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Ermal Meta, il testo più poetico

«Senza nome io, senza nome tu. E parlare finché un nome non ci serve più. Senza fretta io, senza fretta tu. Ci sfioriamo delicatamente per capirci un po’ di più». E così che inizia Un milione di cose da dirti, la canzone che Ermal Meta propone sul palco del Festival di Sanremo 2021 e già definita da molti come il testo più poetico di questa edizione, capace di toccare corde dell’animo e del contatto che Meta ha sempre raccontato nella sua discografia con grazia ed eleganza, accarezzando con estrema delicatezza il turbine delle emozioni umane e degli amori inattesi, rimasti chissà per quanto tempo in sospeso.

Il suo ritorno a Sanremo a tre anni dalla vittoria in coppia con Fabrizio Moro e al quinto posto all’Eurovision Song Contest parte proprio da qui: da una canzone d’amore molto intima composta da Ermal Meta tre anni fa, pensata solo per voce e pianoforte. È rimasta nel cassetto per molto tempo prima che l’artista decidesse di riprenderla e di inviarla ad Amadeus su suggerimento del suo staff, convinto che fosse il pezzo giusto, specie in un anno in cui abbiamo tutti un po’ riscoperto il valore della vicinanza con l’altro. A differenza dei temi sociali e a tratti incendiari che Ermal ha proposto in passato sul palco – questa è la sua quarta partecipazione al Festival, la sesta se consideriamo, invece, l’esperienza con gli Ameba 4 nel 2006 e con La fame di Camilla nel 2010 -, Un milione di cose da dirti è una canzone semplice, a tratti scarna e, proprio per questo, ricca di significato.

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«Avrei un milione di cose da dirti, ma non dico niente. In un mare di giorni felici annega la mia mente» canta Ermal Meta, prossimo all’uscita con l’album Tribù urbana il 12 marzo, rammentando non solo l’imprescindibilità di un contatto, ma anche il bisogno di condividere il percorso con un altro essere umano, con qualcuno che ci completi e che sia «la mia stazione, mentre io sono il tuo viaggio». «Se non riesco ad alzarti starò con te per terra. Avrai il mio cuore a sonagli per i tuoi occhi a fanale. Ce li faremo bastare» canta ancora Meta insistendo sulle cose che non riusciamo a dire e sulle difese che dobbiamo abbassare perché solo così riusciremo ad accogliere davvero chi ci è vicino. «Un milione di cose da dirti, na non dico niente» chiosa, infine. Con la speranza che quell’abbraccio, seppure metaforico, riesce ad arrivare a tutti gli spettatori da casa.

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