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Borse di oggi 26 febbraio 2021: andamento listini europei e mondiali

MILANO – I mercati europei chiudono in rosso una giornata difficile, caratterizzata dalle preoccupazioni legate al ritorno dell’inflazione.

Milano segna un passivo dello 0,93%, con Mps che è passata a inizio seduta da una fase di sospensione all’indomani del cda che ha approvato il progetto di bilancio in un’ottica di continuità aziendale nonostante le “incertezze rilevanti” che aleggiano sull’istituto senese. In rosso anche gli altri mercati europei: Londra precipita nel finale a -2,75%, Parigi cede l’1,39% e Francoforte lo 0,67%. Rimbalzo a metà per Wall Street, dove ieri il Nasdaq aveva accusato forti perdite: oggi il listino tecnologico recupera l’1,2%, mentre – alla chiusura dei mercati europei – lo S&P500 scivola dello 0,1% e il Dow Jones resta attardato a -0,6 per cento. In giornata, per altro, dalla Commissione Ue è arrivato il via libera all’acquisizione di Piazza Affari da parte di Euronext.

A rasserenare un po’ il clima era arrivata la discesa dei rendimenti dei titoli di Stato: la fiammata dei Treasury all’1,6% si è ridimensionata sotto l’1,5% restando comunque ben sopra i livelli recenti. Chiusura poco mossa per lo spread tra Btp e Bund tedeschi, che sale leggermente a 105 punti base con rendimento del decennale allo 0,78 per cento sul mercato secondario.

La Bce è arrivata a gettare acqua sul fuoco, spiegando che potrebbe aumentare il suo sostegno all’economia se i tassi di interesse dovessero aumentare troppo troppo bruscamente. Isabel Schnabel, il membro tedesco dell’esecutivo della banca centrale europea, ha spiegato: “Un aumento dei tassi di interesse reali in una fase iniziale della ripresa, anche se riflette un miglioramento delle prospettive di crescita, potrebbe rimuovere elementi vitali di sostegno” all’economia “e se ciò avvenisso troppo bruscamente data la persistente fragilità”, ha aggiunto Schnabel, in questo caso sarà necessario aggiustare la politica monetaria e “aumentare il livello degli aiuti”.

A pagare pesantemente dazio per queste preoccupazioni (in scia alle forti perdite di ieri sera di Wall Street) erano stati gli indici asiatici che hanno registrato la peggior seduta dallo scorso marzo, con un vero e proprio tonfo per Tokyo che ha chiuso in calo del 3,99 per cento. In Asia, le vendite hanno riguardato soprattutto il comparto tecnologico: si è trattato di un vero e proprio sell-off, una corsa alla cessione di azioni, giunto però al culmine di un periodo di rialzi consistenti che avevano portato le azioni dell’area ai massimi di sempre. Sono andate in rosso anche Hong Kong (-3,2%), Shanghai (-2,12%), Shenzhen (-1,79%), Seul (-2,8%). Il rialzo dei tassi obbligazionari ha funzionato da “miccia” per gli investitori che “erano alla ricerca di una ragione per avviare una correzione sul mercato azionario”, ha spiegato il responsabile della strategia sul mercato asiatico di JP Morgan AM, Tai Hui, alla Bloomberg. “Il settore tecnologico asiatico e tutti coloro che hanno sovraperformato potrebbero segnare una correzione più ampia”.

Inflazione: in Usa torna la paura, un’ombra sulla ripresa

dal nostro corrispondente

Federico Rampini

25 Febbraio 2021

Dietro questa correzione di mercato c’è il movimento che da qualche seduta si sta alimentando nelle sale operative: la prospettiva di un ritorno dell’inflazione – motivato dalla ripresa economica unita alla campagna vaccinale e all’ampia disponibilità di liquidità sui mercati – sta spingendo all’insù i rendimenti dei titoli di Stato. I Treausury americani sono ad esempio arrivati fino all’1,6% e per alcuni tornano alla memoria le fasi del 2013 in cui la Federal Reserve suggerì un imminente restringimento del suo Quantitative easing generando un forte ribasso, proprio in Asia. Ma, in questo caso, il numero uno della banca centrale americana, Jerome Powell, ha assicurato nelle sue audizioni che l’inflazione non è ancora preoccupante e un ritiro prematuro degli stimoli non accadrà.

Inflazione e rendimenti in crescita: cosa cambia per i risparmiatori. Tornano i “Bot people”, rischio rincari per il Tesoro

di

Raffaele Ricciardi

26 Febbraio 2021

Restano i dubbi, soprattutto nell’Eurozona, su quanto il rialzo dei prezzi sia consistente. Oggi, ad esempio, l’inflazione in Francia ha registrato una frenata a febbraio a -0,1% dopo essere aumentata dello 0,2% a gennaio e portandosi al +0,4% su base annuale dal +0,6%. Negli Stati Uniti, invece, i redditi personali sono aumentati a gennaio più del previsto, mentre le spese per i consumi sono cresciute poco meno delle previsioni. Il dipartimento del Commercio ha riportato che i redditi personali sono aumentati del 10%, contro attese per un +9,5%; le spese per i consumi sono cresciute del 2,4%, contro attese per un +2,5%. Il dato di dicembre per le spese è stato rivisto da -0,2% a -0,4%, quelle sui redditi è rimasto invariato a +0,6%.

I movimenti delle obbligazioni hanno premiato il dollaro Usa come rifugio sicuro. L’euro chiude sopra 1,21 dollari e il biglietto verde schizza al top da 6 mesi sullo yen. L’euro passa di mano in chiusura a 1,2123 dollari e 129,19 yen. Dollaro/yen a 106,56. Sterlina scende a 1,3953 sul dollaro.

Tra gli effetti del rialzo dei rendimenti delle obbligazioni e del caro-dollaro c’è l’andamento dell’oro. Il bene rifugio per eccellenza scende ai minimi da 8 mesi: il prezzo dell’oro arretra dello 0,6% a 1.765,70 dollari l’oncia. Il petrolio Wti al Nymex cede il 2,52% a 61,93 dollari al barile.

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