martedì, Aprile 13, 2021
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Un sistema di sorveglianza contro future pandemie

Una costellazione di “sensori” che sappiano intercettare per tempo la diffusione di nuove infezioni, e prevederne l’impatto sul sistema immunitario: è l’ambizione di Michael Mina, epidemiologo dell’Harvard T.H. Chan School of Public Health impegnato a gettare le basi del Global Immunological Observatory, un sistema di sorveglianza epidemiologica su scala mondiale. Come spiegato sul New York Times, l’idea è di mettere in rete le banche del sangue di ogni angolo del Pianeta, in modo che in futuro sia possibile cercare, nei campioni di plasma conservati, gli anticorpi contro centinaia di virus diversi, e capire se in un luogo vi sia un’aumentata circolazione di patogeni pericolosi.

nuova ondata pandemica. Possiamo immaginare il progetto come a un canale di previsioni meteo delle prossime pandemie: quando una nuova ondata infettiva si riverserà sull’umanità – e abbiamo capito che è solo questione di tempo – potremo ricavare informazioni rapide sulla sua entità, sull’area di diffusione e sulla reazione dell’organismo.

Non servono prelievi ad hoc: la proposta è di rendere disponibile per il sistema di sorveglianza quel che resta degli esami di laboratorio di routine, come già avviene per banche del sangue più piccole e su scala locale. La scorsa estate Mina aveva già raccolto mezzo milione di fiale di plasma provenienti dai laboratori di tutti gli Stati Uniti e prelevati a partire da gennaio 2020, quando ancora ci si riferiva alla covid come a una misteriosa “polmonite cinese”.

Usare il sangie che c’è già. Quelle provette sono ora il nucleo di un progetto pilota che per essere efficace dovrebbe coinvolgere ospedali, banche del sangue e altre strutture sanitarie di tutto il mondo, prevedere forme di consenso informato per i pazienti e sistemi di sorveglianza automatizzati che agiscano come le boe che misurano le temperature oceaniche, registrando in modo passivo dati pronti per essere interpellati dagli scienziati.

Un sistema di questo tipo permetterebbe di lanciare un’allerta precoce ai primi segnali di contagio anomalo, anche se gli anticorpi restituiscono una fotografia retrospettiva dell’avvenuta infezione, perché il sistema immunitario inizia a produrli dopo una o due settimane dall’avvenuta infezione.

Infezione pregressa. Ma farebbe emergere informazioni che i semplici tamponi “diagnostici”, che rintracciano direttamente i virus, non danno: come si comporta, davanti all’infezione, il sistema immunitario? Ci sono differenze nella produzione di anticorpi dei sintomatici e degli asintomatici? In che misura la popolazione dell’area colpita era preparata a combattere l’infezione? C’era una qualche forma di immunità preesistente?

Se l’osservatorio fosse già esistito nel 2019 sarebbe stato possibile tracciare la circolazione iniziale del SARS-CoV-2 a New York, tra i primi epicentri della pandemia negli Stati Uniti. Probabilmente il sistema non si sarebbe accorto dell’esistenza di un nuovo coronavirus, perché virus strettamente imparentati producono anticorpi simili, ma avrebbe di certo notato un numero insolitamente alto di infezioni causate dalla famiglia dei coronavirus, che include meno pericolosi patogeni stagionali. Fosse attivo ora, non noterebbe le nuove varianti – per quelle occorre il sequenziamento genetico di campioni di virus – ma fornirebbe dettagli sugli effetti inaspettati della covid sul sistema immunitario.

Soldi spesi bene. Secondo Mina, per far decollare il “centro meteo sierologico” servirebbe un investimento iniziale di 100 milioni di dollari, che sarebbe ripagato dall’indubbia utilità pratica di questo tipo di rete. Qualche anno fa, una piccola indagine sierologica dell’Università di Princeton notò che gli abitanti del Madagascar erano per qualche ragione particolarmente vulnerabili al virus del morbillo, malattia contro la quale esiste un vaccino altamente efficace. Nel 2018, un’epidemia di morbillo si diffuse nel Paese uccidendo oltre mille persone, per la maggior parte bambini. Un sistema di sorveglianza sierologica, unito ad altre strategie di prevenzione di future pandemie, darebbe benefici incommensurabili quanto a numero di vite salvate e risparmio economico.

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