lunedì, Aprile 12, 2021
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Malati di covid per amor di scienza: a cosa serve, ora?

Esporsi al contagio da covid in un contesto protetto, e aspettare pazientemente che il SARS-CoV-2 colonizzi le proprie vie respiratorie: prima dell’arrivo dei vaccini chi si prestava a studi di questo tipo veniva definito un eroe. Ma adesso che abbiamo vaccini efficaci a disposizione, servono ancora simili esperimenti? Uno Human Challenge Study, un test di infezione umana controllata, sta per prendere il via nel Regno Unito, dopo l’approvazione da parte del comitato etico.

Nelle prossime settimane, 90 soggetti sani tra i 18 e i 30 anni incontreranno per la prima volta il coronavirus in laboratorio, per poi sviluppare presumibilmente la covid sotto lo sguardo attento dei medici.

Prima che sia troppo tardi. L’esperimento fornirà informazioni preziose sulle fasi iniziali dell’infezione e sulla risposta dell’organismo, e sarà fondamentale per affinare i vaccini di seconda generazione e mettere a punto trattamenti contro le nuove varianti. La ricerca nasce da una collaborazione tra la task force britannica sui vaccini, l’Imperial College London, il Royal Free London NHS Foundation Trust e un laboratorio medico, hVIVO, specializzato in questo tipo di studi. Non c’è molto tempo: tra pochi mesi, se la campagna vaccinale procederà spedita, trovare persone senza anticorpi contro il SARS-CoV-2 potrebbe risultare più complicato.

Quello che ancora non sappiamo. Alcuni dati sulla covid, impossibili da raccogliere fuori dal laboratorio, potrebbero aiutarci a prevenire in modo più efficace il contagio o somministrare trattamenti più tempestivi: per esempio, qual è la minima dose di virus necessaria per stabilire l’infezione? Che tipo di difese mette in campo all’inizio il sistema immunitario? È possibile prevedere chi tra i volontari svilupperà sintomi più evidenti?

Per rispondere a queste domande, dopo i check-up iniziali, i volontari esporranno i loro nasi a dosi di virus nel ceppo più vecchio, meglio conosciuto e non “variato”, quello che circolava a marzo, per trascorrere i 14 giorni successivi in quarantena.

I prossimi vaccini. Si studierà come il patogeno della covid si moltiplica nel naso, antro d’ingresso nell’organismo, e si analizzeranno le fasi dell’infezione che precedono la comparsa dei sintomi. Questa versione di virus in volontari giovani e senza patologie pone rischi molto bassi e i soggetti saranno seguiti fino alla completa guarigione. In futuro, un piccolo gruppo aggiuntivo sarà invece vaccinato ed esposto alle nuove varianti, per capire come ottimizzare i vaccini di seconda generazione contro le forme mutate di virus. Questa seconda fase dell’esperimento non ha ancora ricevuto il via libera.

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