domenica, Maggio 16, 2021
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Quegli 80mila km di sentieri scomparsi dalle mappe digitali tra Inghilterra e Galles: così un esercito di volontari li ha ritrovati

Quasi 80mila chilometri di percorsi e sentieri sostanzialmente spariti dalle mappe più recenti dell’Inghilterra e del Galles. Li ha ritrovati un’associazione britannica, The Ramblers, mesi fa ha lanciato un appassionato appello ai cittadini: “Don’t Lose Your Way”, aiutateci – grazie a uno strumento digitale di mappatura a disposizione dei partecipanti omonimo – a ritrovare i tracciati perduti negli ultimi 120 anni. Il punto di partenza e di confronto, infatti, sono due mappe storiche delle due nazioni britanniche risalenti appunto all’inizio del secolo scorso.
 
Il risultato è stato infatti entusiasmante: 49mila miglia sono risorte dalla memoria e dall’oblio, cinque volte in più delle stime calcolate all’inizio dell’impresa. Ma la sfida non è ancora vinta: c’è una serie di passaggi prima di poterne proporre la riapertura e la sistemazione oltre che la fruizione generale. Questo perché il governo britannico ha stabilito nel 2000, con la legge battezzata “Countryside and Rights of Way Act”, una deadline improrogabile (anche se non in Galles, dove pure si procede come se la scadenza fosse la medesima): entro il primo gennaio 2026 tutti percorsi e i sentieri storici, compresi quelli ripescati dall’invasione della natura o dimenticati dalle mappe, dovranno essere registrati per poter essere inclusi nelle mappe ufficiali del paese. Sembra molto tempo ma la mole di lavoro è immensa, anche perché nel frattempo spuntano altri chilometri di “trail”, e la gara è dunque quella di preparare i percorsi all’approvazione.
 

Bisogna per esempio dare priorità ai tratti che portino i maggiori benefici alle persone, isolando con precisione i singoli percorsi che possano concretamente essere salvati – l’urbanizzazione prorompente ne ha ovviamente interrotti e spezzettati migliaia di chilometri – e dunque preparare le candidature anche su evidenze storiche legate a uno specifico sentiero. Il problema è che stiamo appunto parlando di decine di migliaia di chilometri, quasi sette volte il diametro della Terra, da mappare, catalogare, valutare, di cui ricostruire gli usi antichi e la storia, le radici antropologiche e il valore per il tessuto locale di singole contee o territori. Oltre a doverne dipanare le problematiche giuridiche e burocratiche sui diritti di passaggio e sulla proprietà. Finché i sentieri non saranno ufficialmente inseriti nelle mappe, infatti, è impossibile chiarirne a pieno la possibilità di transitarvi e utilizzarli.
 
Per questo The Ramblers sta lavorando sia con i volontari che con altre organizzazioni partner per sviluppare le risorse necessarie che consentano alle migliaia di attivisti in tutto il paese di occuparsene in modo rapido ma preciso. Dopo il primo gennaio 2026, quei sentieri andrebbero infatti persi senza poter mai più reclamare un proprio posto sulle mappe ufficiali. Fra l’altro, se tutti i percorsi tracciati e recuperati fossero riaperti, sistemati e inseriti nelle cartografie ufficiali di Stato darebbero una spinta incredibile al network di sentieri in Inghilterra e Galles, secondo alcuni almeno di un terzo. Aprendo ulteriori opportunità sportive, turistiche e ricreative.
 

“L’incredibile risposta che abbiamo ricevuto dalle persone, che ci hanno aiutato a cercare i diritti di passaggio mancanti, dimostra quale posto importante occupi la nostra rete di percorsi nel cuore di tanti di noi” ha spiegato Jack Cornish, program manager del progetto. “Riportando i percorsi più utili fra quelli rinvenuti sulle mappe, non salveremo solo un pezzo della nostra storia ma rafforzeremo la rete esistente, creando nuovi e migliori cammini e consentendo a più persone di praticare attività all’aperto”.
 
L’operazione di crowdsourcing, a cui si è anche unita una campagna di crowdfunding per raccogliere 49mila sterline da destinare a tutte le attività viste prima, ha messo una toppa a una lacuna vecchia di almeno settant’anni. Il National Parks and Access to the Countryside Act del 1949, la legge che aprì la strada all’istituzione dei parchi nazionali e dei percorsi nazionali in Gran Bretagna, impose a tutte le amministrazioni locali in Inghilterra e Galles di gestire un registro pubblico dei diritti di passaggio, insomma, una mappa di tutti i sentieri e i percorsi liberi. Un processo che non funzionò a dovere, spesso per errori e omissioni, e che ha portato oggi a resuscitare 49mila miglia. Anche se molte altre rimangono da riportare alla luce.

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