sabato, Aprile 17, 2021
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Fat shame: l’ossessione per il peso e il disprezzo per i grassi

Si aspira a ciò che non si desidera

Che si aspiri a ciò che non si desidera è un dato della natura umana che vale per tanti campi della vita. Nel caso del peso, tuttavia, è interessante la rapidità con la quale l’essere grassi è divenuto una vera e propria fonte di vergogna e di disagio. Chi è obeso, o anche solo sovrappeso, porta uno stigma difficile da evitare.

Il cuore del libro della Farrell è una denuncia bene argomentata: il peso è diventato un criterio di stratificazione sociale, una fonte di status e diseguaglianza strettamente intrecciata alle più note differenze di classe, di genere, di razza e di etnia. Il peso discrimina tra categorie di corpi superiori e inferiori, tra puri ed impuri.

L’ostilità e il disprezzo per le persone grasse, prosegue Farrell, non si può spiegare con l’ossessione per la salute. Ha piuttosto a che fare con il significato attribuito al grasso: si è trasformato in attributo morale. Essere grassi non è più solo un fatto estetico. È un indicatore di un difetto di costituzione, ma soprattutto di una vita mal spesa. Neanche più cattiva salute, ma ignoranza o accidia. Cosa che giustifica per molti la ritrosia a dare opportunità o ad assumere i grassi. Difficile per i grassi mantenere la propria autostima quando praticamente chiunque si incontri – incluso i propri cari – si sente autorizzato a far predicozzi a ogni piè sospinto.

La moralizzazione dell’essere grassi, secondo Farrell, è peggiorata con l’insorgere dell’attivismo alimentare e la diffusione delle scelte vegetariane e vegane. La comunicazione di questi movimenti è incentrata sul disgusto per il grasso, che viene associato a uno stile di vita deprecabile. Si può essere d’accordo o meno con la Farrell, ma un libro che in un colpo solo mette sul banco dei cattivi gli attivisti animalisti, il movimento slow food, i vegetariani e i vegani merita di merita di essere letto.

Fat Shame

Fat Shame, come molti libri di denuncia, funziona abbastanza bene nel descrivere il fenomeno, mentre lascia un po’ insoddisfatti nello spiegare e nel proporre. La stigmatizzazione del grasso viene infatti ricondotta, sbrigativamente, ai soliti interessi commerciali che vorrebbero vendere diete, farmaci e apparecchi vari. Spiegazione non particolarmente convincente. Come persino Foucault aveva alla fine scoperto, il mercato è l’unica forma di organizzazione sociale che non richiede alcuna normatività intrinseca. Si possono far soldi vendendo la promessa di essere magri come di essere grassi, ci si può specializzare nelle taglie 38 come nelle XXL.

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