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da casa lavoriamo di più, 48 minuti in più per l’esattezza

Smart working croce e delizia. Se non ci fosse stata la pandemia non saremmo qui a parlarne così spesso. eppure il periodo controverso che stiamo vivendo ha avuto come conseguenza quello di dare un’accelerata alla digitalizzazione del lavoro, ma non solo. Il fatto che in tutta Europa milioni di persone sono state improvvisamente costrette a lavorare a distanza ha rivoluzionato e sconvolto il nostro modo di lavorare. A luglio, il 48% degli intervistati a un sondaggio condotto dall’agenzia europea Eurofound ha dichiarato di lavorare interamente o in parte da casa.

In Belgio, Lussemburgo, Francia, Spagna, Danimarca, Portogallo, Irlanda, Cipro e Italia più della metà della forza lavoro faceva smart working.

Vantaggi, ma soprattutto svantaggi
I vantaggi dello smart working li abbiamo assorbiti: maggiore flessibilità, meno tempo per il pendolarismo e più spazio per godersi la casa, la famiglia e gli hobbies. Ma a quanto pare non tutti hanno sperimentato i benefici. E’ infatti sugli svantaggi che ancora dobbiamo prendere le misure, in primis quello del lavorare di più rispetto a prima. Non riguarda solo la fatica delle riunioni con Zoom, Team, Meet e tutte le piattaforme disponibili per le conferenze on line, ma proprio delle maggiori ore di lavoro che spendiamo a casa, lavorando in smart working.

Si lavora di più, lo dice anche Harvard
A fare i conti è stato un recente studio promosso dalla celebre Università, che ha analizzato le e-mail e le riunioni di 3,1 milioni di persone in 16 città del mondo, rilevando che il personale remoto lavora di media 48,5 minuti in più al giorno di chi sta in ufficio; non solo ma i dipendenti che lavorano da casa nel Regno Unito, Austria, Canada e Stati Uniti arrivano a stare al computer fino a due ore in più al giorno rispetto a quando stavano in ufficio.

I dati della ricerca suggeriscono che il personale a distanza ha il doppio delle probabilità che i lavoratori in ufficio superino le 48 ore settimanali dell’UE. Quasi un terzo dell’esercito remoto lavora nel tempo libero più volte alla settimana, rispetto a meno del 5% degli impiegati.

Quel equilibrio tra vita privata e lavorativa violato
Sul Guardian la professoressa Anna Cox, esperta in informatica e equilibrio tra vita privata e lavoro presso l’University College di Londra, mette in guardia sul deterioramento dell’equilibrio tra vita privata e lavoro, che è dovuto principalmente alla pressione e all’insicurezza create dall’uso del software di monitoraggio aziendali. «Si sentono come se ci fosse un’aspettativa di essere sempre a disposizione. Ha un tale impatto sui lavoratori, in particolare quelli che non sono manager di alto rango». Per fortuna questi software da noi sono poco diffusi, resta il problema della reperibilità: mandare una mail dopo l’orario di lavoro non è una buona idea, ma purtroppo è la norma in molti ambienti di lavoro.

La carica della UE e dei riformisti al grido: meno lavoro in smart working

Sebbene la direttiva sull’orario di lavoro dell’UE , introdotta nel 2003, stabilisca periodi minimi di riposo giornaliero e settimanale e l’equilibrio tra vita professionale e vita privata sia uno dei 20 principi sanciti dal pilastro europeo dei diritti sociali, non esiste alcun diritto ai sensi del diritto dell’UE per coloro che lavorano digitalmente per spegnere al di fuori dell’orario di lavoro. Concretamente le cose sono destinate a cambiare. Il mese scorso il parlamento europeo ha votato in modo schiacciante a favore di una risoluzione che chiede alla Commissione europea di proporre una legge che consenta a chi lavora in digitale di disconnettersi al di fuori dell’orario di lavoro. Staremo a vedere.

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