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Coronavirus nel mondo: contagi, aggiornamenti e tutte le news sulla situazione

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Regno Unito, nuove misure contro le varianti

Quarantena di 14 giorni obbligatoria in albergo  per i passeggeri in arrivo in Inghilterra da oggi, 15 febbraio,  da uno dei 33 Paesi della “lista rossa”.

La Gran Bretagna tenta di fermare  le nuove varianti del coronavirus. Le nuove regole per chi sbarca in aeroporto, già  stabilite all’inizio di febbraio, segnano l’ultimo sforzo del governo per prevenire un’altra ricaduta nella crisi dopo che una seconda ondata di variante del COVID-19 più contagiosa ha costretto il Paese a un blocco prolungato all’inizio dell’anno.

Nuovi casi, decessi e ospedalizzazioni stanno diminuendo drasticamente e il lancio dei vaccini ha raggiunto più di 15 milioni di persone, ma i ministri sono ancora diffidenti sul fatto che nuove mutazioni dall’estero potrebbero arrestare questo progresso.

“Con l’evoluzione di questo virus mortale, anche le nostre difese devono evolversi”, ha detto in un comunicato il ministro della salute Matt Hancock. “Le regole che entreranno in vigore oggi rafforzeranno il sistema di quarantena e forniranno un ulteriore livello di sicurezza contro nuove varianti al confine”. Il governo hastilato una lista di 4.963 camere d’albergo che devono essere prenotate in anticipo come parte di un “pacchetto di quarantena”.

Altre 58.000 camere sono in standby. I paesi nella lista rossa includono Sud Africa e Brasile, entrambi hanno visto varianti del virus che potrebbero ridurre l’efficacia dei vaccini esistenti. I ministri sono stati criticati dagli oppositori per essere stati troppo lenti a chiudere le porte del Paese a nuove varianti, avendo annunciato per la prima volta i piani per la quarantena degli hotel a gennaio. Gli arrivi da paesi non presenti nella lista rossa devono restare in quarantena a casa per 10 giorni e sostenere due test COVID-19. Le più severe restrizioni di quarantena comportano anche pesanti multe e sanzioni con potenziali pene detentive fino a 10 anni.

Perù, si dimette la ministra degli Esteri che si è fatta vaccinare di nascosto

La ministra degli Esteri peruviana Elizabeth Astete, ha presentato una lettera di dimissioni dal suo incarico al presidente Francisco Sagasti, dopo aver ammesso di essersi fatta vaccinare di nascosto in gennaio, prima del personale sanitario che aveva la precedenza. Lo riferisce Radio RPP di Lima. Astete ha indicato di essersi fatta inoculare il vaccino Sinopharm a disposizione dell’Università privata Cayetano Heredia, e che questo è avvenuto il 22 gennaio, due settimane prima che lo facesse lo stesso presidente Sagasti. Nella lettera di dimissioni, fatta conoscere via Twitter, la ministra ha riconosciuto di “avere commesso un errore” e di avere deciso di rinunciare a farsi inoculare la seconda dose del vaccino, anche se ha spiegato di aver accolto l’opportunità di immunizzarsi considerandosi, a 68 anni, “una persona a rischio” che per giunta nella sua attività deve essere a contatto con molte persone potenzialmente pericolose. Le dimissioni di Astete giungono dopo quelle presentate la scorsa settimana dalla ministra della Salute, Pilar Mazzetti, accusata di aver occultato che nell’ottobre scorso l’allora presidente Martin Vizcarra si fece inoculare una dose del vaccino Sinopharm che era ancora in fase di sperimentazione.

 

Quasi pronti vaccini AstraZeneca prodotti in Australia

I primi due milioni di dosi del vaccino AstraZeneca prodotti in Australia saranno consegnati a ospedali e cliniche entro sei settimane dalla Commonwealth Serum Laboratories (CSL), ora in fase finale di produzione nei suoi stabilimenti di Melbourne, secondo l’accordo di fornitura di 50 milioni di dosi raggiunto con il governo australiano circa sei mesi fa. Intanto, è arrivata a Sydney dal Belgio il primo lotto di 142 mila dosi del vaccino Pfizer, destinati alla campagna nazionale di vaccinazione che inizierà entro fine mese con i gruppi vulnerabili e prioritari. L’accordo con Pfizer è per tre milioni di dosi da consegnare tra aprile e giugno. Il ministro della Salute Greg Hunt ha sottolineato che la produzione in Australia del vaccino AstraZeneca, che non richiede una intensa refrigerazione, rappresenta una garanzia rispetto ai problemi di forniture di vaccini di cui soffre l’Europa. La CSL ha dovuto investire in nuovi impianti per produrre il vettore virale vaccinale, che contiene un virus non replicabile di scimpanzé, modificato per portare il codice della proteina spike del SARS-CoV-2 e generare la risposta immunitaria.

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