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Cambia il Dpcm in vigore fino al 6 aprile: enoteche aperte fino alle 22

VENDITA AL DETTAGLIO

Accolte le richieste per prolungare l’orario di asporto oltre le 18. Salva la Pasqua periodo cruciale per il settore che a livello di vendite rappresenta il 20% del fatturato totale

di L.Ben.

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Accolte le richieste per prolungare l’orario di asporto oltre le 18. Salva la Pasqua periodo cruciale per il settore che a livello di vendite rappresenta il 20% del fatturato totale

3′ di lettura

Dopo un anno, il 2020, dove la pandemia aveva dato soddisfazione ma anche messo in difficoltà i locali con vendita e mescita di vino, arriva ora il sospirato via libera per le enoteche che potranno restare aperte per l’asporto dal 6 marzo fino al 6 aprile fino alle 22 . “Con la massima soddisfazione accogliamo la soppressione, nel primo Dpcm del governo Draghi in vigore fino al 6 aprile, dell’iniqua disposizione che obbligava gli enotecari Italiani a non poter vendere al dettaglio le bottiglie di vino dopo le ore 18.” Così Andrea Terraneo, presidente dell’Associazione delle enoteche Italiana Vinarius, commenta l’eliminazione del divieto di asporto per i codici Ateco 47.25 ingiustamente inseriti nel precedente Dcpm in vigore fino al 5 marzo.

“La battaglia che Vinarius ha iniziato e portato avanti in ogni sede e a favore dei suoi associati e di tutte le Enoteche Italiane – continua Terraneo – ha visto premiati gli sforzi per cancellare quello che fin dall’inizio ci era parso un equivoco e denunciato fin dal 15 gennaio con l’invio di una nostra lettera aperta al Presidente del Consiglio Conte e ai Ministri Speranza e Patuanelli”. “Poter lavorare anche dopo le ore 18.00 significa dare ossigeno alle enoteche, – evidenzia Terraneo – in vista delle prossime festività di Pasqua. È un periodo cruciale questo per il settore che a livello di vendite pesa nell’anno circa il 20% del fatturato totale. Se analizziamo solo il Centro Sud questo date sale anche fino al 25%”. Soddisfazione anche del segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti secondo il quale la deroga al divieto di asporto dalle enoteche “è un bel segnale di attenzione per il nostro settore che conta 7.200 enoteche con 8mila addetti”.

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“Salve” 7mila enoteche italiane. Ora valutazione sui ristoranti

Piena soddisfazione per i contenuti del nuovo Dpcm è stato espresso da tutte le organizzazioni della filiera vitivinicola di Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani, Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Copagri, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc e Assoenologi, che nei giorni scorsi avevano inviato una richiesta in tale direzione al premier e al ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli.
“Dar modo alle enoteche di riprendere la regolare attività – si legge in una nota della filiera del vino – rimette in moto una macchina produttiva che impegna nelle aziende vitivinicole italiane circa 210mila addetti, fra i quali 50mila giovani. Per questo, la scelta di responsabilità del governo arriva a ridare impulso a un mercato già fortemente penalizzato per le limitazione sull’HoReCa”. Secondo la filiera del vino c’è però la necessità di fare un passo in avanti anche sul fronte della ristorazione, valutando la possibilità di apertura bar e ristoranti anche a cena nelle regioni in zona gialla e per il pranzo in quelle in zona arancione.

“Il via libera all’asporto prolungato salva le 7 mila enoteche presenti in Italia, superando l’ingiustificata discriminazione nei confronti di negozi alimentari e supermercati ai quali è correttamente consentita la vendita del vino”: questo il commento del presidente della Coldiretti Ettore Prandini, che aveva sollecitato il necessario chiarimento del nuovo Dpcm . Si tratta di una misura importante a sostegno del vino Made in Italy fortemente colpito dalla chiusura della ristorazione, precisa la Coldiretti, con 200 milioni di bottiglie mai arrivate sulle tavole dei locali. A pesare è stata anche la chiusura dei ristoranti italiani all’estero dove le bottiglie spedite all’estero hanno subito un calo del 3%.

Baristi esclusi

L’esclusione delle enoteche fa emergere però il dissenso anche dei proprietari delle caffetterie secondo cui il divieto a carico ora dei soli barrimane un provvedimento incomprensibile. Ad affermarlo Giancarlo Banchieri, presidente di Fiepet Confesercenti : “Lo stop all’asporto crea un grave danno alle sole imprese di somministrazione senza cucina – bar, caffetterie, etc. – mentre minimarket e grande distribuzione potranno infatti continuare tranquillamente a vendere bevande, anche alcoliche, negli orari in cui ai bar la vendita d’asporto è preclusa”.

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