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aspettando «il tempo che ci verrà ridato»

«Chissà come sarà buono il profumo del tempo che ci verrà ridato». È uno degli ultimi tweet pubblicati da Giulia, 17 anni, di Codogno. È stata la prima ad avere raccontato sui social cosa stava accadendo nel suo piccolo paese del Lodigiano, diventato nelle prime ore del 20 febbraio 2020 il primo focolaio di covid in Italia.

I suoi tweet sono stati ripresi da tantissimi giornali e l’hanno fatto arrivare fino alla televisione. Perché erano spontanei, raccontavano una realtà che nessuno di noi aveva mai vissuto prima.

«La mia scuola ha mandato un comunicato dicendo che a partire da mercoledì verranno organizzate lezioni online e ci verrà dato il materiale da studiare», raccontava il 24 febbraio. E ancora: «Nei supermercati si entra solo con la mascherina, ci sono i cartelli fuori». Cronache di una quotidianità destinata a diventare in pochi giorni, la stessa per tutti noi.

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Oggi, 365 giorni dopo, il covid ha inevitabilmente cambiato la vita di tutti noi. «Un anno fa oggi stavamo vivendo l’ultimo giorno di libertà e non lo sapevamo neanche», riflette Giulia, mentre proprio in queste ore si è tornati a parlare di lockdown, di zona arancione estesa a tutta l’Italia, perché sì, la strada per uscire dalla pandemia è ancora in salita. Proviamo a parlare con alcuni ragazzi di Codogno, gli stessi che in pieno lockdown ci avevano raccontato le loro sensazioni. Ma oggi sono stanchi di troppa attenzione. «Abbiamo ricevuto tantissime richieste d’interviste, siamo provati», ci rispondono.

«Preferisco non rilasciare interviste, ma grazie», ci scrive un’amica di Giulia e ci ricorda di come la vita degli abitanti di Codogno sia stata stravolta quasi senza riguardo. Sono arrivate televisioni da ogni parte del mondo, perché quello era il primo focolaio di Covid non solo in Italia, ma in tutta Europa. Per settimane lunghissime le strade sono state popolate quasi solo da fotografi, operatori, giornalisti, tra i pochi a potersi muovere liberamente nel paese.

«A volte provo a immaginare come sarei ora se non ci fosse stata la pandemia», ha raccontato Giulia ad Adnkronos. «Penso ai viaggi che avrei potuto fare, ai concerti che avrei potuto vedere, alle amicizie che sarebbero potute nascere, a tutte le esperienze che non ho potuto vivere. Sarei stata sicuramente una persona diversa, sia in modo positivo che in negativo».

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