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Un anno dopo il paziente uno a Codogno: le immagini

Il 21 febbraio 2020 viene confermato il paziente uno di Covid in Italia. È a Codogno, un paesino del lodigiano sconosciuto ai più, fino a quel momento. In poche ore cambia tutto. Diventa il primo focolaio di Coronavirus non solo in Italia, in Europa. La piazzetta fino alla sera prima solcata dai residenti, diventa il set perfetto per i servizi televisivi di tutte le principali emittenti, compresa la tv russa. L’immagine della vetrina della farmacia del paese, con il cartello «mascherine esaurite» arriva fino al New York Times.

Per la prima volta vediamo scendere da un’ambulanza il personale medico rinchiuso nelle tute protettive, indossano guanti, mascherine, copriscarpe. La mente per tornare a quelle immagini deve correre molto indietro, alla febbre spagnola, «quando si moriva solo uscendo di casa e non si sapeva perché», ripetono spesso i nonni e le nonne che l’hanno vissuta.

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Il paziente uno si chiama Mattia, ha 38 anni ed è un dipendente dell’azienda Unilever di Casalpusterlengo, a pochi chilometri di distanza. Ha una moglie che partorirà dopo alcuni mesi la loro prima bambina. Viene ricoverato e mentre si ricorrono le notizie sul suo stato di salute, aumentano i casi, giorno dopo giorno.

Il governo mette in atto le prime misure speciali, scuole e università chiuse. Un provvedimento destinato a trasformarsi l’11 marzo in un decreto che blocca gli spostamenti su tutto il territorio, si ferma tutto. L’Italia è in lockdown. Tutto quello che è successo da quel momento in poi è una storia fitta e recente che ci è rimasta dentro, insieme alle bare di Bergamo, ai pazienti intubati, alle strade deserte, alle scuole chiuse, alle file lunghissime fuori dai supermercati.

Nel mezzo c’è tantissimo, dalla paura al dolore, fino alla speranza. Quella di uscirne, di stare bene, di tornare alla vita di prima. Una sensazione che abbiamo provato in estate, quando siamo tornati ad uscire, i contagi erano molto calati, le attività stavano ripartendo. Poi, la seconda ondata.

Oggi, un anno dopo quel 21 febbraio 2020, c’è un’immagine che racconta Codogno e la vita di adesso meglio di tutte le altre. È quella della vettura medica che ha consegnato a Codogno la prima dose di vaccino anti Covid. Il simbolo della vita che torna.

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