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Padre Sorge: una «voce profetica in difesa dei più deboli»

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Il simbolo della stagione della “primavera di Palermo” nel ritratto del direttore della rivista Aggiornamenti Sociali

di * p. Giacomo Costa

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Il simbolo della stagione della “primavera di Palermo” nel ritratto del direttore della rivista Aggiornamenti Sociali

3′ di lettura

Nei dieci anni che abbiamo vissuto insieme con padre Sorge nella comunità di San Fedele a Milano, non sono state rare le occasioni in cui un evento di cronaca o una ricorrenza diventavano l’occasione per condividere un ricordo o un aneddoto dei molti incontri che hanno caratterizzato la sua vita. Solo che nel suo caso questi racconti riguardavano avvenimenti e figure centrali della storia della Chiesa e dell’Italia della seconda metà del Novecento.

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Per quanto riguarda la Chiesa, i ricordi più intensi risalgono agli anni in cui fu direttore di Civiltà Cattolica (1973-1985), impegnato soprattutto a divulgare il Concilio, perché l’«aggiornamento» da esso voluto impregnasse l’intera comunità ecclesiale. Lo dimostra anche il ruolo rivestito nell’organizzazione del primo grande Convegno nazionale della Chiesa italiana, svoltosi a Roma nel 1976, sul tema «Evangelizzazione e promozione umana».

Paolo VI

Ricordava così gli incontri con Paolo VI, sofferente per le vicende ecclesiali; l’amicizia profonda con Giovanni Paolo I; o la gaffe con Giovanni Paolo II, che non accompagnò nel suo primo viaggio apostolico in Polonia; ma anche le dimissioni di padre Arrupe o la partecipazione alla Conferenza di Puebla, dove nel 1979 ebbe modo di lavorare insieme a personalità del calibro di Oscar Romero ed Hélder Câmara.Altrettanto vivi erano i ricordi della fase successiva della sua vita, quella palermitana (1986-1996), in cui da fondatore e direttore dell’Istituto Arrupe, lo rese simbolo della stagione della “primavera di Palermo”, capace di riaccendere la speranza di un futuro diverso ben oltre i confini della Sicilia. Furono anni tumultuosi e difficili, vissuti letteralmente “sotto scorta”, come spesso ricordava menzionando l’amicizia con coloro che vigilavano sulla sua sicurezza. Infine in quei racconti non potevano mancare i riferimenti a tanti personaggi della politica italiana, in particolare della prima repubblica, che andavano a bussare alla sua porta in incognito durante l’epoca d’oro della Democrazia cristiana. Per tutti questi racconti lo prendevamo anche in giro, chiedendogli: «a chi non davi del tu?» Ovviamente si scherniva, ma siamo riusciti a fargli raccontare quelle vicende in un libro di chiamato La traversata (Mondadori 2010), in cui narra gli incontri con i personaggi che hanno accompagnato la transizione dal secondo al terzo millennio, e in particolare i travagli del postconcilio. Ma c’è qualcosa che il libro non menziona: il suo contributo diretto a molte di quelle vicende…Sì, perché dei 91 anni che ha vissuto padre Sorge è stato un protagonista a tutto tondo, spinto da un desiderio che non l’ha mai abbandonato, nemmeno negli ultimi giorni, o forse meglio dalla responsabilità di adempiere a un compito a cui sempre più si sentiva chiamato: essere una voce autenticamente profetica in difesa dei più deboli. Nel dicembre del 2009, firmando l’ultimo editoriale di Aggiornamenti Sociali, di cui era stato direttore per 13 anni, usava per la Rivista parole che ben si attagliano a descriverlo: «La nostra Rivista è sempre stata “militante”: non si è limitata solo a proporre idee e a studiare problemi, ma si è esposta in prima persona per la giustizia e per la pace, in piena conformità con la tradizione apostolica dei gesuiti, la quale consiste non solo nel denunciare apertamente e con parresìa evangelica ciò che va contro Dio e contro l’uomo, ma anche nel prendere posizione positivamente in difesa dei diritti umani e del bene comune».

Papa Francesco

Incontrando la Fondazione che cura la memoria di Carlo Maria Martini, un altro gesuita che ha segnato profondamente la seconda metà del Novecento, papa Francesco ci ha detto «La memoria dei padri è un atto di giustizia», aggiungendo «E Martini è stato un padre per tutta la Chiesa». Sono stato personalmente testimone della cordialità e della stima di papa Francesco nei confronti di p. Sorge, per cui sono sicuro che userebbe nei suoi confronti la stessa espressione. A unirli è il coraggio di vivere la fede uscendo da recinti e steccati confessionali, per farla diventare forza di rinnovamento della società.

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