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perché è più rispettoso dell’ambiente?

Ci sono prodotti che a un certo punto per vari motivi balzano in cima alle preferenze di mezzo mondo. L’avocado, complice alcune delle sue proprietà, è uno di questi: negli ultimi anni il suo consumo è letteralmente esploso. Tanto che ad Amsterdam, ad esempio, è nato The Avocado Show, un ristorante (e ora un franchising) che fonda interamente la sua offerta su questo frutto tropicale. Ed è solo uno dei tanti. Tra ricettari a base solo di avocado, articoli e nutrizionisti innamorati di lui il frutto verde è entrato addirittura nel paniere Istat, confermandosi un prodotto significativo anche nella spesa degli italiani.

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Piatti dolci e piatti salati, la versatilità gastronomica concorre al suo successo, che però ha un prezzo. Non economico, ma ambientale. Sì, perché le coltivazioni di avocado in America centrale e meridionale spesso hanno un’impronta massiccia sull’ecosistema. Visto il successo planetario del frutto, infatti, aree vastissime del Messico e del Perù, per citarne solo due, sono state convertite a questa coltura; lo sfruttamento intensivo del suolo si accompagna spesso a un uso scriteriato di pesticidi e sostanze chimiche, fino ad arrivare al prosciugamento di interi corsi d’acqua per garantire la massiccia irrigazione di cui questa pianta necessità, soprattutto in alcune fasi della sua crescita. Eppure, in America non sembrano badare a questi dettagli: l’oro verde dell’agricoltura è un’occasione di guadagno molto ghiotta.

Il guadagno che non tiene conto del futuro del pianeta sappiamo essere ormai inaccettabile. Quindi occorre trovare alternative sostenibili e per quanto riguarda l’avocado, noi italiani abbiamo una grande fortuna: complice il riscaldamento del clima, nelle nostre regioni meridionali, è possibile coltivare questo frutto.

L’AVOCADO ARRIVA IN SICILIA
In Sicilia da diversi decenni è presente questa coltivazione e anche adesso che l’avocado è di moda , si cerca di rispettare l’ambiente senza rinunciare all’alta redditività del frutto sul mercato. Com’è possibile? Semplice, rispettando le caratteristiche della pianta, che può crescere senza troppi interventi umani solo in zone vocate, adatte alla sua proliferazione. In Sicilia sono diverse e si concentrano soprattutto nel catanese e nel messinese, ma le Tenute Caracci sono riuscite a creare un piccolo impianto anche nel trapanese.

Ci si potrebbe domandare anche perché in una regione come la Sicilia, dove si incontrano ancora realtà che nei mesi più caldi lamentano problemi di siccità, si punti su un frutto che richiede tanta acqua. La risposta è duplice: in primo luogo, come ci spiega Nicola Francesca dell’Università di Palermo è un luogo comune sbagliato quello secondo cui tutta la Sicilia ha problemi di approvvigionamento idrico; in seconda battuta, è significativo che gli imprenditori stiano selezionando con cura i terreni in cui coltivare l’avocado, molti dei quali si trovano in prossimità di alture – Etna e Nebrodi in testa – e in zone climatica molto piovose. A questo si aggiunge la tecnologia: «L’impronta idrica si può ridurre con l’irrigazione particolare, di precisione, che consente di risparmiare molta acqua» ci spiega Vittorio Farina, docente di frutticoltura tropicale all’Università di Palermo.

I NUOVI GIOVANI DELL’AGRICOLTURA
Molti degli imprenditori agricoli che stanno puntando sull’avocado sono giovanissimi. Fra questi c’è Andrea Passanisi, 36 anni e una laurea in Giurisprudenza, che ci racconta «l’agricoltura è la mia passione: mi sono sempre impegnato allo spasmo per questo progetto, ma questa fatica non ha mai rappresentato uno stress per me». Nella zona di Giarre, vicino a Catania, la sua Sicilia Avocado ha ottenuto la certificazione per l’agricoltura biologica e gli ettari dedicati al frutto tropicale sono un centinaio. Da giovane imprenditore ha intuito le potenzialità dell’e-commerce che oggi vanta 18.000 mila utenze registrate attive, con le donne che la fanno da padrone e un mercato che internazionale.

Lo stesso entusiasmo di Passanisi si avverte anche nella voce dei ragazzi che da pochi mesi hanno creato il network commerciale Bravocado, che già dal nome intende suggerire l’idea di un prodotto con una certa etica, sia in quella di Mirko Caracci che ci spiega che anche nella zona di Trapani, dove il terreno calcareo è diverso da quello ai piedi dell’Etna, le piante di avocado riescono a crescere: «I principali avversari della pianta sono il vento e il freddo. Le nostre sono giovani, hanno quattro anni, ma ognuna è in grado di produrre 20/30 chili di frutto».

In Sicilia si sta puntando su quattro o cinque varietà di avocado e il prodotto nostrano è senza dubbio più caro del cugino latinoamericano; però nell’ottica di rendere il suo consumo più sostenibile – occorre anche capire che non possiamo mangiarlo sempre, perché in Italia è disponibile solo in alcuni mesi – forse possiamo fare lo sforzo di spendere un po’ di più.

«La sostenibilità ambientale del prodotto siciliano è nettamente superiore a quello americano» continua Farina. Un dato ottenuto grazie a tre elementi. In primo luogo, perché per arrivare sulle tavole nostre e degli altri paesi europei percorre molti meno chilometri, con una conseguente impronta carbonica (cioè la quantità di CO2 emessa nell’atmosfera) ridotta. Poi c’è l’attenzione nei confronti dell’irrigazione e infine la riduzione al minimo di prodotti chimici.

Grazie al professor Farina, nella gallery all’inizio dell’articolo, trovate alcune curiosità sull’avocado che forse non sapevate e che possono tornare utili per un suo consumo più sostenibile.

(Foto: © Sicilia Avocado).

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