martedì, Aprile 13, 2021
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Le ultime sulla sindrome infiammatoria da covid MIS-C

I bambini colpiti da MIS-C (Multisystem Inflammatory Syndrome in Children), la sindrome infiammatoria multisistemica che in rari casi interessa i pazienti in età pediatrica con CoViD-19, presentano un’attivazione immunitaria sproporzionata, paragonabile soltanto a quella degli adulti con forme gravi di covid. Uno studio pubblicato su Science Immunology fa il punto sul profilo immunitario caratteristico di questa patologia, una malattia vascolare che interessa diversi organi e che fortunatamente si può curare con successo, se individuata tempestivamente.

Infiammazione diffusa. La MIS-C è una rara patologia documentata per la prima volta nell’aprile 2020 su bambini e adolescenti affetti da covid. È un’infiammazione contemporanea di diversi organi, incluso il cuore, i polmoni, i reni, la pelle, gli occhi, e si presenta con sintomi che comprendono dolore addominale, nausea e vomito, diarrea, sfoghi cutanei, occhi arrossati, spossatezza.

Inizialmente era stata confusa con la Sindrome di Kawasaki, una rara malattia vascolare pediatrica. Ma studi successivi hanno permesso di classificarla come una malattia del tutto nuova, caratterizzata come la Kawasaki da un’alterazione dei vasi sanguigni, ma con mediatori immunitari (cioè le molecole coinvolte nei meccanismi di infiammazione) diversi.

Attacco in corso. Nel nuovo lavoro gli scienziati del Children’s Hospital di Philadelphia e della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania hanno analizzato 200 diversi parametri immunitari nei campioni di sangue di piccoli pazienti con MIS-C ricoverati nella primavera 2020, e li hanno confrontati con quelli di pazienti adulti guariti dalla covid, con covid ancora in corso o sani. Si sono accorti che il sistema immunitario dei bambini on MIS-C era estremamente attivato: presentava quantità anomale di un tipo di linfociti T, i linfociti T CD8 citotossici, incaricati di eliminare le cellule infettate.

In particolare risultava mobilitata una sottopopolazione di questi linfociti incaricata di pattugliare le pareti dei vasi sanguigni, a caccia di segni di possibili riattivazioni dell’infezione. La loro presenza potrebbe essere legata ai problemi vascolari e alle complicazioni cardiache tipiche di questa sindrome. I pazienti con elevati livelli di questi globuli bianchi avevano infatti spesso bisogno di farmaci in grado di modificare il tono vascolare. La quantità di CD8 risultava superiore a quella presente nei bambini con forme gravi di covid e nella maggior parte degli adulti, ma sembrava calare con il miglioramento dei sintomi clinici.

Fase avanzata. Altro fatto singolare, i bambini con MIS-C presentano quasi sempre anticorpi contro il coronavirus SARS-CoV-2, a differenza dei pazienti covid acuti, giovani e meno giovani. Poiché gli anticorpi si sviluppano “a scoppio ritardato” rispetto all’esordio dei sintomi, è probabile che la MIS-C sia un evento ritardato, uno strascico tardivo della covid. Ciò nonostante, i pazienti con MIS-C presentavano anche alti livelli di plasmablasti, forme immature di cellule incaricate di secernere grandi quantità di anticorpi. Di solito nei positivi alla covid queste cellule tornano nei ranghi dopo due o tre settimane dalla fine dei sintomi.

Le possibili cause. Secondo i ricercatori, all’origine della MIS-C potrebbero esserci tre possibili fenomeni: l’attivazione continua della risposta immunitaria specifica dovuta alla persistenza dell’antigene (ossia la firma proteica riconoscibile) del SARS-CoV-2; la presenza del virus annidato in un nuovo tipo di tessuto o lo sviluppo di un’infezione secondaria dopo due o tre settimane da quella iniziale; infine una reazione di tipo autoimmune, con il sistema immunitario che si rivolge verso l’organismo stesso.

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