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Courmayeur da vivere tutto l’anno: la località montana si candida a meta per lo smart working

La montagna che cambia

Grazie alla vicinanza alle vie di comunicazioni e aeroporti, servizi efficienti e la prossima candidatura Unesco il paese più noto della Val D’Aosta ai piedi del Montebianco lancia un manifesto per promuovere il lavoro agile

di Lucilla Incorvati

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Grazie alla vicinanza alle vie di comunicazioni e aeroporti, servizi efficienti e la prossima candidatura Unesco il paese più noto della Val D’Aosta ai piedi del Montebianco lancia un manifesto per promuovere il lavoro agile

5′ di lettura

Courmayeur non cambia pelle ma punta ad attrarre più persone non solo come località turistica montana. Il paese più noto della Val D’Aosta ai piedi del Montebianco si candida ad attrarre i tanti appassionati della natura che vogliono lasciare la città grazie ad un più diffuso smart working in nome di una vita più eco. Tra gli atout una rete di vie di comunicazioni che consente di raggiungere facilmente centri importanti, servizi efficienti, un’offerta di proposte legate al tempo libero realizzabili durante tutto l’anno.

Lasciare la città grazie allo smart working

Con l’emergenza Coronavirus, il cosiddetto “lavoro agile” è stato sdoganato sempre più in Italia (secondo l’Istat durante la fase 1 del lockdown lo ha svolto il 3,7 milioni di lavoratori, fonte Istat). E in molti vorrebbero continuare a usufruirne: lavorare da casa piace ai dipendenti (che abbattono tempi e costi degli spostamenti) e piace sempre più anche ai datori (abbatte i costi della gestione di un ufficio). Sono tante le aziende che si stanno adeguando, e stanno pensando di proseguire con lo smart working anche in vista del ritorno alla normalità. Per farlo, dovranno adeguare le norme (anche contrattuali) che regolano il rapporto di lavoro con i propri dipendenti. Secondo un’indagine recente realizzata da Citrix e l’istituto di ricerca OnePoll su 1000 lavoratori interrogati sull’impatto dello smart working sulle loro scelte abitative il 57% del campione afferma che prenderebbe in considerazione l’idea di trasferirsi da una città ad un’area rurale, se potesse lavorare in modo flessibile. A cogliere questa opportunità si presenta Courmayeur che sta per costruire un modello di smart working che coniuga rispetto per l’ambiente e la comunità e un nuovo rapporto tra territori e lavoro.

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Il modello Courmayeur

Grazie alla sua anima cosmopolita (il 60% dei turisti in inverno e il 40% in estate sono stranieri) e all’attenzione alle sensibilità culturali dei suoi ospiti e residenti, Courmayeur Mont Blanc si candida ad essere luogo all’avanguardia per consentire, a chi la sceglierà, di lavorare immersi nella natura , pur restando sempre connessi con il mondo e ritrovando un equilibrio nel ritmo lento che trova il suo segreto tra le sue valli e nelle persone che le abitano. Courmayeur con il Monte Bianco, la montagna per eccellenza, la vetta più alta d’Europa, è una sorta di luogo simbolo di come l’uomo abbia sempre saputo adattarsi al contesto alpino. «Il nostro è uno scenario spettacolare dell’incontro tra l’aspirazione umana e le regole della natura – sottolinea il sindaco Roberto Rota, eletto lo scorso novembre che parla a nome di tutta quella comunità che sta sostenendo il progetto -. I nostri valori, quelli di una comunità alpina accogliente e consapevole, muovono ogni nostra scelta e azione, dalla salvaguardia della ricchezza paesaggistica di cui siamo custodi, alla volontà di aprirci al mondo». Come spiega il sindaco la tradizionale accoglienza alpina è pronta per affrontare le prove che la contemporaneità prospetta come il mutamento del mondo del lavoro e propone un modello che unisce modernità ed efficienza con il patrimonio valoriale della montagna, fatto di attesa, ascolto, condivisione e fatica. Da mercoledì 3 marzo partirà una campagna sui media e poi sabato prossimo sarà ufficialmente firmato ai piedi del Bianco il manifesto dello smart working.

Una storia di ospitalità

A 1224 metri di altitudine, adagiata in una valle verdeggiante proprio alle falde del massiccio del Monte Bianco, Courmayeur era abitata già al tempo dei romani, che iniziarono lo sfruttamento delle miniere di quarzo aurifero. L’inizio della sua popolarità inizia nel XVII secolo, quando prese avvio l’attività termale, soprattutto grazie ai soggiorni della famiglia reale. I Savoia diedero un notevole impulso alla crescita economica di Courmayeur, che diventò presto una delle località più prestigiose per il turismo aristocratico e una famosa stazione di cura e di benessere. In un’annata normale, senza Covid, il volume d’affari comprensivo di tutte le attività raggiunge circa i 900 milioni di euro.

Fibra ed ebike e vicinanza agli aeroporti

La qualità della vita lavorativa ai piedi del Monte Bianco non vuole essere una trasposizione di ciò che succede nelle metropoli, ma vuole fare perno sugli equilibri frutto del rapporto di rispetto reciproco tra montagna e uomo. Rispetto a quasi 3000 mila residenti (2750 con esattezza), in alta stagione la località ne accoglie 10 mila, grazie ad una storica e consolidata attività alberghiera (57 hotel) e a un parco di seconde case molto estese. Sono proprio i proprietari di seconde case che mantengono alta la presenza a Courmayeur sia in estate sia in inverno. «Raggiungiamo più o meno lo stesso numero di presenze nelle due alte stagioni – aggiunge Rota – la provenienza (Covid permettendo) è sempre stata 50-50 tra italiani e stranieri, Courmayeur è molto internazionale». Ben collegata ai quattro grandi aeroporti (125 km dall’aeroporto di Ginevra, 160 km dall’aeroporto di Torino, 200 km dall’aeroporto di Milano Malpensa e 260 km dall’aeroporto di Bergamo Orio al Serio) è facilmente raggiungibile in autostrada dalle grandi città Milano (218 km) e Torino (150 km). Ci sono scuole (tra cui un liceo linguistico pensato per gli atleti agonisti) e servizi (l’ospedale più vicino è ad Aosta)

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