martedì, Aprile 13, 2021
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L’inversione magnetica e la fine dei Neanderthal

La temporanea inversione dei poli magnetici terrestri, 42.000 anni fa, potrebbe aver provocato una serie di cambiamenti atmosferici che innescarono una crisi climatica – una catastrofe che rese il Pianeta inospitale e contribuì, forse, alle estinzioni della megafauna australiana e dei Neanderthal. Lo suggerisce uno studio pubblicato su Science che chiama a testimone uno spettatore inconsapevole: il fossile di un gigantesco albero riportato alla luce in Nuova Zelanda che conserva, nei suoi anelli, le tracce chimiche di quanto accaduto.

Scudo ballerino. Il campo magnetico terrestre, che protegge la Terra dalle radiazioni cosmiche e dal vento solare, è tanto indispensabile quanto instabile: nel corso della storia si è invertito varie volte, come se i poli nord e sud magnetici, che comunque “migrano” rispetto a quelli geografici, si fossero proprio scambiati di posto (per approfondire: che cosa cambia il campo magnetico della Terra). Ma queste inversioni hanno effetto sul clima terrestre?

La domanda è sorta spesso in relazione a un evento temporaneo di inversione dei poli magnetici avvenuto 42.000 anni fa e noto come Escursione di Laschamp. Il fenomeno è rimasto impresso negli archivi geologici (se ne trova traccia per esempio nelle rocce vulcaniche), ma finora non sembrava avesse avuto effetti significativi sul clima terrestre.
 
Alberi che raccontano. Forse perché si cercava nel posto sbagliato: Alan Cooper e i colleghi del South Australian Museum di Adelaide, Australia, hanno condotto analisi al radiocarbonio degli anelli di un antico kauri neozelandese (Agathis australis), una pianta vissuta proprio all’epoca dell’Escursione di Laschamp, preservata da una palude e tornata alla luce pochi anni fa nei pressi di Ngawha Springs, Nuova Zelanda.

L’evento indebolì il campo geomagnetico, permettendo a più raggi cosmici di entrare in atmosfera e facendo così aumentare i livelli di un isotopo radioattivo, il carbonio-14. La misurazione della quantità dell’isotopo in ciascuno degli anelli, che rappresentano le fasi di crescita della pianta, ha permesso di datare accuratamente l’Escursione di Laschamp (tra i 41.560 e i 41.050 anni fa) e ricollegarla così ai possibili cambiamenti che causò nell’atmosfera, di cui si trova ampia traccia in altri reperti.

Combinazione sfortunata. Attorno al periodo di picco di carbonio-14 si verificarono, contemporaneamente, diverse cruciali trasformazioni ambientali di cui si trova traccia in depositi minerari, sedimenti lacustri e carote di ghiaccio dello stesso periodo: «Notiamo una crescita imponente della piattaforma glaciale sopra il nord America, uno spostamento drammatico delle cinture di pioggia tropicali e di quelle dei venti sull’oceano meridionale, oltre a una siccità sull’Australia», spiega Chris Turney, dell’Università del New South Wales, coautore dello studio.

Poiché le carote glaciali fanno pensare a un periodo di minimo solare coincidente con l’Escursione di Laschamp, il team ha inserito anche questo fattore nel “calderone”: a questo punto, i modelli indicano una radiazione ultravioletta aumentata del 10-15 per cento, un declino dell’ozono stratosferico, cambiamenti climatici, tempeste solari e aurore fino al 40esimo parallelo di latitudine (quello che passa per la Sardegna e la Campania).

Un’ipotesi controversa (che ritorna). Secondo gli autori della ricerca questi cambiamenti potrebbero aver contribuito all’estinzione della megafauna australiana e a quella dei Neanderthal che a quel tempo popolavano l’Europa, e che attorno a 42.000 anni fa cedettero il passo ai sapiens. Il team ha persino collegato a quella crisi climatica l’uso di ocra rosso di cui si trova traccia nei dipinti con le mani nelle caverne: il pigmento veniva forse utilizzato come schermo solare naturale in risposta ai livelli record di radiazioni ultraviolette.

Anche se quest’ultima ipotesi è più controversa, pare invece più plausibile che alla scomparsa dei Neanderthal in Europa abbia per lo meno contribuito un netto cambiamento delle condizioni climatiche (il collegamento con l’Escursione di Laschamp era già stato proposto in passato).

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