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Diffide, appelli e veleni, il Cnr resta senza presidente

ROMA – La ministra Cristina Messa la prima questione sul tavolo, grande come 108 istituti allocati in tutta Italia, non l’ha affrontata: il Consiglio nazionale delle ricerche, il più importante e largo istituto scientifico del Paese, 8.600 dipendenti, un bilancio annuo da un miliardo di euro, non ha un presidente né lo cerca. E dal 14 febbraio scorso, giorno di decadenza di Massimo Inguscio, non ha neppure un vicepresidente ed è privo di due dei cinque membri previsti.

La ministra dell’Università e della Ricerca aveva scritto a Repubblica, lo scorso 16 febbraio, che avrebbe affrontato il tema come una priorità provando a risolverlo nell’arco di una settimana. Per ora, ha soltanto nominato un membro del Consiglio di amministrazione in sostituzione dell’avvocato Gabriele Fava, proposto da Confindustria ma in conflitto di interesse in quanto componente del Consiglio di presidenza della Corte dei conti. Si è dimesso. Nicoletta Amodio, la neoindicata dall’associazione degli imprenditori, è tuttavia dipendente diretta di Confindustria: si occupa di trasferimento tecnologico. I rapporti e i contratti del Cnr, anche con l’organizzazione di Viale dell’Astronomia, fanno pensare a una sua incompatibilità. Il membro Lucio D’Alessandro, rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, alla prima riunione di Cda successiva alla presidenza Inguscio non si è presentato. Questo pomeriggio, dalle ore 16, è prevista la seconda. Il terzo membro del Consiglio d’amministrazione in carica è il rappresentante dei dipendenti, Nicola Fantini.

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Il punto è che la politica, che può nominare quattro rappresentanti su cinque di un organismo scientifico, non sceglie e, soprattutto, disattende il lavoro fatto da una commissione esterna che aveva messo sul piatto il meglio della scienza italiana. Nell’ordine, i candidati naturali alla presidenza sono: Andrea Lenzi, cattedratico di endocrinologia alla Sapienza di Roma e presidente del Comitato di biosicurezza di Palazzo Chigi (per il Cnr ha riportato una valutazione di 100 punti su 100); Francesco Sette, fisico della materia e direttore generale dell’European synchrotron research facility di Grenoble; Vincenzo Barone, chimico, già direttore della Normale di Pisa; la stessa Cristina Messa, ex vicepresidente del Cnr e ora, appunto, ministra dell’Università e della Ricerca; infine Tommaso Edoardo Frosini, ordinario di Diritto costituzionale all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, vicepresidente del Cnr appena decaduto. Cristina Messa, attiva rettrice dell’Università Bicocca di Milano, vicina sia a Forza Italia che all’ex presidente del Cnr, l’ingegner Luigi Nicolais (a sua volta uomo di peso dell’Università Federico II di Napoli, da cui proviene il ministro uscente Gaetano Manfredi, entrambi di area Pd), era la candidata favorita al nuovo Consiglio nazionale delle ricerche. Poi è arrivata – per lei – la chiamata nel governo Draghi.

Se la politica non sceglie, pensando di poter governare il Cnr non scegliendo, la scienza è in ebollizione. Il membro uscente Vito Mocella, ricercatore di Napoli, ha presentato una diffida alla ministra ricordandole che dodici mesi dopo l’apertura della selezione “non ci sono atti conseguenti”, che l’inattività dei ministri succedutisi porta con sé potenziali danni e responsaboltà penali e che di fronte alle inadempienze del governo bisogna procedere al commissariamento dell’ente. “La strada maestra resta la nomina del presidente individuandolo dalla cinquina dei prescelti dal Search committee”. Si parla, appunto, della commissione esterna che ha realizzato il lavoro di valutazione dei curriculum e delle capacità manageriali dei candidati.

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13 Novembre 2018

La petizione di aprile “per un rinnovo immediato di presidenza e Cda” è stata firmata da quasi seicento ricercatori del Cnr. Oggi sul Fatto quotidiano è comparsa una nuova lettera di 260 dipendenti che chiede “il rispetto della Costituzione e degli indirizzi della Carta europea dei ricercatori”. Come fa notare un’interrogazione di Paola Binetti, senatrice di Forza Italia, “in una fase delicata come quella che sta attraversando il Paese, l’attività di ricerca rappresenta un settore di primario interesse”.

Il chimico Vincenzo Barone, rettore della Normale di Pisa uscito dopo un’opposizione della Lega a un’insediamento a Napoli della sua scuola superiore, è il terzo nella classifica redatta dalla commissione. Dice: “Rilevo che c’è un’insoddisfazione ministeriale sui candidati. E’ la seconda volta che non vengo preso in considerazione nonostante abbia punteggi di vertice”. Aggiunge: “Sono preoccupato sia dell’appiattimento della scienza sulla Medicina sia della poca attenzione alla ricerca di base”. Anche il fisico Francesco Sette, oggi residente a Grenoble, è entrato nella cinquina Cnr per la seconda volta di seguito: entrambi, nella precedente nomina, furono scavalcati da Massimo Inguscio, quarto, gradito come presidente dall’allora premier Matteo Renzi. L’endocrinologo Andrea Lenzi si limita a dire: “Non mi sembra opportuno commentare scelte che devono fare altri”.

Tra febbraio 2020 e febbraio 2021, il ministero dell’Università e della Ricerca ha provato a impugnare due volte la scelta dell’ultima cinquina, ma l’Avvocatura dello Stato ha respinto i tentativi. Avanza l’ipotesi, adesso, di far scorrere la graduatoria fino al sesto posto, occupato da Corrado Spinella, direttore del Dipartimento di Scienze fisiche e Tecnologia della materia del Consiglio nazionale delle ricerche, un interno. Esisterebbe un gradimento ministeriale per Roberto Battiston, professore di Fisica sperimentale, già presidente dell’Agenzia spaziale italiana (rimosso dall’ex ministro leghista Marco Bussetti) e candidato Pd alle ultime Europee. Battiston, però, è al 12° posto, ex aequo con altri sei.

La ministra Messa ha rinnovato o confermato, nel frattempo, le presidenze degli enti di ricerca Ingv, Area Science Park Trieste e Inrim.

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