domenica, Aprile 11, 2021
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Viaggi, cura anti-Covid con esperienze virtuali e holiday working

Lo aveva già fatto Airbnb: ora dal mese scorso anche Amazon ha fatto ingresso nelle esperienze virtuali (per ora solo negli Stati Uniti), dando la possibilità da remoto di imparare a cucinare la pasta alla bolognese con uno chef italiano o girare per Tokio accompagnati da una guida locale. E ancora nel giugno scorso è stato firmato un accordo tra Musement, startup italiana acquisita dal tour operator tedesco Tui, per fornire le proprie esperienza su Booking. «Una delle opportunità da percorrere per il settore è quello dell’offerta di contenuti e servizi in digitale. Lo potremmo definire neverending tourism – spiega Lorenzini – L’idea è rendere il viaggio continuo, non si esaurisce con il soggiorno in loco ma vengono proposte esperienze prima e dopo, con il digitale. Non è fenomeno nuovo ma ancora non strutturato. In questo modo la relazione con il cliente diventa di lungo periodo e si diversifica l’offerta».

Destinazioni minori

Che la preferenza forzata delle destinazioni minori, la scorsa estate e la prossima, porti a ripensare radicalmente il turismo? Renderà più sostenibili mete sovraffollate come Venezia, Roma e Firenze, si chiedeva il Guardian, ricordando le derive dell’overtourism? «Il turismo di massa ci sarà sempre – risponde Lorenzini – ma di certo questo momento pone una riflessione alle città in termini di offerta, di come ripensare le loro politiche di gestione dei flussi. E le destinazioni minori, se vogliono trarre vantaggio su lungo periodo, devono strutturare meglio l’offerta con prodotti ed esperienze». Gli stessi tour operator hanno diversificato i pacchetti proponendo più destinazioni domestiche. «Da tempo c’è una domanda di viaggi trasformativi, con esperienze che lasciano il segno da parte di una classe culturale e creative che ha buone capacità di spesa – osserva Emma Taveri, ceo di Destination Makers, – E ci sono destinazioni che si possono ripensare assieme alle fondazioni di comunità o altri soggetti del territorio affinché il turismo abbia finalmente un impatto economico e sociale positivo e diffuso, rigenerando luoghi e comunità stesse».

Smart working

Le mete italiane sono state prescelte non solo per la vacanza ma anche per allungare il soggiorno lavorando in smart working. Una tendenza che si conferma per i prossimi mesi: due lavoratori del terziario su tre starebbero infatti pianificando di lavorare da remoto per un periodo di tempo lontano dalla propria residenza, secondo un sondaggio commissionato da Airbnb a Points/OnePoll.

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