di desiderio di vendetta. Serve un processo di riconciliazione nazionale. Serve combattere la corruzione, trovare una soluzione per le milizie, proteggere i giovani iracheni che chiedono un cambiamento reale e vengono massacrati nelle piazze”.

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